Ginnastica da camera  per adolescenti… rinchiusi in casa

Le  istruzioni sono state fornite da Epicentro,  Istituto Superiore di Sanità (ISS)

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità i ragazzi di questa età dovrebbero svolgere ogni giorno almeno 1 ora di attività fisica di intensità da moderata a vigorosa per promuovere e mantenersi in stato di buona salute e evitare l’aumento del peso corporeo; inoltre, sarebbe opportuno includere attività per rafforzare l’apparato muscolo-scheletrico, almeno 3 volte a settimana. 

L’Epicentro ISS  ha dato in tal senso utili consigli, validi anche per gli adulti, ai ragazzi tra 12 e 17 anni, costretti  a stare chiusi in casa per bloccare la diffusione del Covid-19 che ha causato un’epidemia di cui tutti stanno pagando le conseguenze in termini di libertà personale. 

Determinante è l’atteggiamento dei GENITORI che devono  programmare l’attività fisica basata sui seguenti punti: 1) dare l’esempio, perché se i genitori sono attivi anche i figli lo saranno; 2) spingerli a continuare gli esercizi fisici svolti precedentemente o a iniziare quelli che sono proposti qui: 3) trovare e creare un posto  in cui si possano allenare; 4) limitare l’utilizzo di TV, PC, tablet e cellulari a un massimo di 2 ore al giorno, oltre al tempo per lo svolgimento dell’attività didattica (e-learning); 5) continuare a far rispettare gli orari per il sonno già acquisiti.

In questa fascia d’età sono consigliate attività come: il movimento libero: ballo, salti, stretching giocando con i fratelli/sorelle e/o con i genitori; la musica e la lettura per favorire l’apprendimento rilassandosi; il disegno e la pittura per stimolare la creatività; lo svolgimento di alcuni lavori domestici  come: spolverare, passare l’aspirapolvere, apparecchiare/sparecchiare la tavola, rifare il letto e riordinare la camera, lavare i vetri, occuparsi del giardino o del terrazzo, ecc; l’utilizzo del web per integrare l’attività didattica con altre attività culturali, come ad esempio visitare musei virtuali, scaricare libri e quotidiani, seguire opere teatrali, concerti o seminari interattivi; imparare a suonare uno strumento musicale, ecc.

Ed ecco alcuni esempi di attività fisica:

  • ginnastica con la musica per mantenere allenate le capacità condizionali (forza, resistenza, velocità) e stimolare gli apparati cardiocircolatorio e respiratorio: vari tipi di ballo con tutorial o in video chat;
  • salto con la corda con un’intensità e durata variabile in base al proprio livello di allenamento; corsa sul posto;
  • addominali: partendo da sdraiati a terra, con le ginocchia flesse e le mani ben incrociate dietro la testa per sorreggerla, sollevare testa e busto contraendo i muscoli addominali;
  • allenamento con lo step, utilizzando un gradino delle scale di casa o dei libri: in piedi di fronte alle scale, mettere il piede destro sul gradino e poi toglierlo, contemporaneamente, mettere sopra lo scalino il piede sinistro;
  • esercizi con oggetti comuni che si hanno in casa: ad esempio una scopa per fare esercizi per le spalle (afferrare la scopa alle 2 estremità dietro le spalle con le braccia tese, alzare e abbassare le braccia); una sedia davanti a un tavolo per fare esercizi per le gambe (seduti sul bordo della sedia alzarsi e sedersi – up & down); una bottiglietta piena d’acqua per fare esercizi per spalle e braccia (afferrare con una mano la bottiglietta e alzare e abbassare il braccio teso, alternando le braccia);
  • squat: piegamento sulle gambe, partendo da una posizione eretta con spalle, bacino e caviglie allineati sullo stesso asse. Al movimento di discesa, segue quello di risalita. Questo movimento può essere fatto anche appoggiati al muro;
  • flessioni: sdraiarsi a terra su un tappetino e mettere le mani appena sotto le spalle con i palmi paralleli al tronco. La distanza fra le mani deve essere leggermente superiore a quella delle spalle. Sguardo rivolto verso il pavimento e  piedi puntati a terra. Aiutandosi unicamente con le braccia spingere in alto tutto il corpo facendo perno sulle punte dei piedi fino a distendere completamente i gomiti. Il torace e le gambe devono rimanere allineati. Durante il movimento, la schiena non va assolutamente piegata. Le scapole sono addotte, cioè ravvicinate, e gli addominali rimangono contratti per dare solidità al busto. Anche la testa rimane nella posizione iniziale ovvero rivolta al pavimento. Rimanere un instante in fase di massima contrazione, poi con un movimento lento e controllato piegare le braccia fino a far scendere tutto il corpo che non dovrà appoggiarsi al pavimento, ma solo sfiorarlo per poi riprendere a salire:
  • ponti per i glutei: posizionarsi sdraiati supini con le gambe piegate e i piedi posti alla larghezza delle spalle e alzare e abbassare il bacino
  • gioco con exergame: la parola inglese deriva dall’unione di exercise e gaming e intende quella tipologia di videogiochi che implicano sia il divertimento che l’attività motoria. Richiedono infatti movimenti del corpo e risultano utili, oltre che per l’attività motoria, anche nel promuovere l’interazione sociale dal momento che richiedono coordinazione nei movimenti e comunicazione: i benefici fisici riguardano prevalentemente agilità, velocità, coordinazione, tempo di reazione, miglioramento cardiovascolare.

