Tagli alle pensioni oltre 100mila: non per tutti i medici

PREVIDENZA – REDAZIONE DOTTNET – 16/01/2019

Resteranno fuori i camici bianchi che ricevono gli assegni dall’Enpam.

Non tutti i medici e i dentisti saranno coinvolti dal taglio alle pensioni per gli importi oltre 100mila euro. Chi riceve l’assegno dall’Enpam può tirare un sospiro di sollievo perché, come si legge sul sito della Cassa dei medici, “da una lettura attenta della disposizione di legge si evince che i tagli riguarderanno le pensioni Inps dei dipendenti pubblici e privati, degli autonomi (commercianti, artigiani e coltivatori diretti), degli iscritti ad alcune gestioni particolari (es: i lavoratori dello spettacolo) e dei contribuenti alla gestione separata”. Non andrà bene, dunque, ai pensionati Inps che, se supereranno la soglia dei 100mila, subiranno una riduzione dell’importo mensile.

C’è da aggiungere che “Nel computo della soglia dei 100mila euro rientreranno probabilmente anche gli assegni liquidati dalla gestione separata dell’Inps, cioè quella a cui versano gli specializzandi”, spiegano all’Enpam. Saranno escluse le pensioni calcolate interamente con il sistema contributivo. Restano salve le pensioni di invalidità e quelle riconosciute alle vittime del terrorismo.

“I tagli certamente non si applicano alle Casse dei professionisti – precisa il presidente dell’Enpam e dell’Adepp Alberto Oliveti -. A questa conclusione si arriva sia con un’analisi strettamente testuale sia con una lettura costituzionalmente orientata della norma. Infatti, poiché questi accantonamenti sono destinati a creare una provvista per fronteggiare i maggiori costi dovuti a Quota 100, che è di esclusiva competenza Inps, non si vede come si potrebbero prendere legittimamente delle risorse da altre parti, alla luce della sentenza 7/2017 della Corte Costituzionale”.

In definitiva, il taglio alle pensioni oltre i 100mila euro si applica:

・ Fondo pensioni lavoratori dipendenti Inps (dipendenti privati)

– Gestioni speciali dei lavoratori autonomi Inps (cioè commercianti, artigiani, coltivatori diretti)

– forme sostitutive dell’assicurazione generale obbligatoria (cioè Fondo volo, fondo Dazieri, Lavoratori spettacolo, ecc, che sono gestiti dall’Inps)

– forme esclusive (ex Inpdap, ex Ipost, ecc)

– forme esonerative (es: le Casse previdenziali delle ex banche pubbliche)

– la gestione separata Inps (ai fini del calcolo della soglia dei 100mila euro ma probabilmente non ai fini del taglio, trattandosi di gestione esclusivamente contributiva)

Restano esclusi dai tagli

– forme integrative dell’assicurazione generale obbligatoria (Fondo esattoriali, gestito da Inps, ed ENASARCO) – Casse dei professionisti (sia quelle privatizzate come l’Enpam, sia quelle nate private come la Cassa degli infermieri) – fondo Clero (gestito da Inps)

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I vantaggi della pratica sportiva negli adolescenti

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La società si è sempre più evoluta ed ha raggiunto traguardi tecnologici avanzatissimi. Ed oggi per “buona salute” degli esseri umani, e ancor più dei nostri adolescenti, non soltanto intendiamo l’assenza di malattie ma anche una condizione duratura di benessere psicofisico completo, che deve essere sostenuto dal perfetto funzionamento dei grandi sistemi come l’apparato cardiocircolatorio, respiratorio e  locomotore o di sostegno. Il mantenimento del benessere prevede ormai programmi consolidati di prevenzione che mirano alla conservazione di questo stato di salute fisica, per la quale ha un ruolo di assoluta preminenza la pratica costante di una adeguata attività motoria e, ben venga, sportiva per la quale molto ha fatto il CONI con la scuola dello sport e l’Istituto di scienza dello sport.

