16 ottobre “Giornata mondiale dell’alimentazione”  

Il tema di quest’anno è stato: “Le nostre azioni sono il nostro futuro” che si basa sull’invito a contribuire alla trasformazione dei sistemi agroalimentari per una produzione, un’alimentazione, un ambiente e una vita migliori. Perciò la Giornata mondiale dell’alimentazione si è riallacciata al  vertice ONU sui sistemi alimentari, tenutosi a settembre. Allora i partecipanti hanno cercato di rispondere ad una domanda epocale: Come nutrire una popolazione in continua crescita assicurando uno sviluppo sostenibile e senza lasciare nessuno indietro? Il summit ha tracciato le linee generali di cosa il mondo dovrebbe fare per rimodellare le strutture in cui il cibo viene prodotto, distribuito e consumato. Purtroppo la questione rimane ancora tutta da risolvere; nel frattempo, in  occasione  di questa ricorrenza,  il  nostro Ministero della Salute  pensando all’importanza della Scuola e che da lì si deve partire, ha presentato il libro “La Nutrizione giocandoper la promozione dell’educazione alimentare nelle scuole.
Il testo, rivolto principalmente agli studenti delle scuole primarie, intende far crescere nei ragazzi la consapevolezza del ruolo che un sano stile di vita con un’adeguata alimentazione rappresenta, per mantenere il proprio stato di salute. L’educazione alimentare rappresenta un importante strumento di prevenzione; infatti, le abitudini nutrizionali si instaurano molto presto nella vita di un individuo, fin dall’età scolare se non prima, con un evidente effetto sulla salute.
Nel testo vengono affrontate importanti tematiche inerenti alla nutrizione e all’alimentazione, accompagnate da giochi interattivi per facilitare l’apprendimento. La Salute è definita dall’OMS “lo stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non soltanto come l’assenza di malattia o infermità”. Per essere in buona salute dobbiamo curare il corpo, la mente e le relazioni sociali, prestando attenzione allo stile di vita e all’ambiente in cui viviamo. Molte scelte personali influenzano la salute come ad esempio il modo di mangiare, di affrontare gli impegni quotidiani e di rapportarsi con gli altri. E poiché tali abitudini si instaurano molto presto nella vita dell’individuo, l’educazione alimentare nelle scuole è una materia che mira a proteggere la salute e ci sembra l’unica strategia vincente. Un regime alimentare non corretto, infatti, oltre a incidere sul benessere psico-fisico, rappresenta uno dei principali fattori di rischio per l’insorgenza delle patologie croniche, priem fra tutte il diabete. È importante, pertanto, che per i bambini diventino familiari i concetti come dieta, calorie e nutrienti, già durante i primi anni di scuola. Sulla base di queste considerazioni, sono stati realizzati 2 e-book corredati di giochi, da utilizzare nel percorso formativo in tre momenti differenti. 1) Il primo, da svolgersi in classe, prevede l’utilizzo da parte degli insegnanti dell’e-book “La nutrizione giocando”, utile per illustrare il programma di educazione alimentare e trasmettere al bambino il concetto di una sana alimentazione, mediante semplici informazioni relative alla definizione dei nutrienti, alla corretta lettura dell’etichetta, ai metodi di cottura dei cibi, per giungere fino alla sicurezza a tavola. 2) Il secondo momento prevede l’utilizzo di un e-book rivolto direttamente al bambino, in cui sono presenti schede riassuntive, scritte con linguaggio semplice e ricche di illustrazioni, da leggere  a casa, da soli o con i genitori. 3)  Il terzo consiste in una serie di giochi divertenti ma educativi, da effettuare singolarmente o in gruppo, a casa o a scuola con l’aiuto degli insegnanti. Insomma, questa giornata è nata per far conoscere ai ragazzi di tutto il mondo il percorso compiuto dagli alimenti, dai campi di coltivazione alla tavola e i grossi sforzi compiuti (tramite la costosa filiera) per farli arrivare nelle nostre case. Ma anche gli adulti hanno un compito, quello di ridurre gli sprechi alimentari; a loro sono dedicati piccoli suggerimenti che possono avere un enorme impatto a livello globale. Scrive Qu Dongyu, Direttore generale della FAO. “Tutto questo non finisce con noi. Un vecchio adagio dice: siamo ciò che mangiamo, ma è anche vero che lo sviluppo dei nostri figli e nipoti sarà influenzato anche da ciò che noi mangiamo oggi”. Perciò serve rinnovare e modernizzare i sistemi agro-alimentari, nonostante le difficoltà causate dal COVID-19; l’emergenza sanitaria e le restrizioni hanno accentuato i problemi che l’umanità ha ereditato dalle precedenti generazioni.  Anche prima della pandemia, centinaia di milioni di persone in tutto il mondo soffrivano la fame e, nell’ultimo anno, tale numero è salito a 811 milioni. Questo nonostante il Pianeta produca cibo sufficiente per sfamare tutti. Qu ha anche notato che il 14% del cibo viene perso e il 17% viene sprecato. Papa Francesco nell’evento di apertura ha detto:“Attualmente stiamo assistendo a un vero e proprio paradosso in termini di accesso al cibo: da un lato più di 3 miliardi di persone non si possono permettere una sufficiente dieta nutriente, mentre dall’altro quasi 2 miliardi sono in sovrappeso o obesi a causa di un’eccessiva, errata alimentazione e vita sedentaria”. “Lo stato della sicurezza alimentare globale è notevolmente peggiorato”, ha aggiunto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “La comunità internazionale deve assicurarsi che siano rispettate  le raccomandazioni emerse dal recente vertice sui sistemi alimentari, tramite le azioni sinergiche adottate dalle Nazioni Unite e le competenze delle Agenzie ONU”.

