Vaccino contro il vaiolo delle scimmie distribuito alle nostre regioni.

La Redazione DottNet ha scritto qualche giorno fa che comunque non sarà immunizzazione di massa. In Italia 545 casi, in Portogallo 720 casi. Una circolare del Ministero della Salute illustra le modalità ed i criteri per la vaccinazione, e le prime dosi del vaccino sono già state spedite alle regioni nelle quali si registra il maggior numero di casi. Lo ha annunciato il sottosegretario alla Salute Sileri ospite di Timeline, la striscia quotidiana di approfondimento di Sky TG24 che ha fornito le indicazioni per la vaccinazione contro il vaiolo delle scimmie. Per il momento avremo 16.000 dosi disponibili, ma ne arriveranno altre attraverso il canale di approvvigionamento europeo. In ogni caso non sarà una vaccinazione di massa come quella contro il Covid. 

Con il vaiolo delle scimmie diventato “emergenza nazionale negli Usa”, gli esperti infettivologi e immunologi della Food and Drug Administration (FDA) stanno studiando come rendere il vaccino disponibile per il maggior numero di persone. L’ipotesi più accreditata é quella di dividere il contenuto di una fiala del vaccino della Jynneos (azienda Bavarian Nordic), autorizzato dal nostro Ministero con decreto del 1 luglio 2022 contro il vaiolo, in 5: la nuova strategia vaccinale prevede per ogni persona 2 iniezioni a distanza di 28 giorni. Per mantenere la stessa efficacia con dosi più basse, gli esperti hanno osservato che la sostanza va iniettata tra due strati di pelle con un metodo chiamato “via intradermica” invece che con la classica iniezione sottocutanea. Il commissario della FDA, Robert Califf ha osservato che questo “nuovo approccio “intradermico” fornirebbe, appunto, ben 5 dosi con una singola fiala. Una strategia, già usata in passato, che secondo gli esperti non diminuirebbe la sicurezza e l’efficacia dell’immunizzazione”.

Situazione in Italia.Continuano intanto a crescere i contagi nel nostro Paese. il 5 agosto sono stati 545, 40 in più rispetto all’ultima rilevazione di 3 giorni prima. La stragrande maggioranza sono uomini: 540. Hanno fra 20 e 71 anni e in 159 casi si tratta di gente che ha viaggiato  all’estero di recente. Non c’è stata nessuna vittima. La Lombardia, che ha quasi la metà dei pazienti (250), riceverà più dosi delle altre Regioni: un migliaio, dovrebbero essere già arrivate. A Milano si è costituita una Unità  di coordinamento per la risposta all’epidemia, composta da epidemiologi della Regione, medici e rappresentanti di associazioni. Nel Lazio, seconda Regione per contagi (109), l’Istituto per le malattie infettive Spallanzani di Roma, candidato come Centro di riferimento regionale,  è pronto a iniziare le somministrazioni. I casi in Emilia Romagna sono 62, in Veneto37, in Piemonte e Toscana circa 21.

In Portogallo salgono a 710 i casi confermati di vaiolo delle scimmie negli ultimi tre mesi, di cui 77 registrati nell’ultima settimanaI casi riguardano quasi esclusivamente uomini (solo 4 donne, 2 in più rispetto alla settimana precedente), prevalentemente fra i 30 e i 39 anni d’età. Sono questi i dati, aggiornati ai primi di agosto, contenuti nel rapporto settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità portoghese. Oltre l’80% dei casi accertati si concentra nella regione di Lisbona e Valle del Tago, un’area che conta circa 3,5 milioni di abitanti. Questo rende il Portogallo un Paese ad alta concentrazione epidemiologica della malattia, il cui primo caso è stato diagnosticato il 3 maggio scorso. La campagna di vaccinazione, per ora limitata a un centinaio di casi scelti fra i contatti più vicini ai pazienti contagiati, è iniziata il 16 luglio scorso.

Il rientro a scuola con nuove regole se i casi aumentassero

L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato le nuove linee guida Covid per il rientro a scuola. Le mascherine sono indicate solo per gli studenti e gli operatori fragili. La notizia è data su Sanità Informazione da Valentina Arcovio che così ci informa: “ Sul fronte delle misure anti-Covid, il rientro a scuola sarà più «soft» rispetto allo scorso anno; niente mascherine per tutti; sono invece raccomandate le  FFP2  per gli studenti e il personale scolastico. Questa è una delle principali indicazioni contenute nelle Linee Guida Covid-19 per la riapertura delle scuole. Il documento, che riguarda le scuole del primo e del secondo ciclo di istruzione, è stato messo a punto dall’Istituto Superiore di Sanità, in accordo con iMinisteri della Salute e dell’Istruzione e con  la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

Vediamo nei dettagli: per il rientro a scuola è previsto un doppio livello di prevenzione: (a) standard e (b) con misure al bisogno; infatti nel documento sono proposte, a) da un lato, misure standard di prevenzione per l’inizio dell’anno scolastico che tengano conto del quadro attuale; b) dall’altro, ulteriori interventi da modulare progressivamente in base alla valutazione del rischio e al possibile cambiamento del quadro epidemiologico. “Un doppio livello – così hanno spiegato gli esperti – che consente al sistema un’adeguata preparazione, elasticità e attivazione rapida delle misure quando ve ne fosse il bisogno». Tra le misure di base indicate vi sono: 1) la presenza a scuola è consentita solo se si è senza sintomi/febbre e senza test diagnostico molecolare positivo per la ricerca di Sars-CoV-2; 2) Igienizzazione  delle mani ed “etichetta respiratoria”; 3) utilizzo di dispositivi di protezione respiratoria (FFP2) per personale scolastico e alunni che sono a rischio di sviluppare forme severe di Covid-19;4) sanificazione ordinaria (periodica) e straordinaria in presenza di uno o più casi confermati; 5) strumenti per gestione casi sospetti/confermati e contatti; 6) ricambi d’aria frequenti.