Una sana gioventù ,anche dal punto di vista immunitario, è e resta tale se l’attività fisica è sostenuta da una equilibrata alimentazione fin dai primi anni di vita. Questa è un’accoppiata vincente che favorisce uno sviluppo sano e armonico. Oggi infatti vediamo davvero una bella gioventù perché anche nelle città italiane e nei singoli rioni, sono spuntati come funghi circoli sportivi e palestre. Insomma oggi le famiglie non fanno mancare nulla ai loro ragazzi e alle loro ragazze, almeno da questo punto di vista. Del resto per praticare sport non sono necessari impianti sportivi costosi e tecnologicamente avanzati, né attrezzature o abbigliamenti sofisticati. E’ importante che i genitori non corrano il rischio di stimolare troppo i figli a emergere, a tutti i costi, con mezzi leali e con qualche “aiutino sleale” che però può seriamente danneggiare un organismo in pieno sviluppo. Per i bambini fragili e spesso malaticci nella stagione invernale, è invece utilissimo lo sport che rafforza le difese immunitarie. L’importante è, quando nelle ore di ginnastica si sudasse troppo, ripristinare subito i liquidi perduti con integratori minerali. Però non credere che con l’attività sportiva si può ad esempio crescere maggiormente in altezza, perché la statura, a meno di intercorrenti patologie endocrine, è già stabilita dal cosiddetto “codice genetico” ereditato dai genitori che regola, detto in termini semplici, lo sviluppo di ogni singola cellula dell’organismo.  Non esiste nessuno sport in grado di modificare sostanzialmente le caratteristiche fisiche di un individuo; invece i ragazzi potranno e dovranno scegliere un’attività sportiva in funzione delle proprie caratteristiche fisiche. False sono alcune credenze come la possibilità che “la scherma e il tennis possano provocare la scoliosi”: macché, neppure un leggero atteggiamento scoliotico esse determinano; la leggera differenza tra una metà del torace e l’altra dipende da un aumento delle masse muscolari legato alla pratica  di uno specifico sport; l’asimmetria scompare interrompendo quel tipo di attività.  Altra credenza da sfatare è che con la pubertà lo sport debba essere sospeso, ad esempio come succede spesso alle ragazze con l’arrivo delle mestruazioni. Nessun danno estetico o fisico è provocato da alcuno sport se si evitano gli eccessi. Importante è invece l’alimentazione. corretta: prima dell’allenamento o dell’ora di sport  non si deve cadere nell’errore di mangiare, prima dello sforzo fisico, ad esempio la famosa bistecca, ricca di proteine e di grassi che è proprio sconsigliata perchè si digerisce molto lentamente e non dà energie utilizzabili durante lo sforzo muscolare. Prima dello sport è meglio mangiare zuccheri (carboidrati)  soprattutto complessi come gli amidi che si digeriscono più celermente e danno immediata energia (pasta, pane, cereali, legumi). Gli zuccheri semplici invece, dopo un breve effetto positivo sulla glicemia, determinano, subito dopo, una diminuzione della glicemia con conseguente caduta del rendimento sportivo. In sintesi per realizzare una crescita armonica e praticare lo sport al meglio, la quantità di energie proveniente dal regime alimentare deve tenere conto dell’età, della costituzione fisica  e dell’intensità dell’attività motoria. Ciò si verifica facilmente mediante i controlli periodici di peso, altezza e condizioni cliniche generali (ad opera del pediatra o del medico sportivo). per quanto attiene al composizione della dieta quotidiana questa deve contenere tutti i principi nutritivi sia quelli energetici (carboidrati, grassi e proteine) che i bioregolatori (vitamine, sali minerali e acqua) nelle giuste proporzioni. Un piccolo, ultimo consiglio nei giorni in cui il ragazzo pratica sport l’alimentazione può essere arricchita di una quantità maggiore di carboidrati, che di solito devono essere consumati con gli altri cibi nelle seguenti proporzioni:  60% di carboidrati (amidi: pasta, riso, pane, cereali) e in piccola parte zuccheri semplici (marmellata, miele…); 25% di grassi di origine vegetale prevalentemente (olio di oliva e di semi o margarina) e in parte di provenienza animale presenti nella carne, nel pesce, nel latte e nei formaggi; il 15% di proteine in parte di origine animale e in parte vegetale. E comunque, in generale, si deve osservare una dieta adeguata alle necessità di ciascuno, usando il buon senso e i consigli  dei medici.