Per un allenamento giornaliero, potrebbero essere svolte le seguenti attività utilizzando le risorse disponibili sul web:

  • iniziare con un riscaldamento e potenziamento muscolare;
  • eseguire esercizi per la mobilità articolare: ad esempio circonduzioni dei piedi, del bacino, delle spalle, torsioni del busto, slancio delle gambe, ecc;
  • eseguire esercizi per allenare e rafforzare la muscolatura: ad esempio ponte per i glutei, flessioni, sollevamenti per rafforzare gli addominali, piegamenti sulle braccia, salto con la corda, ecc;
  • terminare con uno stretching di 5-10 minuti;
  • visionare la scheda grafica “Anche gli adolescenti si muovono a casa. Per gli adolescenti dai 12 ai 17 anni” (pdf 726 kb)
  • PROVARE PER CREDERE!

I farmaci anti-Covid per curarsi a casa, che prescriverà il medico di famiglia

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Così scrive Marzio Bartoloni, su Il sole24ore del 28 marzo: “Via libera dell’AIFA all’impiego per uso domiciliare degli antimalarici e degli antivirali usati contro l’Aids, che saranno rimborsabili. I contagiati potranno curarsi a casa con le terapie che sembrano più promettenti per sconfiggere il coronavirus ai primi stadi, quando ancora i sintomi non sono gravi. È quello che potrà fare chi è infetto, grazie all’autorizzazione  dell’AIFA (Agenzia del farmaco), con l’impiego, per uso domiciliare, degli antimalarici e degli antivirali usati contro l’Aids che saranno rimborsati dal Servizio sanitario nazionale (SSN). Per poterli utilizzare sarà necessaria una prescrizione medica e presto, conferma l’AIFA, sarà sufficiente la ricetta del medico di famiglia e quindi a carico del SSN”.

La determina dell’Aifa che ne autorizza l’uso in Italia a carico del SSN, pubblicata in Gazzetta Ufficiale riguarda i farmaci antimalarici clorochina e idrossiclorochina e gli antivirali usati contro l’Aids lopinavir/ritonavir, danuravir/cobicistat, darunavir, ritonavir «per il trattamento anche in regime domiciliare dei pazienti affetti da infezione da SARS-CoV2». Detti medicinali sono a totale carico del Servizio sanitario nazionale per il trattamento dei pazienti affetti da infezione da SARS-CoV2 (COVID-19), nel rispetto delle condizioni per esso indicate».

L’efficacia dei farmaci: in attesa di una terapia sicura ad hoc per contrastare il Covid 19 sono diverse le sperimentazioni di farmaci nati con altre indicazioni, ma che si stanno mostrando efficaci nel trattamento dei pazienti positivi al coronavirus. È il caso a esempio degli antivirali anti Aids che secondo i protocolli attualmente in uso presso i principali centri clinici ma anche le più recenti linee guida Simit Lombardia mostrerebbero una certa efficacia se utilizzati nelle fasi più precoci e in pazienti meno compromessi. Qualche dubbio in più riguarda l’utilizzo degli antimalarici come ha sottolineato il direttore generale dell’AIFA Nicola Magrini che parla di possibili «rischi» legati agli effetti collaterali ed è quindi «necessaria maggiore cautela rispetto all’uso di massa». Ma tutti i farmaci (diciamo noi) possono produrre effetti collaterali o avversi. 