Un secondo livello di prevenzione  è previsto. Esso è basato  su “Ulteriori misure a scuola in base a eventuali esigenze di sanità pubblica”. Il documento individua come possibili ulteriori misure di prevenzione in caso di eventuali esigenze di sanità pubblica e di cambiamenti del quadro epidemiologico:1)  il distanziamento di almeno 1 metro (ove le condizioni logistiche e strutturali lo consentano); 2) precauzioni nei momenti a rischio di aggregazione; 3) aumento della frequenza di sanificazione periodica; 4) gestione di attività extracurriculari come laboratori solo garantendo l’attuazione di misure di prevenzione; 5) mascherine chirurgiche o FFP2, in posizione statica e/o dinamica (da modulare nei diversi contesti e fasi della presenza scolastica); 6) concessione palestre/locali a terzi solo con obbligo di sanificazione; 7) somministrazione dei pasti nelle mense con turnazione ma il consumo delle merende deve avvenire al banco. Tutto qui!

Il ricambio dellaria resta purtroppo un problema insoluto perché nelle scuole non è stato applicato – durante il periodo estivo – alcun impianto di aerazione degno di questo nome; a scuola si consigliano solo le finestre aperte anche nei mesi invernali  con buona pace di genitori preoccupati e di studenti che infreddoliti nonostante maglie doppie e coperte da casa (si proprio coperte) hanno segnalato di non avere potuto l’anno scorso  seguire le lezioni a causa dello sgradevole e pericoloso “semi-autocongelamento”. E’ grave il fatto che  a quasi tre anni dall’inizio della pandemia le misure (diciamo meglio “le non misure”) restino pressoché identiche solo per problemi burocratici mentre l’installazione di impianti per il ricambio dellaria, novità che doveva essere già introdotta nelle aule, resta un traguardo ancora da raggiungere.  E si deve sperare orami solo nel buon Dio. Nella gran parte delle aule scolastiche, infatti, il ricambio continuerà ad avvenire spalancando le finestre: nonostante gli annunci arrivati da più parti anche autorevoli, infatti, le scuole hainoi non dispongono di fondi specifici per installare idonei e moderni impianti di aerazione. E’  davvero grave, anzi triste, constatare che non è stato ancora possibile per le Scuole procurare in tempo un numero sufficiente di condizionatori d’aria che assicurino la sanificazione dell’aria che se inquinata – è bene sottolinearlo e ricordarlo – rappresenta il veicolo più importante dei contagi causati dai  virus respiratori tra cui il covid-19.

Il Ministro della Salute: “Risorse aggiuntive con PON Salute anche in favore dei minori”

Il Ministro della Salute, al Congresso nazionale di Pediatria, ha annunciato che in Sanità, oltre al PNRR, il Sud Italia riceverà 625 milioni dal PON Salute 2021-27. Quest’annoha dichiarato per la prima volta nella storia della Programmazione Europea dei Fondi Italiani abbiamo un PON SALUTE che investiremo sul recupero di screening oncologici nelle regioni del Mezzogiorno, sulla salute mentale, sul rafforzamento dei servizi consultoriali  e sulla medicina di genere. Dunque , dopo 2 anni pandemici c’è la possibilità di un rilancio con risorse che dovranno essere implementate. È l’inizio di una stagione nuova, che ha come obiettivo l’integrazione di risorse per rispondere alle necessità del nostro SSN”, ha concluso. Ne ha parlato su  FASI anche la giornalista Cristina Petrachi già il 16 Febbraio 2022. 

Dunque nei prossimi anni la Sanità del Sud potrà contare non solo sul 41% delle risorse del PNRR stanziate per il comparto, ma ora anche sul PON Salute 2021-27 che rappresenta una novità assoluta per l’Italia. Si parla di 625 milioni di euro tra FESR, FSE e cofinanziamento nazionale, che saranno investiti in quattro Aree specifiche. A livello regionale, è stato già ammesso a finanziamento tutto ciò che è utile alla prevenzione ed al contenimento del Covid-19 nelle strutture sanitarie e ospedaliere, a partire dai dispositivi di protezione individuale e dal materiale per tamponi naso faringei e screening sierologici, fino ai gel igienizzanti e ai farmaci per i pazienti colpiti dal virus. Il ministro ha proseguito: “Veniamo da mesi difficilissimi e i pediatri li hanno vissuti sulla loro pelle, dentro questo contrasto al covid che ha riempito le giornate e le nottate, impegni che hanno reso più complesse e indaginose le normali dinamiche di rapporto con la cittadinanza. E in questi mesi lo Stato ha potuto contare sempre sui pediatri, sulla loro capacità di offrire assistenza, di offrire vicinanza alle persone e capacità di rispondere ai loro problemi. Siamo in una fase particolarmente delicata della vita del nostro Servizio Sanitario Nazionale, mai tante risorse sono state impegnate in un tempo così breve”. Così  ha detto il ministro Speranza che ha pure dichiarato che la Sanità ha avuto 14 miliardi in più per un totale di 124 miliardi, +8,7%. Poi abbiamo i 20 miliardi  del PNRR e, per la prima volta nella storia della programmazione europea, aggiungiamo il PON salute, cioè uno strumento che ha l’obiettivo di ridurre le differenze assistenziali tra il Mezzogiorno e il Nord del Paese in termini di organizzazione e qualità; e non è mai stato deliberato un PON sulla salute. Quindi abbiamo nuove risorse grazie alle quali dovremo fare riforme e migliorare ancora le condizioni di vita dei professionisti dell’età evolutiva in primis, che sono la leva essenziale; si dovrà investire sulle nuove tecnologie, sulla sanità digitale, modernizzare la strumentazione che è a disposizione dei nostri ospedali ma anche dei nostri servizi ambulatoriali. Questo lavoro dovrà essere fatto insieme, con determinazione per trasformare la crisi in cui siamo stati questi ultimi due anni in opportunità di ripartenza. E per questa sfida di rilancio si può contare sulla Pediatria italiana, che ha dimostrato di avere competenze e capacità, rappresentando  una risorsa straordinaria in grado di aiutare a costruire un Servizio Sanitario Nazionale più forte”. Non dimentichiamo, Caro Ministro, poi di frenare la fuga dei medici dagli ospedali e dalla medicina convenzionata e procediamo all’assunzione “anche a tempo determinato in attesa di concorso” dei nostri specializzandi -ma subito – in modo da sopperire alla grave, persistente carenza di operatori sanitari dell’Area pediatrica, per quanto di nostra competenza.