Covid: senza vaccino rischi anche per le donne in gravidanza e per i nascituri

Notiziario… da quotidianosanità.it

I Colleghi ostetrici,  neonatologi e pediatri hanno lanciato un nuovo Appello al Ministero della Salute “prego rileggere il titolo” affinché (1) “sia promossa il più possibile la vaccinazione delle donne in gravidanza ed in allattamento oltreché dei bambini di età superiore ai 12 anni (e più piccoli quando vaccini dedicati saranno disponibili); (2) si instauri un coordinamento centralizzato, come in altri Paesi Europei, per la vaccinazione di queste categorie al fine di evitare disparità a livello locale e regionale; (3) l’informazione su questi temi sia veicolata in maniera scientificamente valida e con l’adeguata competenza specialistica”. 
Lo sottolineano in una nota comune i presidenti di diverse società scientifiche italiane: Società Italiana di Neonatologia, Presidente fino al 10 ottobre, Prof. Fabio Mosca; SIP Società Italiana di Pediatria, Presidente Prof.ssa Annamaria Staiano; SIGO Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, Presidente Prof. Antonio Chiàntera; AOGOI Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani, Presidente Dott.ssa Elsa Viora; AGUI Associazione Ginecologi Universitari Italiani, Presidente Prof. Nicola Colacurci; SIMP Società Italiana di Medicina Perinatale, Presidente Prof. Luca Ramenghi; AGITE Associazione Ginecologi Territoriali, Presidente Dott.ssa Valeria Dubini; ESPNIC Società Europea di Rianimazione Pediatrica e Neonatale, Presidente Prof. Daniele De Luca. 

Nella nota si sottolinea che sono stati effettuati diversi studi di alta qualità in questi mesi che hanno evidenziato come:

– il Covid-19 può avere manifestazioni più gravi nelle donne in gravidanza che al di fuori della gravidanza;

– le gravidanze complicate dal Covid-19 esitano più spesso in un parto prematuro che può mettere seriamente a rischio la vita del piccolo e generare tutte le complicazioni tipiche della prematurità;

– il virus SARS-CoV-2 può trasmettersi, ancorché raramente, dalla madre al feto e causare rari casi di Covid-19 neonatale anche grave;

– il Covid-19 in età pediatrica può avere conseguenze gravi non solo in fase acuta, ma anche a distanza di settimane come la sindrome infiammatoria multi-sistemica (PIMS).

Le Società scientifiche dichiarano poi che: “Si deve comprendere che, con l’aumentare della diffusione della vaccinazione in altre fasce di età, i bambini più piccoli inizino a rappresentare una popolazione proporzionalmente più a rischio poiché suscettibile all’infezione da SARS-CoV-2, al contrario delle persone vaccinate. Non sono ancora a disposizione vaccini specificamente approvati per i bambini di età inferiore a 12 anni, ma gli studi disponibili dimostrano chiaramente come gli anticorpi prodotti nelle madri sottoposte a vaccinazione passino nel sangue fetale attraverso la placenta e poi nel latte materno proteggendo così neonati e lattanti. L’esperienza accumulata in questi mesi di campagna vaccinale, unita ai dati pre-clinici, mostra chiaramente come i vaccini a mRNA siano assolutamente sicuri sia per le donne in gravidanza, sia per le donne che allattano. In alcuni centri di riferimento nel mondo (come a Parigi, in Israele, in Belgio, in Irlanda, negli USA) la vaccinazione in gravidanza viene offerta di routine. Non esistono controindicazioni diverse dal resto della popolazione alla vaccinazione. Il vaccino non influisce sulla fertilità della donna, né vi è alcun motivo per rimandare una gravidanza”.