Rassegna stampa “Tutti a scuola un’ora dopo: una rivoluzione possibile?”

smartwatch-828786_640.jpgdi Antonella De Gregorio, Corriere della Sera

Posticipare l’inizio delle lezioni regala agli studenti 34 minuti in media di sonno in più. Il rendimento dei ragazzi aumenterebbe del 64%. In Italia la prima sperimentazione è in corso al Majorana di Brindisi. 

La rivoluzione della campanella è iniziata grazie a studi scientifici che hanno concluso che gli studenti migliorano rendimento e salute dormendo di più. E ricerche sperimentali  hanno testato l’effetto che fa entrare a scuola più tardi. I primi risultati  sono stati pubblicati qualche giorno fa sulla Riv. Science Advances da un team di ricercatori dell’Università di Washington che ha verificato l’esito di una modifica nell’orario di ingresso su 178 studenti di Seattle, dove, dal 2016, in tutte le superiori e in alcune medie l’inizio delle lezioni è stato spostato dalle 7.50 alle 8.45. Cambiare tutto — dagli orari degli istituti a quelli degli autobus — non è stato semplice. Ma l’obiettivo è stato centrato: i ragazzi hanno usato quel tempo aggiuntivo a disposizione ogni mattina per dormire di più. Iniziare le routine quotidiane quasi un’ora più tardi ha regalato a ciascuno di loro 34 minuti di sonno: un dato medio che tiene conto del fatto che i ragazzi hanno spostato leggermente in avanti l’ora in cui addormentarsi, rispetto a un gruppo di controllo che aveva mantenuto l’orario invariato, gli studenti-cavie hanno anche preso voti migliori del 4,5%.

I ritmi del sonno: il dibattito sulla carenza di sonno tra gli adolescenti e sui disturbi che ne derivano è annoso, ma adesso i ricercatori confermano che lo spostamento dell’inizio delle lezioni consente di rispettare i ritmi del sonno di ragazze e ragazzi. Perché proprio quella finestra di tempo sia essenziale a quell’età lo spiega Luigi Ferini Strambi, primario del Centro di Medicina del Sonno all’Ospedale San Raffaele di Milano: «Con la pubertà arrivano cambiamenti dell’orologio biologico che portano i ragazzi ad addormentarsi più tardi di adulti e bambini a causa di  un rilascio ritardato di melatonina. Tale sfasamento sposta in avanti il ritmo sonno-veglia. Anche se vanno a letto alle 22, difficilmente si addormenteranno prima di un paio d’ore: è inevitabile che al mattino presto siano meno recettivi». La studiosa del sonno americana Wendy Troxel  sostiene che negli Usa ci sia una vera epidemia da privazione di sonno. «Colpa non di Snapchat, dei social o degli ormoni – dice – ma delle scelte della politica. Solo un teenager su dieci dorme la quantità di ore raccomandata dai pediatri: almeno 8 ore per notte. Forzare i ritmi circadiani ha effetti immediati e a lungo termine, interferisce con l’umore e le capacità di ragionamento». E cita studi effettuati nel distretto scolastico di Los Angeles che hanno riscontrato un aumento del 50% nell’uso di alcol e sostanze tra quanti litigano con la sveglia al mattino; un incremento del 38% di tristezza e depressione per ogni ora in meno di sonno; più tentativi di suicidio tra adolescenti. «Chi dorme cinque ore per notte ha le stesse capacità di reazione di chi si mette alla guida ubriaco», conclude.