Ed ora passiamo ad alcuni Progetti da PON Salute in corso di realizzazione che meritano il nostro appoggio oltre che  l’attenzione  dello Stato. Si tratta di Progetti da diffondere  perché si tratta di ragazzi che aiutano altri ragazzi in difficoltà, come  può essere vissuto un  ricovero o prenotazioni e accompagnamento per indagini ambulatoriali ospedaliere. La molla, la spinta è  fare sempre meglio. Parliamo oggi di una iniziativa che si è svolta nel Reparto di Pediatria dell’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, dove un gruppo di studenti delle prime classi dell’Istituto Comprensivo “Ricci Muratori” ha dato vita ad uno spettacolo teatrale per allietare i piccoli pazienti dell’ospedale e altri bambini in attesa di visite/analisi, nonché i loro genitori, anche coinvolgendoli. Lo spettacolo fa parte di un Progetto della scuola di didattica alternativa (esempio di PON salute) per il recupero o approfondimento delle materie di italiano e matematica, attraverso laboratori di teatro funzionali miranti a  migliorare il flusso verbale, la comprensione di testi e conseguente elaborazione espressiva in “linguaggio cinematografico”. Visti gli ottimi risultati che tali laboratori stanno conseguendo recuperando scolari anche disagiati, gli Insegnanti e la dirigente dell’Istituto, professoressa Sandra Baldassarri, nonché l’educatore che ha creato il laboratorio, Matteo Pironi, hanno valutato positivamente l’idea di allestire uno spettacolo in ospedale, in favore dei pazienti in età evolutiva. Un sabato mattina dunque i ragazzi, con alcuni genitori e linsegnante Tiziana Casadei, si sono recati in ospedale, accolti dal Primario Dr. Federico Marchetti e da altri operatori del reparto, dove hanno dato vita a vari Sketch e Gag in chiave umoristica, sorprendendo piacevolmente ed emozionando i presenti. Tutto ottimamente riuscito, tanto che, in vista del prossimo anno scolastico, si sta già pensando di riproporre  Eventi della stessa tipologia in grado di favorire uno sviluppo armonico dei ragazzi in situazioni di bisogno e di prevenire il disagio legato a patologie con ricovero. Siamo in presenza di progetti da riprodurre perché trovano la sede ideale nelle scuole, come aveva ricordato anche il nostro presidente Prof. Alberto Villani nella sua veste di Presidente SIP. La scuola è la sede ideale di integrazione tra sevizi di cura ospedalieri e sociali. Qui insegnanti ed educatori colgono l’occasione per ribadire l’importanza di simili esperienze, non isolate e concordate, in grado di aggregare come solo la Scuola può fare utilizzando però strumenti innovativi come laboratori, scambi di esperienze e di emozioni, controlli della crescita culturale ed anche fisica di tutti gli scolari fino all’emancipazione dei ragazzi che possono così rendersi partecipi e protagonisti del loro futuro, nella consapevolezza dei limiti e disagi che ogni giorno si devono affrontare ma che, attraverso l’elaborazione consapevole degli avvenimenti, è possibile superare…magari aiutando, come volontariato, altri ragazzi e bambini ricoverati in ospedale per patologie croniche. A questo punto anabonews non può non rimpiangere i vecchi dipartimenti materno-infantili entrati in azione tra la fine del 1900 e i primi anni del 2000 che hanno iniziato un’opera capillare di aggregazione e di integrazione tra servizi socio-assistenziali territoriali inclusivi della collaborazione del Mondo della scuola tramite gli Uffici regionali scolastici, dei consultori familiari e servizi sociosanitari dislocati nelle varie AASSLL e i reparti ospedalieri ostetrici e pediatrici. Raccomandiamo di insistere su questa linea perché queste iniziative culturali e artistiche fanno parte della terapia della mente che presuppone in alcuni casi del supporto psicologico ma che assicura un sicuro successo sul recupero di molti bambini affetti da patologie croniche, congenite o acquisite, e sul loro reinserimento sia nella scuola che in famiglia fino al ripristino di tutte le attività educative e sportive alle quali hanno diritto tutti i minori.

“Serenissima Ristorazione” esempio di gestione esternalizzata dei lactarium o banche del latte umano donato