LUIGI ORFEO è il nuovo PRESIDENTE della SIN (Soc. It. di Neonatologia)

Il Collega, attualmente direttore del Reparto di Neonatologia del Fate-Bene- Fratelli (FBF) di Roma è stato eletto Presidente nel corso del XXVII Congresso nazionale SIN conclusosi a Roma la settimana scorsa.

Tre sono gli obiettivi prioritari che caratterizzeranno il suo mandato: 

1) Denatalità  

2) Riorganizzazione dei punti nascita

3) Omogeneità nell’assistenza ai neonati su tutto il territorio nazionale.

Queste sono state le sue prime parole: “Con il nuovo Consiglio Direttivo, abbiamo la grande responsabilità di cogliere le opportunità del momento. I primi fondi del PNRR saranno destinati alla riorganizzazione del nostro sistema sanitario, in cui la rete dei punti nascita e il comparto materno-infantile diventano strategici per riportare il neonato ed i bambini al centro del futuro. Se davvero vogliamo invertire la drammatica tendenza sulla denatalità in corso, che, secondo le ultime stime dell’ISTAT farà chiudere il 2021 con meno di 400mila nati, dobbiamo investire sul futuro delle famiglie italiane.”

Il presidente Orfeo guiderà la SIN, per il prossimo triennio (2021-2023), con il nuovo Consiglio Direttivo, composto da Massimo Agosti (Varese), Vicepresidente, Fabrizio Sandri (Bologna), Tesoriere e dai Consiglieri Gina Ancora (Rimini) e Alessandra Coscia (Torino) per il Nord Italia, Luca Maggio (Roma) e Andrea Dotta (Roma) per il Centro e Gianfranco Maffei (Foggia) e Giovanni Corsello (Palermo) per il Sud.

L’ANABO nel complimentarsi  con il nuovo Presidente e con i  componenti del nuovo Direttivo, desidera altresì ringraziare i suoi validissimi candidati Piermichele Paolillo (Policlinico Casilino, Roma), Paolo Manzoni (Ospedale di Biella) e Armando Cuttano (Ospedale universitario di Pisa) che hanno presentato le proprie candidature ottenendo ottimi risultati in termini di voti, avendo elaborato un programma di lavoro altrettanto ambizioso, peraltro condiviso e in parte sovrapponibile. La nostra associazione invita i suoi alfieri a continuare a fornire il proprio prezioso contributo al nuovo Direttivo SIN, che ha bisogno del sostegno e  della collaborazione di Tutti. BUON LAVORO! 

Le contraddizioni della società nei riguardi dei bambini

Un anno fa ho letto un bellissimo studio sul “Bambino nella storia” scritto da Parisi G.(Vasto), Vendemmia S.(Aversa) e Vendemmia  M. (Napoli) e pubblicato su Pediatria preventiva e sociale che voglio riproporre alla vostra attenzione perché dissertava su come ancora nel 2000 le posizioni fossero discordi nella nostra attuale società, una parte che  riconosce la fragilità e i bisogni dei bambini chiamando all’impegno gli adulti per ricoprire d’amore  la loro crescita nel rispetto di diritti e doveri mentre vi è un’altra parte della società che invece guarda con indifferenza al bambino, e, con crudeltà, lo rende spesso vittima di violenze e sfruttamento. Il cinismo del mondo d’oggi non ha limiti! Questo tema è stato affrontato oltre che da sociologi anche da psichiatri, psicologi e medici, tra cui i Proff. M. Ammaniti M. e V. Andreoli.  

Ora quando si parla di infanzia si sa quali sono i suoi confini temporali, ma una volta il termine infanzia comprendeva esclusivamente quel periodo della vita che andava dalla nascita fino all’uso più o meno completo del linguaggio e della parola. Oggi infanzia per noi pediatri significa periodo dalla nascita fino al periodo della pubertà. Ai nostri giorni il periodo è stato ulteriormente esteso dalla Legge quadro 2004/68 del Consiglio dell’UE contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia che definisce “fanciullo” un soggetto di età inferiore ai 18 anni (non compiuti) di età.

Negli ultimi decenni è stata rivalutata l’infanzia, nel suo divenire lento e progressivo, grazie ai progressi tecnici e scientifici e  poi tecnologici con la sempre più facile ed ampia diffusione di scritti pedagogici ed educativi. Le conoscenze sui diritti e sui bisogni dell’infanzia si sono rapidamente approfondite tanto da considerare il bambino un essere fragile che deve essere protetto dal mondo degli adulti; insomma il merito maggiore della sua rivalutazione sarebbe da attribuire alla stampa, come del resto è attribuito il demerito agli attuali mezzi tecnologici, elettronici e telematici, che hanno ghettizzato l’adolescenza in schemi stereotipati, che non rispecchiano più la componente emotiva nel rapporto con i propri pari. Ci sono però voluti molti secoli per riconoscere  all’infanzia il ruolo importante che merita e con esso uno dei bisogni più sentiti, quello della frequenza a scuola per partecipare attivamente e migliorare il proprio bagaglio culturale onde poter affrontare la vita con maggiori possibilità di successo.