Si impara di più: i medici sostengono da tempo la proposta di andare a scuola più tardi al mattino.: se arrivano più svegli sui banchi, i teenager imparano meglio. Sullo sfondo, le indicazioni dell’American Academy of Pediatrics e di varie associazioni di esperti. Tutti concordi nel sostenere che posticipare l’ora d’inizio scuola non è forse la panacea per tutti i problemi di salute e i fallimenti scolastici, ma può migliorare di molto la vita degli adolescenti e la salute mentale. Persino diminuire gli incidenti automobilistici provocati da colpi di sonno. Tanti gli studi che hanno dimostrato che posticipare l’inizio delle lezioni migliora il rendimento fino al 64%. E un altro effetto è che si riducono fino al 10% gli abbandoni scolastici. Per questo sono sempre più numerose le scuole che vorrebbero sposare una pratica che, ai critici, suona come produttivamente scorretta perché richiede la revisione dei tempi del trasporto pubblico, delle attività pomeridiane, in qualche caso anche l’organizzazione delle famiglie.

L’esperimento del Majorana: nel Regno Unito, dal 2016 è in corso un esperimento su larga scala, con un centinaio di scuole coinvolte nel progetto «TeenSleep» (patrocinato e finanziato dal Wellcome Trust) che aprono i portoni alle 10. In Italia, la prima sperimentazione di orario posticipato è partita a settembre, all’istituto Majorana di Brindisi, in collaborazione con l’Università la Sapienza di Roma. «Venti alunni le cui famiglie hanno aderito al progetto, incominciano le lezioni un’ora più tardi, alle 9 – spiega la docente responsabile, Rosa Palmizio Errico -. Dopo una valutazione iniziale dei loro bioritmi, i ragazzi hanno imparato a compilare un diario del sonno e a tenere traccia dei vari stimoli, seguendo un protocollo che abbiamo fornito loro e un software sviluppato dai ricercatori». Obiettivo, verificare, attraverso il confronto con una classe «di controllo», se dormire una quantità di tempo definito può migliorare l’apprendimento. I risultati saranno disponibili alla fine dell’anno scolastico. Ma, intanto, la docente ha già osservato che i ragazzi «arrivano a fine giornata con un livello di attenzione maggiore, misurato con test interattivi»; e – dice – «le valutazioni sono mediamente più alte, e minori le difficoltà nello studio».

Ma attenzione alle cattive abitudini!. Ferini Strambi valuta positivamente la sperimentazione ma mette però in guardia sulla sua applicazione: la campanella della scuola può (anche) aspettare, ma solo se non porta a tenere accese le luci fino a tardi. «I disturbi del sonno in adolescenza – spiega – sono dovuti a diversi fattori: oltre a quello biologico ci sono abitudini che peggiorano la qualità del riposo. Tenere computer e smartphone accesi prima di dormire, prolunga lo stato di eccitazione: si fa più fatica ad addormentarsi, a spegnere i centri della veglia e far partire quelli del sonno. E molti giovani bevono alcolici la sera o bevande con caffeina che rendono difficoltoso  l’addormentamento». Le capacità cognitive peggiorano, ne va di mezzo il consolidamento della memoria: meno dormiamo e meno cose assorbiamo. L’allarme l’ha lanciato la Società Americana di Pediatria: “la privazione di sonno incide sull’intelligenza: la nostra memoria sta subendo una sorta di retrocessione e il Q.I. degli adolescenti è inferiore rispetto a vent’anni fa”. 

NDR. Istruire ed educare le famiglie, che dovrebbero dare il buon esempio ai figli, tutti a letto entro le ore 23 per poter andare  al lavoro e a scuola riposati  ed  entrare eventualmente mezz’ora più tardi sarebbe una soluzione ben vista da noi pediatri . 