Il Prof. Luigi Orfeo, Presidente Soc. It. di Neonatologia (SIN) ha recentemente inviato ai suoi iscritti questa preziosa informazione per far conoscere e richiamare l’attenzione su una importante, positiva realtà rappresentata dalla riorganizzazione delle Banche del Latte umano donato. Io ricordo ancora l’utilità del Lactarium all’interno della Clinica Pediatrica Universitaria del Policlinico Umberto I, era l’anno 1963 quando entrai come volontario (un anno prima di iniziare la mia specializzazione, essendo studente del VI anno di medicina) nel reparto di Ematologia pediatrica diretta dal Prof. Stegagno senior, mio primo Maestro di Pediatria. Il documento della SIN illustra l’attività della Serenissima Ristorazione, il Gruppo che oggi è una delle realtà italiane più importanti nel campo della ristorazione commerciale e collettiva. Con una produzione di 50 milioni di pasti annui, 14 società collegate e più di 9.000 dipendenti fra Italia ed estero, il Gruppo propone servizi, dalla produzione alla gestione, dedicati alle esigenze anche degli ospedali, una mission portata avanti fin dalla sua fondazione avvenuta nella metà degli anni ’80. Questo significa impegno costante per fornire standard sempre più elevati nei servizi di ristorazione collettiva per asili, scuole, aziende, ospedali e RSA. L’alimentazione, inutile dirlo, è infatti uno dei bisogni primari degli esseri umani, una necessità alla quale dobbiamo rispondere fin dai primi istanti di vita. Naturalmente inutile sottolineare l’importanza del latte materno che è deputato a fornire al neonato gli indispensabili elementi nutritivi e difensivi contro le malattie di cui ha bisogno per crescere. Come è stato ampiamente dimostrato, il latte di donna è un alimento che presenta notevoli vantaggi in termini nutrizionali, immunologici ed economici rispetto ai suoi sostituti. Eppure di infiniti tentativi per emularlo ce ne sono stati; è un elemento così importante che, in alcune situazioni patologiche, è necessario potere avere latte di donna a disposizione, ad esempio nei casi in cui il latte materno non è disponibile o non può essere somministrato. Le Banche del Latte Umano Donato hanno in quesi casi un ruolo fondamentale. Esse sono conosciute anche come Lactarium, sono infatti strumenti indispensabili per le necessità nutrizionali dei neonati e Serenissima Ristorazione offre loro, da anni, un prezioso contributo in tal senso grazie alla creazione di un Servizio Banca del Latte Umano Donato (BLUD) per i bambini bisognosi, come nell’Azienda Ospedaliera di Padova, portato come esempio di efficienza. Il servizio prevede la selezione, la raccolta, il controllo, il trattamento, la conservazione e la distribuzione del latte umano donato, da utilizzare per specifiche necessità mediche. Così organizzato, in gestione esternalizzata, il Lactarium è pertanto la struttura che gestisce, come le vecchie, adorabili balie, il latte umano per i bambini appena nati. I motivi che impongono la sua somministrazione possono essere i più svariati: tra questi, la nascita prematura oppure i casi di neonati che non possono essere alimentati al seno oppure i neonati con patologie gravi, congenite o acquisite (rialimentazione dopo interventi chirurgici, alimenti speciali per malattie metaboliche, per cardiopatie, ecc.). La Banca del Latte Umano Donato si occupa, inoltre, del cosiddetto “latte formula”, preparato e somministrato quando non è possibile utilizzare il latte umano.

Conforme alle attuali Linee Guida della Società Italiana di Neonatologia, nonché in linea con i Centri di Neonatologia nazionali di terzo livello (altamente specializzati) e con le indicazioni dell’OMS, l’organizzazione del Lactarium curata da Serenissima Ristorazione prevede una o più sedi in prossimità degli ospedali: l’obiettivo è la raccolta, il trattamento e la distribuzione del latte materno. Tra i vantaggi anche quello di alleggerire le Aziende Sanitarie dal compito di gestire tutte le fasi operative connesse, inclusa la tracciabilità di ogni biberon. La gestione esternalizzata permette, inoltre, di rispondere in maniera flessibile e puntuale alle diverse esigenze dei Reparti ospedalieri e del Pronto Soccorso.

Sono essenzialmente 4 le fasi operative connesse al servizio: 1) una fase di pre-produzione, di competenza ospedaliera, per il controllo dei requisiti e la validazione delle donatrici; 2) una fase di produzione effettuata con procedure e istruzioni operative indicate nel metodo HACCP, tra cui confezionamento, conservazione, pastorizzazione e porzionatura; 3) una fase di post-produzione, che prevede il trasporto dei biberon ai reparti rispettando la “catena del freddo”; 4) una fase di consegna e rigenerazione, in cui il personale di reparto prende in consegna i biberon e li conserva a temperatura controllata fino al loro utilizzo. Questo di Padova è solo un esempio di efficienza e professionalità, ma molte altre Aziende sanitarie in Italia hanno optato, e possono ancora farlo, per tale soluzione, essendo stata dimostrata ampiamente la sua utilità, non solo sul piano organizzativo ma anche su quello della sicurezza igienico-sanitaria.