Finalmente il XX secolo è stato definito il secolo dei bambini in cui sono stati sanciti i loro diritti ovunque nel mondo. Ricordiamo appena la Dichiarazione ONU sui Diritti dei bambini, la Convenzione Internazionale di New York del 1989 e poi la nascita dell’UNICEF seguita dalla nascita di molti organismi a difesa dell’infanzia nazionali, ma ci dobbiamo chiedere se dappertutto nel mondo si è riusciti a concretizzare tali bei propositi e tante iniziative in favore dei bambini perché invece temiamo che corrano ancora molti rischi e vivano, in molti Paesi, tra molte sofferenze. Inoltre si sostiene preoccupati che la stessa infanzia abbia perso la sua verginità, corrotta da un mondo commerciale e consumistico, con la perdita dei valori umani essenziali a causa di una cultura male applicata. Uno strumento salvato dagli studiosi è il computer ritenuto utile e complementare perché il suo uso prevede lo studio e l’acquisizione di un linguaggio e di capacità analitiche per programmarlo; quindi è necessario acculturarsi in questo campo specifico fin dai primi anni  di vita sotto la vigile osservazione – che in Italia è ancora, traballante ma ancora valida – praticata dalla famiglia e dalla scuola anche se del terreno è stato perduto nel campo dell’autorità e della credibilità dell’adulto agli occhi di un’infanzia sempre più frastornata e confusa; infatti il solido rapporto genitori-figli di un tempo ora è stato soppiantato dal “gruppo dei pari”, cioè dei compagni sui quali i giovani fanno più affidamento nel superare le loro ansie ed i loro dubbi esistenziali. L’autore senior dell’articolo, il Collega Parisi ricorda che tutti gli adulti hanno bisogno del bambino che è in ciascuno di loro per superare situazioni e condizioni negative o avverse. Parisi scrive che “saper tenere vivo il fanciullino che è in noi può salvarci dal diventare individui gretti e amareggiati, delusi e depressi; a rafforzare questo tenero sentimento possono e devono intervenire i pediatri che sanno perfettamente come la pensano i bambini che rappresentano il nostro futuro, che forse neppure vedremo, ma che vorremmo fortemente che fosse migliore del tempo, infantile e giovanile, che abbiamo vissuto noi.

Quindi non dobbiamo scoraggiarci come medici, madri, padri, nonne e nonni, ma dobbiamo lottare per far avere ad ogni bambino il suo lieto fine, che in fondo non è altro che il riconoscimento suggellato dalla difesa a tutti i livelli della loro fragilità, in quanto è fondamentale rafforzare e difendere, in ogni parte del mondo, la sua dignità ed i suoi sacrosanti diritti, combattendo la persistente scabrosa e deprimente realtà di abusi, maltrattamenti e violenze, sia fisiche che psicologiche, di cui sono tristemente oggetto queste “anime innocenti”.  

La pericardite in età pediatrica

Si tratta di un processo infiammatorio, acuto o cronico,  che si localizza sul pericardio (foglietto sieroso che riveste il cuore) con la formazione di un liquido, di natura sierosa, fibrinosa, purulenta o emorragica che si accumula nel sacco pericardico che avvolge il muscolo cardiaco. Le cause possono essere infettive (virali o batteriche), autoimmuni (reumatismo), metaboliche (problemi renali con uremia o mixedema da ipotiroidismo) onco-ematologiche. Qui il pediatra, fatta diagnosi, deve collaborare con il cardiologo.

Clinicamente (1) abbiamo la Pericardite acuta caratterizzata  da febbre, tachicardia, dolore in genere precordiale irradiato al braccio oppure  localizzato in area sopraclaveare sinistra, che scompare con il formarsi del versamento sieroso; all’auscultazione si apprezza lo sfregamento pericardico che scompare con il miglioramento seguito dalla guarigione.

(2) Si può avere il cosiddetto Tamponamento cardiaco quando la pericardite acuta evolve drammaticamente con accumulo di liquido intrapericardico. Sintomi: dispnea, tachicardia, polsi giugulari aumentati, epatomegalia, poso arterioso piccolo, ipotensione e shock. FANS, antidolorifici, pericardiocentesi in caso di versamento tamponante, infusione di liquidi per via endovenosa in caso di shock.