A Pavia Master Universitario di II livello

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Master di II livello in: Immunopatologia dell’Età Evolutiva  – IX Edizione

da segreteria@sip.it

Gentili Colleghe e cari Colleghi,

con la presente mi pregio allegare la locandina e il link http://mastped.unipv.it​ del Master in Immunopatologia dell’età evolutiva giunto alla nona edizione.

Visualizza la locandina

Saluti a Tutti

Prof. Gian Luigi Marseglia

Università degli Studi di Pavia

 IDO – Prematurità, NPI: Aree integrate dello sviluppo

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COMUNICATO STAMPA IDO

PREMATURITÀ, NPI: LE AREE DELLO SVILUPPO SONO INTEGRATE

SE NE PARLA CON PEDIATRI, PSICOLOGI E NPI AL CORSO SISPE-IDO IL 26 GENNAIO

Roma, 15 gennaio – Lo sviluppo interattivo dei bambini nei primi anni di vita racchiude un duplice significato. A parlarne sarà Elena Vanadia, neuropsichiatra infantile dell’Istituto di Ortofonologia, il 26 gennaio a Roma in occasione della seconda giornata del corso ‘Il neonato pretermine. La cooperazione multiprofessionale per affrontare la complessità’.
L’evento, accreditato Ecm per psicologi, pediatri e neuropsichiatri, è promosso dal Sindacato italiano specialisti pediatri (SISPe) in collaborazione con l’Istituto di Ortofonologia (IdO) e con i patrocini della Società italiana di pediatria (Sip) e della Società italiana di neonatologia (Sin).
“È ormai noto quanto le prime sintonizzazioni, i primi meccanismi imitativi, siano alla base del futuro sviluppo mentale inteso come sviluppo cognitivo e affettivo integrato- continua Vanadia- ma il secondo significato che possiamo attribuire allo sviluppo interattivo riguarda il livello d’interazione e di integrazione tra le diverse aree dello sviluppo, che avviene in particolare nei primi anni di vita. Sarà interessante osservare e scoprire insieme ai partecipanti del corso come nella traiettoria di sviluppo di un bambino, in particolare di un bambino pretermine, le diverse aree dello sviluppo vadano osservate in maniera integrata, alla luce delle vulnerabilità e delle, talvolta inaspettate, risorse. Il nostro sguardo andrà dai meccanismi regolatori precoci a livello fisiologico, emotivo, sensoriale, attentivo e comportamentale, alle connessioni con lo sviluppo psicomotorio, comunicativo e sociale”.
Nei primi tre anni di vita può accadere che il segno, il sintomo e il comportamento osservati siano solo la punta dell’iceberg di processi che più complessi. Ad esempio l’iperattività: “E’ un comportamento disfunzionale che spesso viene segnalato nei primi tre anni di vita o al momento dell’inserimento alla scuola materna- ricorda Vanadia – ma non sempre è sintomo di un disturbo dell’iperattività e/o da deficit attentivo, perché può essere causato da un disturbo di regolazione, da una dissincronia, un’atipia in una o più aree dello sviluppo che non si integrano in modo adeguato e sufficiente tra loro, perfino da un trauma evolutivo o dalla depressione infantile”. Conoscere questi aspetti aiuta “il pediatra, lo psicologo o l’educatore del nido e della scuola dell’infanzia ad individuare il bambino che sta deviando nella sua traiettoria e a chiedere il supporto di uno specialista che possa definire quanto quel comportamento sia ascrivibile a una condizione di disagio piuttosto che di disturbo”. In questo modo s i aiutano i professionisti ad “orientare l’intervento sulla reale vulnerabilità- conclude la neuropsichiatra- per mettere a frutto le sue potenzialità”.

Il corso si conclude il 23 febbraio, la partecipazione è gratuita ma le adesioni saranno accettate secondo l’ordine di arrivo e fino ad esaurimento posti disponibili. Per iscriversi basta inviare una email con il proprio nominativo al seguente indirizzo email: segr.formazione@ortofonologia.it.