La febbre del Nilo o West Nile Fever 

ISS “In Piemonte la prima vittima: da giugno confermati 15 casi e 4 decessi. La veterinaria dell’Istituto Zoo profilattico di Torino Maria Caramelli: “E’ necessario continuare a fare prevenzione attingendo alle “buone prassi” per tutelarci, in un’estate così calda, anche dalle punture delle zanzare che possono trasmettere  all’uomo l’ennesimo virus pericoloso circolante anche in Italia”. Abbiamo saputo dai Telegiornali e  da Maria Vittoria Savini, giornalista scientifica, che in Italia abbiamo avuto casi di febbre del Nilo, così si chiama quest’altra malattia infettiva. Da inizio giugno fino al 19 luglio 2022, in Italia, sono stati diagnosticati 15 casi causati da un virus trasmesso dalle zanzare; 4 persone colpite sono decedute, di cui 2 in Veneto, 1 in Piemonte e 1 in Emilia-Romagna.  Sono inoltre ancora da confermare altri 3 casi in Veneto, di cui 2 deceduti. Lo riporta il nuovo Bollettino settimanale della sorveglianza del West Nile, pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che precisa come “al momento il numero dei casi è leggermente più alto, ma comunque confrontabile con quelli registrati negli altri anni non epidemici, per fortuna lontano dalla brutta epidemia del 2018”.  Dei 15 casi confermati, 9 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva (4 in Emilia-Romagna, 3 in Veneto e 2 in Piemonte), 5 casi identificati in donatori di sangue (2 in Lombardia, 3 in Veneto) e 1 caso sintomatico (Veneto). La prima vittima registrata in Piemonte a causa della febbre del Nilo è un’anziana ultra-novantenne, residente in provincia di Novara.  “L’Istituto Zooprofilattico sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, ha avviato lo screening di 6 pool di zanzare” avverte la Dott.ssa Maria Caramelli, del Laboratorio Sorveglianza Malattie Emergenti Istituto Zooprofilattico che precisa “Il virus non si trasmette da persona a persona tramite il contatto con le persone infette ma attraverso la puntura diretta di insetto. Il virus è in grado di infettare anche altri mammiferi, soprattutto equini, ma in alcuni casi anche cani, gatti, conigli e altri. Fortunatamente la maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo e solo l’1% degli infetti manifesta i sintomi più gravi. La febbre del Nilo è più aggressiva nei confronti di soggetti anziani e fragili”.  Questa febbre (West Nile Fever) è malattia provocata da un virus della famiglia delle Flaviviridae, isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, appunto nel distretto West Nile (da qui il nome) e il virus è diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America. I serbatoi del virus sono gli uccelli selvatici e le zanzare (più frequentemente del tipo Culex), le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo. Altri mezzi di infezione documentati, ma molto più rari, sono trapianti d’organo, trasfusioni di sangue e trasmissione madre-feto in gravidanza. Il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni, ma può essere anche di 21 giorni nei soggetti con deficit  del sistema immunitario. Infatti la maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo. Fra i casi sintomatici, circa il 20% presenta sintomi leggeri: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, dermatite. I sintomi possono durare pochi giorni, in rari casi qualche settimana, e possono variare molto a seconda dell’età della persona. Nei bambini è più frequente una modesta febbre, negli adolescenti la sintomatologia è caratterizzata da febbre mediamente alta, congiuntivite, mal di testa e dolori muscolari. Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, la sintomatologia può essere molto più grave (encefalopatie o paralisi flaccida). I sintomi più gravi si presentano in media in meno dell’1% dei pazienti (1 persona su 150), con febbre alta, forti cefalee, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, fino alle convulsioni, alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici (encefalopatie negli USA) possono persistere a lungo. Nei casi più gravi (circa 1 su 1000) il virus può causare un’encefalite letale. La Diagnosi viene prevalentemente effettuata attraverso i test di laboratorio (A. Elisa o Immuno-fluorescenza) effettuati su siero e, dove indicato, su fluido cerebrospinale, per la ricerca di anticorpi del tipo IgM. Questi anticorpi possono persistere per periodi anche molto lunghi nei soggetti malati (fino a un anno), pertanto la positività a questi test può indicare anche un’infezione superata. I campioni raccolti entro 8 giorni dall’insorgenza dei sintomi potrebbero risultare negativi, pertanto è consigliabile ripetere a distanza di tempo il test di laboratorio prima di escludere la malattia. B) In alternativa, la diagnosi può anche essere effettuata attraverso PCR o coltura virale su campioni di siero e fluido cerebrospinale. Nel campo della prevenzione, non esiste un vaccino per la febbre West Nile. Attualmente sono allo studio dei vaccini, ma per il momento la prevenzione consiste soprattutto nell’evitare di esporsi alle punture di zanzare. Pertanto è consigliabile proteggere i locali dove si soggiorna o si lavora per evitare che le zanzare si riproducano  facilmente, adottando le seguenti misure: 1) usando repellenti e indossando pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto; 2) usando delle zanzariere alle finestre; 3) svuotando di frequente i vasi di fiori o altri contenitori (per esempio i secchi e sotto-vasi) con acqua stagnante; 4) cambiando spesso l’acqua nelle ciotole per gli animali; 5) tenendo le piscine per i bambini in posizione verticale quando non sono usate.

Terapia: abbiamo già detto che non esiste una terapia specifica per la febbre West Nile, ma, nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno o possono protrarsi al massimo per qualche settimana. Nei casi più gravi è invece necessario il ricovero in ospedale, eventualmente in Terapia intensiva, dove, se disidratazione, si devono somministrare fluidi per via endovenosa (per reidratazione e somministrazione farmaci e ossigeno per trattare l’encefalopatia, qualora tale complicanza dovesse sopraggiungere.

Il bonus ai padri separati in difficoltà  economiche, per 1 anno

 Firmato IIil Decreto è stato firmato qualche giorno fa. Diciamo subito che la misura prevede l’erogazione, fino a 800  (ottocento) euro al mese per 1 anno, per il genitore che non sia in grado  di pagare, per difficoltà economiche, gli alimenti ai figli. Vediamo chi ne ha diritto e che cosa prevede. Il bonus per i papà separati, che a causa di un grosso calo dei redditi dovuto alla pandemia non hanno potuto pagare l’assegno di mantenimento ai propri figli, è diventato una gradita realtà per chi, come noi, vuole tutelare i sacrosanti diritti dei bambini. Il ministro per le Pari opportunità e la Famiglia On. Elena Bonetti ha finalmente firmato il decreto che dà il via libera al pagamento del bonus dopo una serie di correttivi e limature. “Il Bonus per i padri separati è una misura che ha avuto un lungo iter perché nella formulazione con cui essa era stata presentata dalla Lega era di fatto inapplicabile” questo ha dichiarato la ministra Bonetti “Era valida per gran parte degli obiettivi, ma è stato necessario modificarla per renderla applicabile ed equamente erogabile a Tutti i figli di coppie separate. In questo modo riusciamo a erogare queste risorse necessarie a tutti i ragazzi. Felice di aver portato a compimento questa misura firmando nel mese di luglio la proposta di decreto”. Il bonus era infatti presente nel Decreto “Sostegni” approvato nel maggio del 2021, ma allora ritenuto “inapplicabile” dai tecnici.

Misure previste.Il bonus per i padri separati prevede un assegno dal valore massimo di 800 euro al mese per un anno (per un totale di 9.600 euro) erogato ai genitori che non riescono a pagare l’assegno di mantenimento ai figli a causa di una contrazione dei loro introiti legata alla pandemia da Covid 19. Il decreto con il quale sono stati stanziati 10 milioni di euro è attuativo e ormai pronto. Secondo l’attuale formulazione della misura, gli 800 euro mensili potranno essere richiesti e andranno “al genitore che deve provvedere al mantenimento dei figli minori, nonché dei figli maggiorenni portatori di handicap grave, conviventi che non abbiano ricevuto, del tutto o in parte, l’assegno di mantenimento a causa dell’inadempienza del genitore”. E’ importante sottolineare che la formulazione originaria del testo si riferiva solo a genitori separati o divorziati, escludendo così le coppie di fatto che invece ora sono incluse. Un altro nodo è stato poi sciolto nell’ultima versione del testo, quello che evita il rischio che il genitore trattenga per sé il denaro senza farlo arrivare ai figli quale assegno di mantenimento.