(3) La Pericardite costrittiva è rara nei bambini perché si ha quando la pericardite guarisce con cicatrizzazione (fibrosi), per la quale occorrono mesi o anni. Si osserva un quadro simile allo scompenso cardiaco destro: distensione delle vene del collo,  respiro di Kussmaul con lunghe pause tra inspirazione ed espirazione, toni cardiaci ovattati, tachicardia o fibrillazione atriale da eccessiva dilatazione atriale, epatomegalia, ascite (se il liquido si forma nella cavità peritoneale). La diagnosi viene confermata da ECG, Rx torace, Ecocardiogramma, pericardiocentesi a scopo diagnostico. Anche gli esami di laboratorio possono aiutare mostrando VES e PCR elevate, leucocitosi, ipergammaglobulinemia ecc. La terapia deve essere sintomatica, antinfiammatoria e contro il dolore (FANS non steroidei, indometacina, eventualmente cortisone (deltacortene) per 1-2 settimane e mira a prevenire le recidive).

La terapia, in generale, deve però basarsi il più possibile sull’individuazione delle cause: spesso la pericardite virale acuta è benigna, ma le cose si complicano quando la pericardite diventa purulenta (sono casi provocati dallo Staphylococcus aureo, dall’Haemophilus influenzae o dalla Neisseria meningitidis). Qui sono previsti il drenaggio pericardico aperto + gli antibiotici  scelti dopo isolamento dell’agente responsabile; la pericardite reumatica vuole i cortisonici; nell’artrite reumatoide la cura con steroidi e antinfiammatori deve essere prolungata; nella pericardite uremica occorre emodialisi con eventuale pericardiectomia; nella pericardite neoplastica è prevista la terapia sistemica e locale con i chemioterapici prescritti per la neoplasia. In caso di tamponamento c’è la pericardiocentesi evacuativa da eseguirsi in ambiente cardiochirurgico. La pericardite costrittiva deve essere trattata con la pericardiectomia radicale in modo da decorticare ampiamente il pericardio su un’area che comprenda le vene polmonari e sistemiche.

La miocardite in pediatria

La miocardite è un processo infiammatorio acuto a carico del miocadio (muscolo cardiaco); l’incidenza è sconosciuta perchè spesso il decorso è asintomatico. Nei lattanti la mortalità può essere elevata e nei bambini più grandi è del 25%; ma è importante sapere che la miocardite è la causa più frequente della cardiomiopatia dilatativa anche in epoca pediatrica. Le cause sono le infezioni, le complicanze di malattie infettive  oppure alcuni farmaci. Più frequente è la m. infettiva da virus (il CMV o Citomegalovirus, l’EBV Epstein-Barr herpes-virus responsabile della varicella e del fuoco di S. Antonio negli adulti, oppure il Covid-19); è più raro che entrino in causa batteri o funghi. Le forme non infettive sono provocate da farmaci (sulfamidici o indometacina per es.), droghe o processi autoimmunitari in corso di malattia reumatica, artrite reumatoide o malattia di Kavasaki. Nei neonati si manifesta con febbre, scompenso cardiaco e difficoltà respiratoria, acidosi, shock. Nei bambini più grandi la patologia esordire gradualmente con il dolore toracico, tachicardia e aritmie ventricolari fino allo scompenso di  cuore acuto; ma è possibile l’evoluzione in cardiomiopatia dilatativa con, in più, dispnea, vertigini, sincope, convulsioni, nausea e vomito, soffio cardiaco ed epatomegalia; molti casi sono asintomatici. Analisi: aumentate sono VES, PCR, AST e troponina T (enzima cardiaco), esami sierologici alla ricerca del virus o del batterio. Indagini: Rx torace, Ecocardiogramma fino al cateterismo cardiaco in caso di per biopsia miocardica. La Terapia: è di supporto nello scompenso cardiaco e nelle aritmie; nelle forme meno gravi sono utilizzati antibiotici e cortisonici (questi ultimi nella miocardite reumatica e nelle patologie autoimmuni). Nelle forme più gravi possiamo contare sugli inotropi  ad azione rapida (dopamina, dobutamina… da usare con cautela) e diuretici: la terapia nelle aritmie: è consigliata la somministrazione  di anti-aritmici come l’amiodarone per via e.v. Nei casi meno gravi, ACE inibitori come captopril o  enalapril e diuretici come la furosemide.

Soddisfatti dell’assistenza pediatrica nel nostro paese?