I suddetti farmaci dovranno essere dispensati dalle farmacie ospedaliere, ed «è fatto obbligo alla Struttura sanitaria prescrittrice di trasmettere tempestivamente all’area pre-autorizzazione dell’Aifa i dati relativi ai pazienti trattati». Ma è stato lo stesso DG dell’AIFA Magrini, dopo la richiesta avanzata dall’Ordine dei Medici (Fnomceo), ad annunciare che nei prossimi giorni arriverà il via libera alla possibilità per i medici di famiglia di prescrivere queste terapie anti-Covid.

NDR. Questo l’articolo conferma quanto abbiamo scritto, su  blog e Fb ieri e stamattina, a proposito dei farmaci  con cui saranno trattati molti pazienti a casa e che saranno prescrivibili tramite i medici di famiglia, a carico del SSN. Pensate, molecole dagli altissimi costi  ( tocilizumab) accanto alle vecchie molecole anti-malariche di clorochina fosfato e idrossiclorochina dal prezzo bassissimo, nate per combattere i plasmodium che io ricordo di avere personalmente  assunto – senza alcun effetto avverso – partendo per lavorare in Somalia nel lontano 1979, per ridurre, con successo, il rischio di contrarre la malaria. Naturalmente sul covid-19, i benefici devono essere ancora  confermati con la messa a punto di protocolli terapeutici adeguati, ma già vi sono studi  che ne confermano l’utilità.

Terapie contro il Covid-19 in attesa del vaccino

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GUIDO CASTELLI GATTINARA, Presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP) ha scritto per Pediatria Magazine un articolo sulle terapie adottate in attesa del vaccino. Oggi Anabonews, che ha già affrontato questo tema, vuole nuovamente condividerlo con voi in quanto interessa tutti, indistintamente. 1) Gattinara illustra prima gli anti-infiammatori associati agli anti-virali perchè i protocolli considerano necessaria questa associazione. Nei casi di polmonite grave da Covid-19 subentra una forte risposta infiammatoria con una produzione eccessiva di mediatori  detta «tempesta di citochine», che determina la polmonite interstiziale con l’insufficienza respiratoria. Tra questi la più pericolosa è l’inter-leuchina-6 (IL-6R), bersaglio di un farmaco biologico, in commercio da diversi anni per l’artrite reumatoide, il Tucilizumab, un immunomodulatore. Disinnescare l’infiammazione polmonare significa evitare che il paziente vada in insufficienza respiratoria e quindi in terapia intensiva.

In Cina sono stati trattati con Tucilizumab 21 pazienti, che hanno mostrato importanti segni di miglioramento  clinico già nelle prime 24-48 ore dall’inizio della terapia, tanto da essere introdotto nelle Linee guida cinesi. Alcuni trattamenti sono stati sperimentati anche in Italia (Ospedali Cotugno con Istituto Pascale e Monaldi di Napoli) e il 14 marzo l’AIFA ha approvato la sua sperimentazione su 50 adulti in 5 ospedali italiani: lo Spallanzani di Roma, il Sacco di Milano, il Policlinico di Pavia, l’Ospedale di Padova e il Policlinico di Parma. Il trattamento viene effettuato tramite un’unica somministrazione, pur rispettando il protocollo terapeutico basato sulla somministrazione di altri farmaci antivirali. Il farmaco, piuttosto costoso, sarebbe fornito gratuitamente dalla Roche per il periodo dell’emergenza.

Recentemente sono stati identificati altri possibili farmaci, tra i più importanti gli inibitori della clarithrin-mediated-endocitosis che limitano l’infettività del virus per le cellule. Questi farmaci – tra cui il Baricitinib, antinfiammatorio registrato anch’esso per l’artrite reumatoide, utilizzati in associazione con gli antivirali, ridurrebbero l’infezione virale in vitro. Dunque molti studi sono stati avviati per identificare lr molecole e le associazioni più efficaci a controllare l’infezione da COVID-19. Sebbene sia ancora  troppo presto per individuare le strategie migliori, il concorso di tanti ricercatori in tutto il mondo produrrà, secondo l’Autore, risultati a breve.

Questa è la strada da percorrere perchè produrre un vaccino per questo virus è assai più complicato in quanto non risulta che vi sia mai stato un vaccino contro qualsiasi altro tipo di coronavirus. Manca una piattaforma di produzione, non si hanno esperienze in materia di sicurezza e non si conoscono le eventuali complicazioni; dovendo partire da zero, ci vorrà ovviamente più tempo.