I Requisiti: Il reddito di chi richiede il bonus, come si legge nel testo, deve essere inferiore o uguale a 8.174 euro nell’anno in cui viene presentata la domanda. Ha diritto a riceverlo il padre che è tenuto a pagare gli alimenti e che si è visto ridotta o sospesa la propria attività lavorativa a causa del Covid a decorrere dall’8 marzo 2020, per una durata minima di novanta giorni o per una riduzione del reddito di almeno il 30% rispetto a quello percepito nel 2019. Restano però esclusi tutti coloro che hanno ricevuto, anche solo parzialmente, l’assegno di mantenimento nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 marzo 2022. Ma il problema va approfondito in sede attuativa.

II provvedimento è ora alla firma degli altri ministri interessati (Economia e Giustizia) e finalmente l’erogazione del sostegno potrà poi partire!

Decreto PNRR bis: le risorse per lo sport

Cristina Petrachi,  29 Giugno 2022

Notiziario. Anabonews condivide pienamente questo articolo che apre nuovi orizzonti e prospettive per migliorare il proprio fisico ma anche e soprattutto la mente degli adolescenti. Lo pubblichiamo perché abbiamo più volte detto che la droga e l’alcol si insinuano subdolamente  tra i giovanissimi nostri amici e pazienti a causa di situazioni di disagio che possono  nascere da problemi familiari o da condizioni sociali negative che possono portare all’ansia o addirittura alla  depressione, anche tra i minori e i recenti dati Istat sull’argomento lo testimoniano, Dunque una sana e continua attività sportiva può essere una terapia o, ancora meglio, un’arma di prevenzione dei disturbi psichici. Ma spesso nelle periferie o nei piccoli paesi prevalentemente nel sud d’Italia mancano strutture e attrezzature adeguate per creare centri polisportivi di aggregazione ed ecco che la legge di cui stiamo per parlare può essere un’arma molto potente, da sfruttare anche per evitare l’insorgere o l’aggravarsi di problemi sociosanitari, attualmente in crescendo.

Ci informa la giornalista Cristina Petrachi sulla legge di conversione del DL 36-2022 che ha approvato anche due misure per lo sport. Da un lato, infatti, ci sono dei nuovi contributi per piscine e impianti sportivi al Sud; dall’altro, invece, vengono definiti i criteri per assegnare le risorse aggiuntive del Fondo per il potenziamento dell’attività sportiva di base. 

Dunque la legge di conversione del decreto PNRR bis non ha lasciato a mani vuote il settore sportivo. Nonostante infatti, all’inizio, lo sport non avesse ricevuto un sostegno dal nuovo decreto, le cose sono cambiate nel corso dell’esame parlamentare della misura che, in ultimo, ha invece portato all’inserimento di due interventi specifici per lo sport, volti a rafforzare il settore e gli organismi che vi operano.

Le risorse aggiuntive del Fondo per il potenziamento dell’attività sportiva di base. La prima misura riguarda il Fondo per il potenziamento dell’attività sportiva di base, previsto dalla legge di bilancio 2021 (L. 178-2020). Il bis ha infatti previsto che l’autorità di governo competente in materia di sport specifici i criteri e le modalità di assegnazione delle risorse aggiuntive previste dall’art.46-bis, comma 1 del primo decreto Recovery (il DL 152-2021) per il finanziamento di organismi sportivi, nell’ambito del Fondo per il potenziamento dell’attività sportiva di base (varato dalla legge di bilancio 2021).

L’anno scorso, infatti, il DL Recovery aveva previsto che almeno il 50% delle risorse del Fondo dovessero essere destinate a una serie di soggetti (federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, gruppi sportivi militari e corpi civili dello Stato, associazioni benemerite e di volontariato), per la promozione e la realizzazione dell’attività sportiva di base in tutto il territorio nazionale. Su questo è intervenuto il nuovo decreto PNRR, stabilendo che l’autorità di governo competente in materia di sport individui – appunto – i criteri e le modalità attuative per l’assegnazione dei fondi.

Contributi a infrastrutture sportive e piscine per produrre energie rinnovabili.  La seconda misura per lo sport finita nel Decreto PNRR bis riguarda invece i soggetti (pubblici e privati) che gestiscono o sono proprietari di piscine o infrastrutture sportive al Sud. L’articolo 24-bis del DL 36-2022 ha infatti stanziato 60 milioni di euro, per il 2023, per sostenere progetti d’investimento volti a installare impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili e i relativi sistemi di accumulo. Più nello specifico l’agevolazione consiste in un contributo in conto capitale (cioè a fondo perduto) fino a 1 milione di euro, il cui importo massimo è fissato nell’80% dei costi ammissibili. Diverse le categorie di soggetti che possono fare domanda di aiuti. Purché si tratti infatti di soggetti che gestiscono o detengono infrastrutture sportive o piscine, la platea di soggetti è composta da:

  • Associazioni e società sportive dilettantistiche, 
  • Federazioni sportive nazionali, 
  • Enti di promozione sportiva, 
  • Le discipline sportive associate,
  • Gli enti pubblici.

Visto che il contributo interessa solo le regioni meridionali (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia), a gestire la misura è l’Agenzia per la coesione territoriale. Per quanto riguarda invece i criteri, essi saranno stabiliti con un decreto del Ministro per il Sud e la coesione territoriale (di concerto con MITE, MEF e con l’Autorità politica delegata in materia di sport) che dovrà essere adottato entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del DL 36-2022.