Io dico: “possiamo essere contenti della sanità, quella parte di sanità  che vigila sulla salute e il benessere dei bambini” anche se essa si dibatte tra mille difficoltà come ben sapete. E lo dobbiamo al sacrificio dei nostri colleghi e dei nostri collaboratori, infermieri neonatologici e pediatrici negli ospedali. L’assistenza pediatrica parte dalla Neonatologia (che cura fino a 30 giorni di vita)  inclusa la Perinatologia – nata nel Lazio con Giovanni Bucci e Cosmi a Roma circa 40 anni fa che studia e previene le criticità riguardanti la salute materno-fetale nel periodo perinatale, nei suoi aspetti socio-biologici e socio-sanitari e che aiuta a far nascere e crescere bene attraverso l’assistenza e indagini sulla madre e sul feto – ed arriva alla Pediatria che cura bambini dal 31° giorno di vita  fino ai  18 anni.  Possiamo essere soddisfatti sia della ridotta morbilità e mortalità infantile, siamo tra i migliori in Europa anche perché abbiamo conservato  l’approccio globale al paziente di cui si avvale il Pediatra  per tutelare la salute del bambino, inteso come individuo complesso e quindi con pari dignità rispetto all’adulto anche come membro della famiglia e quindi della comunità, con pari diritti.

La Pediatria universale ha resistito, ma ha corso un grande pericolo, quello di scomparire con il nascere ed il potenziarsi di quelle che alcuni decenni fa si chiamavano ultra-specialità o sub-specialità, ora divenute super-specialità.  Per fortuna, grazie agli uomini che abbiamo scelto negli anni passati per guidarci come presidenti della Società Italiana di Pediatria, la figura del pediatra è rimasta integra, sempre al fianco del bambino, suo amico e difensore, risoluto  nel prendere decisioni tempestive anche di vitale importanza, ma anche disponibile ad inviare i suoi piccoli pazienti alle consulenze super-specialistiche, come in campo chirurgico per correggere malformazioni o metabolico, in caso di necessità e di ricerche particolari. In fondo il Pediatra ha saputo salvaguardare il suo  patrimonio culturale, etico e deontologico che è cresciuto di decennio in decennio e di cui è depositario, pur riconoscendo e rispettando i progressi scientifici raggiunti. 

La Pediatria generale in alcune piccole realtà sanitarie è ancora un pò fragile laddove può affidarsi soltanto a piccoli reparti pediatrici o a Centri nascita con pochi nati nell’arco di un anno; in realtà  i direttori generali di ASL nel cui assetto vi sono Reparti (U.O.) di pediatria generale con pochi posti letto devono sapere  che ora il futuro si gioca non più sulle patologie acute, bensì sulle malattie croniche dei bambini portatori di problemi genetici un tempo mortali, di ex prematuri o pre-termine, di disabili, di guariti da tumori, oppure di portatori di malformazioni congenite, queste ultime patologie rare e di difficile diagnosi. Ne ha parlato anche la Turin su corriere salute. E’ lo stesso motivo per cui i Reparti pediatrici ospedalieri devono integrarsi con i servizi territoriali; questi ultimi hanno bisogno di specialisti e di laboratori attrezzati, perciò, anni fa, erano stati creati i dipartimenti materno-infantili, di cui molti di noi sono stati artefici, ora però in disarmo. Situazione creatasi perché ancora mancano lo spirito collaborativo e il corretto e veloce scambio di informazioni tra strutture ospedaliere e servizi socio-sanitari del territorio; ormai è tempo che i pediatri di famiglia, riuniti in associazioni e coadiuvati dagli infermieri di comunità e/o di famiglia, garantiscano la reale continuità assistenziale anche nei giorni festivi e prefestivi con turni di notte  qualificati. Ancora manca una costante presenza specialistica riabilitativa  per il recupero di bambini disabili o con malattie croniche, che devono poter superare le loro problematiche esistenziali avendo diritto anch’essi, come le loro famiglie abbandonate, di godere di una migliore qualità della vita. Non dobbiamo però dimenticare i progressi scientifici che si sono molto concentrati in questi anni sulla prevenzione che ha portato all’introduzione di molti vaccini efficaci e sicuri che sono somministrati a tutti i bambini dal 2° mese di vita  attraverso il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale in vigore da anni e che ha diffuso la pratica vaccinale su larga scala inglobando anche l’età adulta contro papillomavirus, tetano, difterite, meningite, influenza, Herpes zoster ed epatite A, fino a giungere al vaccino contro lo pneumococco e il covid, quest’ultimo nostro ultimo grande nemico.