L’indagine del MOIGE “Venduti ai minori”

Quale associazione di pediatri e operatori sanitari nata per la difesa della salute psicofisica dei bambini e degli adolescenti, riteniamo doveroso sottolineare i risultati dell’indagine promossa e presentata oggi dal MOIGE a tutela dei minorenni che rivela dati davvero preoccupanti sulla facilità di consumo di alcol, droghe e sull’utilizzo di sevizi vietati ai minori con la complicità dei venditori. L’indagine contiene proposte normative e  iniziative finalizzate a “ridefinire il sistema di sanzioni, controlli e formazione” come ha detto il Direttore generale del  MOIGE (Movimento Italiano Genitori)   A. Affinita

L’indagine, curata prof. Tonino Cantelmi dell’Università Europea di Roma, insieme al suo team, riguarda un campione di ricerca di 1.388 minori tra gli 11 e i 17 anni delle scuole secondarie di primo e secondo grado, con un’età media di 14 anni.  Rispetto alla collocazione geografica: 30% dal Centro Italia, 21% dal Nord Italia, 49% dal Sud Italia.

Pub, discoteche e bar (64%), sono il principale accesso all’alcol dei nostri figli,  mentre il 65% dei rivenditori non ha controllato la loro età. Gravissimo il dato che segnala che quasi la  metà (48%) dei venditori di alcolici continua a somministrare alcol, nonostante lo stato di ubriacatura del minorenne.  Il 40% del tabacco ai minori viene venduto nelle tabaccherie, mentre il 15% dichiara di avere accesso ai distributori automatici che vendono senza chiedere tessera. Mentre nei negozi che vendono la sigaretta elettronica, il 78% ha venduto ricarica di nicotina al  minore, senza verifica età.

In 7 cannabis shop su 10 erano assenti indicazioni relativamente all’uso del prodotto da collezione non adatto alla combustione e in ben il 68% dei rivenditori (quasi 7 su 10) dei cannabis shop hanno venduto il prodotto a minorenni.

 Rispetto al gioco d’azzardo, al 62% dei minori non è stato mai chiesto il documento per verificare l’età ed in un caso su due il rivenditore non si è rifiutato di farlo  giocare d’azzardo.

Oltre 3 minori su 4 non hanno alcun filtro parental control sui propri device per impedire l’accesso ai siti porno. Solo il 15% dei rivenditori di connessione hanno avvertito del rischio pornografia utilizzando i device con le loro connessioni.

Ben il 56% dei rivenditori dei videogiochi vende ai minori dei videogiochi 18+ cioè  con contenuti violenti o volgari.

Obiettivo della ricerca è stato quello di conoscere il fenomeno della vendita, da parte degli adulti, ai minori dei prodotti vietati dalla legge come Alcol, Tabacco, Cannabis, Giochi d’azzardo, Pornografia ed autoregolamentati come i Videogiochi 18+.

“L’indagine del Moige apre uno squarcio molto ampio e decisamente preoccupante ed evidenzia la necessità di agire con urgenza per la tutela dei minori, rilanciando anche il tema dei controlli. Occorrono interventi normativi più stringenti verso chi compie atti così miserabili verso un minore.

Come Presidente di Commissione intendo, quindi, garantire un concreto e vigile supporto alle iniziative parlamentari nella individuazione di regole efficaci e inderogabili, per ricordarci che la tutela dei minori non è un optional per un Paese come l’Italia che deve ripartire puntando sui più piccoli: il senso stesso della vita futura”, ha affermato la Sen. Licia Ronzulli, Presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza.

‘’Sono dati molto gravi e preoccupanti che fanno emergere un grande pericolo per la tutela dei nostri figli. Occorre ripensare e ridefinire il sistema di sanzioni, controlli e formazione. L’impegno a proteggere  i minori non può essere confinato solo in famiglia, ma riguarda tutti coloro che producono tali prodotti nocivi ai minori, che devono attivarsi fattivamente per garantire che non vadano a finire nelle mani dei nostri figli’’,  ha dichiarato Antonio Affinita, direttore generale del Moige – Movimento Italiano Genitori.