Le linee guida dell’OMS Europa contro il covid per l’autunno

L’Oms Europa ha messo a punto un nuovo documento nato per indirizzare le scelte dei singoli Stati membri nel prossimo autunno prevedendo una nuova ondata di casi da covid. Lo riferisce quotidianosanità.it  che sottolinea come per l’OMS è  probabile che vi sia un aumento dei casi in autunno e inverno, dopo quelli registrati in questi mesi estivi, che si sovrapporranno ai virus respiratori circolanti nella stagione invernale.

L’impatto sulla salute pubblica di una nuova ondata dipenderà dai seguenti  fattori: (a) l’emergere di nuove varianti; (b) il livello di immunità delle popolazioni; (c) il livello convivenza fisica sul lavoro e nel tempo libero; (d) i viaggi internazionali; (e) la diffusione della vaccinazione sia per il COVID-19 che per l’influenza; (f) l’interruzione di altri servizi sanitari e (g) l’incidenza del cosiddetto Long COVID.

Perciò è indispensbile predisporre piani e misure di contenimento a tutti i livelli per ottimizzare l’uso di risorse sanitarie pubbliche e garantire che tutti i servizi sanitari siano comunque mantenuti attivi anche durante eventuali ondate pandemiche. L’OMS ha individuato a questo scopo 5 misure per “stabilizzare” la pandemia e proteggere la popolazione:

  1. aumento della diffusione del vaccino nella popolazione generale;
  2. somministrare dosi di vaccino aggiuntive ai gruppi prioritari;
  3. promuovere l’uso della mascherina all’interno e sui mezzi pubblici;
  4. ventilare spazi pubblici e affollati (quali scuole, bar e ristoranti, open space uffici e trasporti pubblici);
  5. applicare standardizzati protocolli terapeutici a soggetti a rischio di malattia grave.

Per l’Oms è però prioritario proteggere le persone più vulnerabili (ad es. i pazienti delle strutture sanitarie e di assistenza a lungo termine; i target con bassi livelli di adesione alla vaccinazione; migranti, rifugiati e altre popolazioni vulnerabili). Prioritari anche gli interventi mirati negli ambienti più a rischio di assembramenti (ad es. bar, ristoranti, trasporti pubblici e scuole). E’ infine importante promuovere i comportamenti individuali corretti, vincenti sul  controllo della diffusione del coronavirus.

Invece l’OMS non raccomanda più il contact tracing, la quarantena e il follow-up per tutte le persone che siano state in contatto con una persona positiva o con un probabile caso di infezione da SARS-CoV-2. Ma  si conferma la necessità del tracciamento e della quarantena per gli individui a rischio di patologie gravi, negli ambienti ad alto rischio (assistenza sanitaria, case di cura e strutture di assistenza a lungo termine) e nelle situazioni create da  nuove varianti aggressive).

L’OMS valuta positivamente la valutazione di un accorciamento del periodo di isolamento raccomandato dopo la scomparsa dei sintomi acuti e in combinazione con uno o più risultati negativi del test SARS-CoV-2, in caso di forti necessità in determinati comparti di lavoro essenziali. Fondamentale resta però il vaccino per cui si raccomanda la prosecuzione delle campagne vaccinali per raggiungere una copertura elevata del ciclo primaria e dei richiami (3° e 4°). Da prendere in considerazione, per gli anziani e i soggetti fragili, la vaccinazione simultanea Covid e influenza integrando questa buona prassi nei programmi dell’assistenza sanitaria di base. In ultimo, importante è anche rendere disponibili le terapie appropriate e ormai consolidate, compresi i farmaci antivirali.

Il malessere giovanile in Italia: come prevenirlo?

sad children hugging his mother

Quando si fa riferimento al malessere o al disagio giovanile in genere ci si riferisce ad alcune condizioni di sofferenza interiore (cioè psichica), spesso connesse all’uso di droghe, alcol ed a comportamenti a rischio, che compaiono ormai diffusamente nei ragazzi europei, compresi gli italiani, nel corso dell’adolescenza. Il Tema del disagio giovanile continua ad essere straordinariamente attuale in Italia come in tutta Europea,  talora raggiunge anche delle punte drammatiche, perciò bisogna continuare a parlarne. Il malessere giovanile si esprime in molti modi. Negli ultimi anni stiamo notando l’esplosione delle cosiddette baby gang, cioè di gruppi di ragazzi e ragazze anche molto giovani che commettono crimini, dal taccheggio alle rapine o ai pestaggi. Sempre drammatico è l’approccio alle  droghe, da quelle più leggera a quelle pesanti, senza dimenticare l’alcolismo, nonché i comportamenti sessuali rischiosi e devianti che possono essere estremamente dannosi, sia per l’autostima che per la salute dei giovani.

Lo spettro del disagio giovanile oggi è esploso non solo in Italia ma anche in Europa, soprattutto perché collegato nella mente giovanile alle scarse prospettive future; esso tende ad esplodere negli ambienti poveri, degradati, ed in quelli tagliati fuori, o scarsamente coinvolti, dal progresso. Il problema del disagio giovanile è perciò tutt’altro che latente in Italia ed in Europa. L’Olanda e l’Italia sono al primo posto per il consumo di droghe, il 22% dei soggetti fra i 15 ed i 64 anni nel 2017 ha usato qualche sostanza proibita; il nostro Paese si colloca dopo la Repubblica Ceca e la Francia, come ci riferiscono e segnalano gli psicologi del team di dedalusbologna.it e le ricche paghette versate dai genitori ai figli per beni di prima necessità volano via che è una bellezza anche nei bagni delle scuole dove sembra che ci sia un ricco smercio di sostanze proibite.  Ecco perché proprio dalle  scuole si deve partire con interventi preventivi massicci.  In tema di droga, il consumo di Cannabis (o Marijuana, categoria allucinogeni) è quello predominante, mentre l’Eroina è la prima causa di morte per overdose. La cannabis è una droga sottovalutata e perciò molto diffusa in Italia ed in Europa; è consumata dal 7% della popolazione europea, di cui 17milioni di persone di età inferiore a 34 anni. Fra i giovani è abbastanza diffuso il consumo di Ecstasy, minore quello di amfetamine mentre il 2,3% di soggetti di età intorno a 23 anni ha provato l’MDMA (metilenediossifenil2ammino-metilammina-propano). Tre ragazzi su 100, fra i 15 e 16enni, avrebbero comunque provato qualche sostanza nociva e dannosa (ma crediamo che la suddetta cifra sia eccessivamente ottimistica)..