Sempre in campo preventivo dobbiamo riconoscere che con tutti i limiti legati alla pigrizia propria dei nostri conterranei, lo stile di vita sta cambiando e l’attività fisica sta entrando nella mentalità di grandi e piccini. In questo campo anche la Scuola deve intervenire organizzando o favorendo incontri e seminari nelle sue sedi. Risale a qualche giorno fa un Accordo dei pediatri con il CONI per iniziative che vogliono far dimenticare i mesi perduti a causa della pandemia da covid; l’altro argomento che ora trova una diversa attenzione nella popolazione è l’alimentazione più equilibrata consigliata da nutrizionisti. I nostri laboratori sono ora in grado di diagnosticare fin dalla nascita patologie che prima non riuscivamo a individuare e ciò migliorerà ancora di più la salute dei nostri bambini. Ribadiamo che al primo posto nei nostri pensieri di pediatri vi è la promozione e la tutela della salute dei bambini, sempre più scarsi numericamente (e perciò ancora più preziosi) a causa della crescente denatalità; infatti nella scala delle necessità troviamo al primo posto il potenziamento della Medicina perinatale e neonatale che sta consentendo anche ai bambini meno fortunati perché affetti da gravi patologie genetiche di sopravvivere e di sperare in una  qualità della vita migliore.

La promozione della salute oggi è garantita da un’informazione capillare, anche se a volte eccessiva e poco qualificata, ma possiamo contare su un volontariato composto da professionisti sempre più agguerriti e preparati scientificamente, per cui l’informazione, grazie anche alla moderna tecnologia, ormai è in grado di informare in modo completo e corretto raggiungendo tutti i cittadini. Ora non solo i genitori, ma anche i ragazzi si interessano alla propria salute e navigano su internet cercando articoli sulla nutrizione e soluzioni ai loro  problemi  legati alle note ansie adolescenziali accentuatesi con le restrizioni sopportate durante la pandemia. Infatti sono stati attivati servizi ambulatoriali specialistici di NPI per venire incontro a specifiche esigenze. L’altra faccia della medaglia dei contatti online è però rappresentata dai pericoli più volte segnalati dell’iperconnessione e della dipendenza dal web, oltre che dal rischio che i ragazzini facciano brutti incontri nei social network; sono situazioni da prevenire mediante corsi qualificati di Educazione sanitaria che deve diventare materia di insegnamento nelle scuole per non cadere schiavi del fumo di sigaretta e/o di sostanze stupefacenti o vittime dell’alcool.  Qui lo Stato dovrebbe fare molto di più; non bastano la caccia agli spacciatori e la polizia postale..

I temi sono molti e scottanti, per cui occorrerebbe integrare meglio le diverse anime dell’Area pediatrica, il cui potenziamento deve basarsi sul mantenimento di più stretti contatti tra strutture e servizi sanitari rafforzati dalla condivisione degli obiettivi e tra essi deve primeggiare il benessere dei minori  mediante la riduzione delle disuguaglianze assistenziali tra le varie regioni del nostro Paese. 

Studio clinico sulla Lattoferrina: efficace contro il covid

La rivista scientifica “Journal of Clinical Medicine” ha, a settembre, pubblicato i risultati di un recente studio clinico italiano che dimostra gli effetti benefici della lattoferrina, una proteina naturale multifunzionale, contro il Covid-19. Lo studio italiano  sulla somministrazione orale della Lattoferrina in circa 100 pazienti adulti infettati dal Covid, condotto utilizzando lattoferrina in capsule (Mosiac®, Pharmaguida), ha dimostrato come la sua somministrazione, da sola in pazienti asintomatici, o in associazione con altri farmaci in pazienti paucisintomatici o moderatamente sintomatici, sia un efficace trattamento privo di effetti avversi nella gestione dell’infezione da SARS-CoV-2.

“Al di là dell’indiscussa efficacia dei vaccini anti-SARS-CoV-2, la grande diffusione dell’infezione associata a questo coronavirus richiede anche la ricerca di agenti antivirali. E’ noto come la lattoferrina possieda attività antivirale, in quanto, quando viene in contatto con il virus impedisce il suo ingresso nella cellula e dunque la sua replicazione. La lattoferrina, inoltre, svolge  una potente attività anti-infiammatoria ed anti-trombotica, funzioni essenziali nel trattamento del Covid-19”. Così scrive Piera Valenti, Ordinario di Microbiologia dell’Università di Roma La Sapienza e Membro del Comitato internazionale di Esperti sulla lattoferrina.

Nello studio clinico retrospettivo citato, la precoce somministrazione orale di lattoferrina si è dimostrata utile nei pazienti COVID. Un primo dato rilevante riguarda il tempo necessario per ottenere la negativizzazione del tampone molecolare negli 82 pazienti trattati con lattoferrina, tempo che è stato nettamente inferiore rispetto a quello osservato in 39 pazienti non trattati (15 anziché 24 giorni).