2) Per quanto riguarda gli Antivirali, al momento attuale, essendo il SARS-2-COVID un β-coronavirus costituito da una singola catena di RNA, sono in fase di studio diverse terapie antivirali supportate da  prove scientifiche di efficacia, tra cui una combinazione di un farmaco anti-HIV (Kaletra, lopinavir e ritonavir) e un  f. antivirale sperimentale chiamato Remdesivir.

Il Kaletra (lopinavir e ritonavir) è una combinazione di 2 inibitori delle proteasi che in associazione  sono stati, per decenni, il cardine della terapia antiretrovirale per HIV. Si ritiene che questo farmaco possa inibire una proteasi simile alla 3-chimotripsina dei coronavirus. Alcuni Autori hanno riportato come pazienti con COVID-19 siano migliorati rapidamente quando è stata somministrata una combinazione di inibitori della proteasi dell’HIV, risultati che sono peraltro smentiti da altri studi su adulti ospedalizzati con COVID-19 grave, che non hanno osservato alcun beneficio dalla aggiunta di un trattamento con lopinavir-ritonavir alle cure standard. In ogni caso sono stati avviati diversi trial clinici con Kaletra® in combinazione con altri farmaci quali l’interferone (n. 2 trial), inibitori della guanina come la ribavirina (n. 1), farmaci anti-influenzali come il baloxavir marboxil (n. 2), oseltamivir (n. 1) e umifenovir (n. 3).

C’è poi Il Remdesivirnucleotidico sviluppato dalla Gilead Sciences Inc. per combattere l’Ebola, che ha mostrato attività anti-coronavirus in esperimenti su animali e nel trattamento di infezioni da altri coronavirus come MERS e SARS. Da febbraio è incluso in uno  studio clinico  cinese relativo a 760 soggetti, che darà i primi risultati entro aprile-maggio. Inoltre un trial controllato su sicurezza e efficacia di remdesivir è stato iniziato su adulti ricoverati con infezione da COVID-19 presso l’University of Nebraska Medical Center.

Ma non dobbiamo dimenticare la vecchia Clorochina, nota fin dai primi del ‘900 come antimalarico, che ha molte  proprietà biochimiche, tra cui un effetto antivirale. Infatti la clorochina è un potente inibitore del coronavirus della SARS, attraverso un’interazione con ACE2, uno dei legami di superficie per la proteina S del SARS-2-Cov.

Anabonews segnala infine un altro antivirale, di cui si è parlato molto in questi giorni per la fonte ritenuta poco attendibile, al vaglio dell’ISS; si tratta dell’Avigan o favipiravir, un anti-influenzale, noto come T-705, che ha un’attività diretta contro molti virus a RNA. In Veneto da lunedì 30 marzo è prevista la sperimentazione “a domicilio su 100 malati” di anti-malarici + avigan nella prima fase della malattia, per scongiurare la polmonite; da una parte la clorochina o l’idrossiclorochina e il tocilizumab,  dall’altra l’avigan,  usato molto  in Giappone per curare le infezioni   influenzali e i malati di Ebola. In Cina le sperimentazioni cliniche  in pazienti affetti da Covid-19 hanno dimostrato che l’Avigan riduce i sintomi della polmonite. La notizia bomba è che, su richiesta del Veneto, si utilizzeranno i suddetti farmaci non solo in ospedale ma anche, si legge in Gazzetta Ufficiale “per il trattamento in regime domiciliare dei pazienti affetti da Covid 19. Questi farmaci dovranno essere dispensati dalle farmacie ospedaliere ed è fatto obbligo alla struttura prescrittrice di trasmettere tempestivamente all’Aifa i dati relativi ai pazienti trattati”. A questo punto è giusto ricordare che i suddetti medicinali sono stati sperimentati con risultati rilevanti dalla Dott.ssa Annamaria CATTELAN, primario di Malattie Infettive all’ospedale di Padova, Centro di riferimento regionale per l’emergenza. COMPLIMENTI

Cosa possono fare i genitori per promuovere l’attività fisica?