L’indagine completa e dettagliata è pubblicata sul sito del MOIGE

 

 

 

 

 

L’importanza dell’accrescimento staturo-ponderale

Sembra banale e di scarsa importanza la verifica che il pediatra opera periodicamente sull’accrescimento pondero-staturale così come sull’evoluzione della circonferenza cranica. La valutazione di questi parametri invece rivela al pediatra molte informazioni.  L’accrescimento è l’espressione di uno sviluppo globalmente inteso perchè riguarda la maturazione di numerosi organi e di funzioni vitali non solo fisiche e motorie, ma anche comportamentali, comunicative, intellettive. Certamente vi sono molte variabili e non tutto si può riportare a tali parametri,  che vanno controllati sistematicamente sopratutto nei primi mesi e anni di vita. Tuttavia il controllo dell’evoluzione longitudinale del peso e dell’altezza rappresenta l’elemento chiave per una corretta valutazione dello stato di salute generale del bambino; infatti non esiste distress d’organo o apparato, come non esiste una patologia grave, che non comporti una profonda alterazione o deviazione nell’andamento delle curve di crescita.

E la Pediatria ha il dovere di interessarsi al bambino come individuo in via di sviluppo. Ecco perchè la Pediatria è una branca “speciale” della Medicina, perchè non è specialità d’organo (dermatologia) né di funzione (cuore) perchè essa è deputata a studiare il bambino nella sua globalità e di questa globalità l’accrescimento pondero-statuale costituisce una parte fondamentale di cui il pediatra deve conoscere le tappe e le modalità di sviluppo. Tanto più importanti se andiamo a guardare il rapporto superficie corporea rispetto al peso. Esso è tanto maggiore quanto più piccolo è il bambino passando da valori di circa 0.070 nel neonato a valori di 0,025 dell’adulto. Il che significa che nel neonato tale rapporto è tre volte superiore al valore dell’individuo maturo (a 1 anno è circa il doppio). E si deve sapere che molte funzioni vitali come il metabolismo basale, la filtrazione glomerulare, la gittata cardiaca, la termoregolazione, per citarne alcune, sono tutte correlate alla superficie corporea e non al peso. Ne consegue che il bambino nel primo anno di vita ha dei fabbisogni idrici, alimentari e farmacologici da 2 a 3 volte superiori  rispetto a quelli del soggetto adulto, rispetto al peso. Ad esempio un individuo adulto di peso medio ha un fabbisogno  calorico giornaliero di circa 2800 calorie (circa 40 cal/Kg/die); per il neonato di 15 giorni di vita tale fabbisogno è di circa 110-120 cal/Kg/die. Se riportiamo i fabbisogni alla superficie corporea osserviamo che essi sono, in entrambi i casi, nell’ordine di 1700-1800 calorie/mq . In questi ultimi anni si è assistito a un andamento più rapido sia della curva ponderale che di quella statuale, legato a fattori esterni, cosiddetti esogeni, come l’alimentazione, l’ambiente familiare, la situazione socioeconomica, l’attività sportiva continuativa. Ad esempio, riguardo all’alimentazione, è noto come l’accrescimento pondero-staturale sia influenzato negativamente quando gli apporti calorici siano inferiori a 1/3 del fabbisogno oppure per un’introduzione proteica inferiore a 0.5 gr/kg/die. Ma i genitori non dimentichino come anche gravi carenze affettive si possano ripercuotere negativamente sulla crescita (ricordate quanto abbiamo scritto sugli orfani digitali?): in letteratura  sono descritti casi di ipostaturalità da “materna deprivazione”. Per quanto riguarda i fattori endogeni è riconosciuta l’influenza degli ormoni oltre che dei fattori genetici. In questi casi le competenze passa ai genetisti, agli endocrinologi ed agli auxologi pediatri .