Nessuno dei pazienti appartenenti al gruppo trattato con lattoferrina, inoltre, è stato ospedalizzato. I pazienti asintomatici, paucisintomatici e moderatamente sintomatici sono stati trattati con un diverso numero di capsule (da 1 a 5) contenenti ciascuna 200 mg di lattoferrina a seconda della severità del Covid-19. Nei bambini si deve usare metà dose (100 mg).

I risultati mettono, inoltre, in evidenza l’esistenza di un rapporto tra la maggiore efficacia del trattamento con la lattoferrina con la significativa riduzione dei sintomi e con l’età. Infatti, la lattoferrina viene sintetizzata sotto il controllo ormonale e la sua produzione diminuisce con l’avanzare dell’età, per cui nei soggetti più anziani che ne sintetizzano una minore quantità, la supplementazione della proteina esogena mostra una maggiore efficacia rispetto a quella osservata in pazienti più giovani. Lo studio giunge dopo altre 2 pubblicazioni internazionali apparse su Frontiers in Pharmacology (giugno 2021) e su PNAS  (agosto 2021) riguardanti l’efficacia della lattoferrina in vitro nell’inibire l’infezione da Covid-19.

Questa pubblicazione e questi dati molto interessanti”, commenta il Dott. Paolo Manzoni, nostro socio, Direttore di Pediatria e Neonatologia dell’ASL di Biella “rendono ancora più significativo lo studio randomizzato prospettico contro placebo e in doppio cieco che abbiamo condotto col medesimo prodotto e che abbiamo appena terminato a Biella e Novara, per valutare se la lattoferrina può dare benefici clinici in pazienti in età pediatrica già ospedalizzati per Covid-19. I risultati saranno resi pubblici a breve e potrebbero ulteriormente integrare e completare quelli oggi disponibili riguardo a una possibile azione anti-Covid-19 della lattoferrina stessa”.

Negli studi clinici citati, l’impiego precoce di Latte artificiale arricchito con Lattoferrina ha ridotto la percentuale di infezioni e del tratto respiratorio, come rinorrea (naso gocciolante), tosse e respiro sibilante, rispetto all’uso di un latte artificiale privo di lattoferrina. La lattoferrina ha anche dimostrato la capacità di eliminare i batteri che attaccano e distruggono le cellule intestinali e prevenendo casi di enterocolite necrotizzante (neonatologia); la ricerca è stata condotta 43 neonati prematuri.  Chi vi scrive ha personalmente usato questa molecola (100 mg/dì) nei bambini da molti anni e per molti anni con buoni risultati, anche se le proprietà della lattoferrina come integratore sono state approfondite e rilanciate in commercio ad es. dalla Dicofarm, essendo una glicoproteina contenuta nel latte materno, latte  vaccino, saliva e lacrime, che ha proprietà antimicrobiche aiuta il sistema immunitario a svolgere la sua funzione di difesa contro gli agenti patogeni localizzati nel tratto intestinale. L’attività immunoregolatrice, antinfettiva e antibatterica della lattoferrina è utile in particolare nei bambini e neonati nei quali  agisce impedendo, insieme al saccharomyces boulardii (probiotici), la proliferazione dei microrganismi dannosi nell’intestino, come Escherichia coli, Staphylococcus Albus, Candida albicans e Pseudomonas aeruginosa.

Attenzione, sta arrivando l’influenza

Sono stati segnalati già più di 50.000 casi nel Lazio dovuti a infezione da virus parainfluenzali, ma è già predisposto il programma della  campagna vaccinale anche contro i virus influenzali; i vaccini contro l’influenza H3N2 sono già pronti e già in distribuzione per evitare picchi pericolosi di febbre che renderebbero più difficoltosa la diagnosi di covid (ricordiamo che  all’inizio la sintomatologia è sovrapponibile).  Il segretario regionale per la FIMMG Lazio, il collega  Alberto CHIRIATTI attribuisce la precoce comparsa di faringiti, tosse e febbre al minor utilizzo della mascherina (da molti già ritenuta inutile e sconsideratamente abbandonata). Quindi è importante vaccinarsi anche contro l’influenza, vaccinazione che coincide per molti con il richiamo del vaccino anti-covid. L’importante è prenotarsi da subito; le prenotazioni sono già aperte per gli over 70, mentre per gli over 80 ricordiamo che è corretto effettuare il richiamo  anti-covid dopo 6 mesi dalla seconda dose e non prima. Importante è prenotarsi chiamando anche i medici di base. Per gli over 80 è possibile chiedere ed ottenere la doppia somministrazione con la terza dose di anti-covid.

Sono previste dosi gratuite sia per i soggetti fragili con patologie croniche ad esempio che per gli over 70; per gli altri l’antinfluenzale sarà somministrata a  pagamento con il costo di 12 euro per il vaccino e 6,16 € per l’iniezione.