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Da alcuni di voi mi è stato chiesto, all’inizio della clausura imposta dall’emergenza sanitaria,  di fornire consigli sull’attività fisica da far svolgere ai propri figli (e perchè no anche a genitori e familiari) in questo periodo della nostra  vita da trascorrere forzatamente in casa senza possibilità per i bimbi di uscire a sgranchirsi le ossa.

Penso che più dei miei consigli siano molto più utili  le indicazioni che l’Istituto Superiore di Sanità ha trasmesso al Presidente della Società Italiana di Pediatria, il prof. Alberto VILLANI che ha subito pubblicato la provvidenziale documentazione sul nostro giornale Pediatria Magazine.

Sono lieto come ANABO di potervi proporre, qui di seguito nei rispettivi riquadri, i consigli dedicati sia ai bambini di età inferiore a 5 anni che ai bambini di età superiore a 5 e fino a 11 anni. (la)

Sul sito di Epicentro dell’Istituto Superiore di Sanità un approfondimento per fasce di età: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-stili-vita-attivita-fisica-0-11-anni

Attività fisica sotto i 5 anni

Attività fisica dai 5 agli 11 anni

 

corso FAD interattivo di ventilazione meccanica non invasiva

A TUTTI I SOCI SIP

ideA-Z Project in progress S.r.l. ha messo a disposizione di 50 Pediatri iscritti SIP il corso FAD dal titolo “NIV in FAD: corso interattivo di ventilazione meccanica non invasiva” che verrà preferenzialmente reso fruibile a quei soci SIP che sono impegnati nelle regioni Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Marche per poter acquisire nozioni utili per impegnarsi, laddove necessario, nell’assistenza a pazienti COVID-19 necessitanti di supporto ventilatorio non invasivo.

Tutti coloro che sono interessati, coinvolti nell’assistenza a pazienti COVID-19 ospedalizzati, devono inviare una richiesta a: presidenza@sip.it entro la mezzanotte di domenica 29 marzo. A 50 soci SIP verrà comunicato nella giornata di lunedì 30 marzo il codice di accesso al Corso FAD.

Buon lavoro e un cordiale saluto

Alberto Villani

Presidente SIP

Il prurito: orientamento diagnostico

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Il prurito è un disturbo molto frequente nell’infanzia,  ma diffuso anche tra gli adulti. La sensazione, fastidiosissima, è localizzata alla  pelle e provoca il desiderio di grattarsi.Il prurito può essere localizzato, come da puntura di insetti, o diffuso in tutto il corpo; può essere associato a lesioni cutanee e può avere una durata limitata oppure diventare cronico. La tipologia del prurito dipende dalla causa che l’ha provocato; sono molte le patologie che possono dare questa sensazione spiacevole, alcune molto comuni, come le reazioni allergiche, altre più complesse e sistemiche, come le malattie autoimmuni, per fortuna più rare.

Anabonews ritiene interessante un bell’articolo della collega Giulia Grotto (da “Farmacoecura” che ringraziamo), su questo disturbo dalle molteplici cause,  partendo  da nozioni-base di fisiopatologia perchè la sensazione soggettiva di prurito è percepita a causa dell’attivazione delle fibre nervose sensitive. Tra i mediatori chimici responsabili della comparsa del prurito un ruolo importante è svolto dall’istamina, prodotta e immagazzinata a livello dei mastociti, cellule che provvedono a rilasciarla a seguito di diversi stimoli, tra cui le reazioni allergiche. Il grattamento produce sulla cute delle lesioni cutanee come graffi ed escoriazioni fino alla lichenificazione, cioè l’indurimento con ispessimento cutaneo che si verifica quando lo stimolo irritativo perdura a lungo. Le cause sono innumerevoli, perciò l’orientamento diagnostico deve partire  inquadrando il prurito in base ai seguenti 7 gruppi di patologie:

  • Patologie dermatologiche: dermatite seborroica, atopica o rosacea, psoriasi,  dermatite erpetiforme (spesso associata a celiachia), eritemi polimorfi solari, pitiriasi versicolor, lichen ruber planus o lichen simplex, pemfigo volgare e pemfigoide bolloso. La secchezza cutanea è  una delle cause più frequenti di prurito e con esso sono di solito presenti anche altre manifestazioni come vescicole, croste, eczema, pomfi orticarioidi, noduli o cute desquamata. Molte di queste malattie hanno origine allergica o autoimmune (quando un virus o un batterio  invade l’organismo, il sistema immunitario interviene per proteggerci da conseguenze peggiori; però in alcuni casi il sistema immunitario funziona in modo improprio e attacca per errore e ripetutamente cellule sane appartenenti all’organismo stesso; in questi casi  si parla  di malattie autoimmuni, da trattare con antistaminici o cortisonici topici e nei casi più gravi con immunosoppressori.
  • Malattie infettive: le dermatofitosi  sono provocate da funghi o miceti molto diffusi, sono indicate con il termine tigna o tinea alla latina con la parte del corpo coinvolta (tinea capitis o micosi della testa, t. corporis o del corpo, t. pedis, se plantare). Alcune parassitosi, come la scabbia e le pediculosi (i comuni pidocchi) si manifestano con prurito molto intenso: nella scabbia il prurito è soprattutto notturno (a causa dei ritmi circadiani di cortisolo e istamina), si verifica prevalentemente a livello delle pliche cutanee (ascelle, gomiti, inguine) o a livello dei polsi e si accompagna ai tipici cunicoli, piccoli tunnel scavati all’interno della cute, nei quali la femmina dell’acaro della scabbia depone le uova. In caso di infestazione da pidocchi, invece, è possibile identificare uova o lendini aderenti alla base del capello o del pelo; una volta schiuse, circa 8 giorni dopo la loro deposizione, le lendini sono  più visibili in quanto assumono colore biancastro.
  • Malattie esantematiche tipiche dell’infanzia: accompagnate spesso da prurito, come nel morbillo, varicella, megaloeritema (V malattia) esantema critico (VI malattia) e scarlattina. L’herpes zoster, invece, è una condizione dovuta alla riattivazione del virus della varicella nei nervi spinali che si presenta  molti anni dopo la prima infezione, di solito in età adulta/anziana. Esso si presenta con un esantema vescicolare, ed è chiamato volgarmente  “Fuoco di Sant’Antonio”, perchè spesso preceduto da prurito, formicolio, bruciore con dolore urente in corrispondenza delle lesioni cutanee polivescicolari (a grappolo) a disposizione dermatomerica (intercostale) unilateralmente.
  • Patologie epato-biliari che possono causare prurito in caso di  colestasi, per ostacolato deflusso ed escrezione della bile (in caso di calcoli delle vie biliari o di epatite); i sali biliari accumulandosi nel circolo sanguigno provocano prurito. In questi casi gli esami di sangue possono mostrare un aumento dei livelli di Fosfatasi alcalina (FA) e di Gamma-glutammil-transpeptidasi (GGT). 
  • Patologie ematologiche: anemia sideropenica da mancanza di ferro più frequente negli adulti,  m. di Hodgkin,  linfomi a cellule T, policitemia vera, leucemia e mieloma. La carenza di ferro può dipendere da deficit alimentari o, più frequentemente, da sanguinamento cronico di solito a partenza dal tratto gastro-intestinale La correzione dell’anemia, mediante la somministrazione di ferro, risolve di solito il prurito.
  • Farmaci. Essi possono essere la causa del prurito qualora determinino l’insorgenza di reazioni allergiche o stimolino il rilascio di istamina. I farmaci più frequentemente coinvolti in questo disturbo sono: morfina, aspirina, fans e antipiretici, barbiturici, penicillina, antifungini, agenti chemioterapici ed alcuni mezzi di contrasto.
  • Stress e ansia. Il prurito psicogeno può manifestarsi sotto forma di un disturbo psico-somatico provocato da stress o ansia o disagio psichico.

Orientamento diagnostico: sulla base dei dati clinici raccolti, il medico deve procedere ad un esame di sangue con cui analizzare i dati che saranno diversi a seconda della patologia ipotizzata. In caso di anemia sideropenica, ad esempio, si ha un calo dell’emoglobina con diminuzione del volume dei globuli rossi, della sideremia e della ferritinemia ed un aumento dei valori di transferrina. Se la causa del prurito è invece la colestasi, vi sarà un aumento della fosfatasi alcalina e della gamma glutammil-transpeptidasi. Le malattie infettive possono manifestarsi con leucocitosi (aumento dei globuli bianchi)  e degli eosinofili in caso di parassitosi. Malattie del sangue danno origine ad alterazioni dell’emocromo e i linfomi di Hodgkin possono essere diagnosticati partendo da una semplice Rx del torace. Infine, se il sospetto propende per una patologia neurologica, come la sclerosi multipla, l’esame più indicato è la Risonanza Magnetica.

Il Trattamento:  non possiamo qui darvi specifiche indicazioni perchè esse dipendono ovviamente dalla patologia causa del prurito e solo lo specialista deve essere consultato e anche per lui è un bel grattacapo! In generale, per cercare di limitare l’irritazione e la secchezza cutanea, bisogna utilizzare creme emollienti e idratanti. Se si tratta di  una malattia infettiva il trattamento prevede farmaci antifungini, antiparassitari o farmaci  e antibiotici  specifici, a seconda dei casi. Nelle dermatiti allergiche o irritative possono essere usati farmaci antistaminici o cortisonici ed è fondamentale allontanare l’agente allergizzante o irritante, ma limitando, il più possibile, il grattamento. Si consiglia di evitare l’utilizzo di “prodotti per igiene personale” aggressivi o profumi che contengono  allergeni, ma usare sapone di Marsiglia; può  essere utile utilizzare indumenti di cotone o in fibre naturali, evitando le fibre sintetiche, spesso irritanti. Il prurito si auto-alimenta con il grattamento, che irrita la cute  e consente  il rilascio dei sopra-citati fattori e mediatori dell’infiammazione, che contribuiscono al persistere di una sensazione così sgradevole da desiderare ossessivamente di grattarsi”. Poichè il calore e l’umidità accrescono il prurito, è consigliabile evitare docce troppo calde, quindi mantenere la cute bene idratata e limitare il grattamento.

 

Il suicidio, 2°- 3° causa di morte tra gli adolescenti

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Il suicidio attualmente  negli USA è la terza causa di morte tra giovani e giovanissimi, ma in Italia è addirittura la seconda causa di morte tra ragazzi di età compresa tra 13 e 19 anni. Certo è  che qualche milione di ragazzi con problemi psichiatrici (depressione e ideazione suicidaria) tenta il suicidio in un anno nel mondo. In Italia la tendenza al suicidio sarebbe in calo secondo l’ISTAT, ma è in crescita il fenomeno dell’autolesionismo tra gli adolescenti. Al Bambino Gesù (OPBG), le richieste urgenti in Pronto Soccorso per ideazione e comportamento suicidario sono aumentate di 20 volte in 8 anni.

Il tema è così scottante che l’OPBG, Ospedale pediatrico della Santa Sede ha dedicato a questo tema, nell’autunno del 2019, un Convegno scientifico dal titolo “Bambini, adolescenti e suicidio: una nuova emergenza”. Il fenomeno dei comportamenti violenti in questo delicato periodo di sviluppo proiettato verso l’età adulta deve  preoccupare anche i pediatri che costituiscono il primo filtro tra la famiglia e lo specialista NPI.

A livello globale, secondo l’OMS, i suicidi si collocano al secondo posto tra le cause di morte nella fascia d’età 15-29 anni, 2° causa di morte anche tra i giovani italiani dai 15 ai 24 anni. Sono circa 4.000 i suicidi ogni anno registrati nel nostro Paese, riferisce l’ISTAT: oltre il 5% è compiuto da ragazzi sotto i 24 anni (l’età è più o meno la stessa in tutto il mondo).

Gli ultimi dati disponibili dell’ISTAT indicano però che in Italia il trend dei suicidi è in calo: dal 1995 al 2017 il numero dei decessi, in tutte le fasce d’età, si è ridotto del 14%. D’altro canto a fronte di questa diminuzione, crescono i casi di autolesionismo e di comportamento suicidario tra gli adolescenti. Una ricerca internazionale pubblicata sul Journal of Child Psychology and Psychiatry, rileva che in Europa oltre 1/4 degli adolescenti (28%, con età media di 14 anni) mette in atto comportamenti autolesivi occasionali o ripetuti nel tempo. In Italia il fenomeno riguarda circa il 20% dei ragazzi, e non è poco.

All’ospedale Bambino Gesù di Roma le richieste urgenti in Pronto Soccorso per ideazione e comportamento suicidario negli ultimi 8 anni sono aumentate di 20 volte: si è passati da 12 casi del 2011 a 237 del 2018. Tra questi anche bambini di 10-11 anni sono coinvolti per autolesionismo e tentato suicidio. Lo scorso anno, sempre in Pronto Soccorso, sono state effettuate quasi 1.000 consulenze neuropsichiatriche con un aumento del 24% rispetto al 2017. Ecco il motivo della giornata di studi, che ha riunito esperti del settore e rappresentanti delle Istituzioni, tenutasi  nell’ Auditorium Valerio Nobili, OPBG, Roma.

“Il suicidio e, più in generale l’autolesionismo, è un fenomeno in rapida crescita soprattutto tra gli adolescenti ma, purtroppo, sta interessando anche i bambini” spiega Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù. “Si tratta- aggiunge – di una emergenza vera e propria perché l’attenzione sul fenomeno non è ancora adeguata, i genitori e la scuola fanno fatica a rilevarlo e perché l’offerta assistenziale nel nostro Paese, ovvero i luoghi di cura qualificati, è limitatissima”. 

Ma quali sono i fattori di rischio? Si è visto che tra i gemelli monozigoti c’è una maggiore predisposizione, dunque sembra che anche qui entrino dei fattori genetici in grado do influenzare il comportamento suicida; c’entra anche un’alterazione del sistema della serotonina che spiegherebbe l’aggressività, l’impulsività e gli sbalzi d’umore. E per quanto riguarda il sesso, le adolescenti femmine sono più predisposte alla depressione rispetto ai maschi che però, abbiamo detto, tendono alla aggressività; in questi ultimi poi si associa spesso l’abuso di alcol e droghe. Fondamentale in questi casi è una valutazione bio-psico-sociale del soggetto che ha meditato o ha tentato il suicidio, analizzando anche l’ambiente familiare (se comprensivo oppure ostile). In questi casi anche i pediatri possono assumere un ruolo nell’aiutare questi ragazzi,  nel senso che devono collaborare con la scuola e far cambiare eventuali atteggiamenti sarcastici dei genitori, da evitare nel modo più assoluto. Non si devono poi trascurare i fattori sociali e psicologici ed anche le pregresse violenze sessuali o i maltrattamenti  subìti in età infantile sono la causa di tentati suicidi, così come l’omosessualità  (negli adolescenti più grandi). Tra gli adolescenti maschi prevalgono i suicidi con armi da fuoco o impiccagione, mentre tra le femmine c’è l’avvelenamento.  I preadolescenti spesso ricorrono al gesto di gettarsi dall’alto per farla finita.

“Bisogna far conoscere questo fenomeno per poterlo affrontare in tempi rapidi e con efficacia- chiosa il prof. Vicari – i nostri dati dimostrano che un bambino, un ragazzo che si taglia è a potenziale rischio di suicidio: intervenire precocemente è il solo mezzo per interrompere questa spirale pericolosissima”.

Ed allora qui vogliamo lanciare un messaggio che potrà risultare certamente utile in caso di bisogno. Per ricevere un aiuto immediato in caso di difficoltà, si sappia che al Bambino Gesù è stato attivato un Call Center per fornire aiuto 24 ore su 24, la “HELPLINE LUCY”’ (al numero: 06.6859. 2265). Ogni giorno un team di psicologi esperti è pronto a dare una prima risposta ai problemi di natura psicologica e psichiatrica di bambini e ragazzi. Si tratta di vere e proprie consulenze cliniche telefoniche per la prevenzione del suicidio, interventi psicologici basati sull’ascolto competente del problema e sulla gestione della situazione attraverso strumenti e tecniche scientificamente validate. Dopo aver preso tutte le informazioni, lo psicologo valuta la soluzione più adatta. Nei casi più urgenti si può disporre l’invio al Pronto Soccorso.

Per la prevenzione del disagio giovanile l’ospedale Bambino Gesù e l’associazione Fiorenzo Fratini onlus hanno inoltre sviluppato un’altra App “TOYOUNG” per tablet e smartphone che permette ai ragazzi  bisognosi di chiedere il supporto di uno specialista. Si può scaricare gratuitamente da Google Play, è sempre operativa e garantisce privacy e anonimato. E’ uno strumento utile anche per genitori e insegnanti perché, grazie ad una particolare funzione, consente di chiedere consiglio anche per un amico, per un figlio o per uno studente che magari non ha la forza o la possibilità di cercare aiuto. In conclusione la collaborazione con il mondo della scuola – al quale però  occorrono risorse umane e strumentali adeguate – basata su programmi di prevenzione e recupero è un’arma che ha dato promettenti risultati e che potrebbe essere sviluppata, per esempio, con il coinvolgimento  dei Distretti sanitari ASL che possono avvalersi dei servizi consultoriali dedicati agli adolescenti.