A fare il punto sul malessere giovanile è l’Osservatorio Europeo sulle droghe e le tossicodipendenze (sede a Lisbona). I dati rivelano che la droga più diffusa in Europa è la cannabis, e l’Italia, già nel 2018 (Fonte La Stampa), era il 3° Paese dove si consumava di più, dopo Francia e Danimarca. La seconda droga europea più diffusa è la cocaina, il cui consumo è in Italia diffuso fra persone dai 25 ai 34 anni e 35 e 44 anni: di fatto siamo il 4° Paese in Europa a fare uso. anzi abuso  di  cocaina. L’MDMA è molto esportato ed importato dall’Europa, e per quanto riguarda l’Eroina purtroppo essa è ancora molto diffusa (anzi ritornata in auge) ed è causa di numerose morti per  overdose. Il consumo di droghe in Europa e in Italia è un grossissimo problema, specialmente fra le persone giovanissime o con meno di 30 anni, che non è stato ancora risolto.

 Ed allora si deve prevenire, prima di tutto, il disagio giovanile; ma come si previene e si cura il malessere nei giovanissimi? E’ estremamente difficile prevenirlo, figuriamoci quanto sia aleatorio il tentativo di curarlo, anche a livello istituzionale. Lo sanno i tossicodipendenti, le loro famiglie che vanno in rovina e i centri SERT o le comunità terapeutiche, luoghi che accolgono con l’obiettivo di occuparsi completamente dei ragazzi che nella loro vita hanno vissuto problematiche legate all’uso e abuso di sostanze psicotrope come eroina, cocaina, alcol, farmaci e nuove droghe. Ma una risposta potrebbe venire dal Programma o Metodo islandese “Youth in Iceland”, che sembra aver funzionato nell’abbattere le tossicodipendenze; 25 anni fa la metà dei ragazzi fra 15 e 16 anni in Islanda si ubriacava almeno una volta al mese e molti di loro si drogavano. Il programma Youth In Iceland affondava le radici in studi accademici che avevano dimostrato che la droga e l’alcol erano strumenti per ridurre lo stress soprattutto tramite il cosiddetto sballo. Ed allora “Ottenere lo stesso effetto di sballo o sfogo dello stress con metodi sani” si concluse “avrebbe tenuto lontani i giovani dalle droghe”. Il Programma, una vera rivoluzione culturale fu realizzato attraverso i seguenti meccanismi: 1) venne imposto un coprifuoco dalle 22 in inverno e dalla mezzanotte in estate; 2) fu impedito (vietatissimo) ai minorenni di acquistare sigarette; 3) a chi aveva meno di 20 anni fu vietato di acquistare alcol; 4) furono introdotte e diffuse massicciamente le attività sportive e artistiche per permettere ai ragazzi di creare e vivere il benessere in gruppo; non solo ma tutti gli adolescenti furono inseriti nel programma. Il progetto Youth in Iceland ebbe un successo insperato tanto che,  da qualche anno, è stato preso come spunto per attuare un progetto simile in Europa, con l’obiettivo di applicare lo stesso programma nei confini europei. Purtroppo fino ad oggi  nulla di importante è stato concretizzato, almeno in Italia, nè sul piano normativo nè sul piano sanitario. Ricchi finanziamenti statali e regionali sono volati via per correre dietro al covid ed ora la strada è in salita per eliminare questa piaga che rende schiavi e uccide anche molto spesso. 

Orfani di femminicidio, Progetto “Respiro”: testimonianze

2a parte

Naturalmente, essendo un progetto molto complesso ed esteso” territorialmente, le difficoltà sono molte – dice il presidente Fedele Salvatore, presidente di Irene 95 e direttore del progetto Respiro” – ma siamo già intervenuti in diversi casi di femminicidio” e in varie regioni, tra la fine del 2021/inizio 2022”. Si tratta di un progetto – secondo Salvatore – importantissimo per 2 motivi: 1) per la prima volta lattenzione è sugli orfani e non solo sui femminicidi (in alcuni casi, anche se pochi statisticamente, si tratta effettivamente di crimini domestici” perché è stata la donna ad uccidere luomo), anche se tutto è legato molto strettamente (anche con la cosiddetta violenza assistita); sarà comunque una grande occasione prima di tutto per prendere in carico tutti gli orfani futuri fin dal primissimo momento, il che è ‘crucialenella loro vita, ma affidato, nel migliore dei casi al buon senso di chi si trova sulla scena del crimine, nel peggiore dei casi – spesso – a mancanza di competenze specifiche che producono ulteriore danni (la cosiddetta vittimizzazione secondaria); 2) ma soprattutto perché si possa realizzare quella sussidiarietà orizzontale e verticaletanto declamata e così poco attuata tra enti dello Stato (procure, forze di polizia, tribunali per i minorenni, ASL, Servizi sociali territoriali, Scuola…) e Terzo Settore (cooperative e associazioni già impegnate nel contrasto del maltrattamento e abuso allinfanzia e in servizi di prossimità).

C’è lambizione, con questo progetto, di lavorare perché si superino le tante forme di autoreferenzialità che ci sono anche in questo settore e si arrivi a Linee-guida e procedure condivise nellinteresse di questi orfani che devono essere considerati veramente speciali (orfani della vittima e dellomicida che o si suicida o va in carcere)”.

Durante la presentazione del progetto sono intervenuti dei Testimoni tra cui un “orfano ” e la madre di una donna uccisa. Il primo, Giuseppe Delmonte, oggi operatore sanitario, aveva 18 anni, nel 1997, quando suo padre uccise la madre, ha affermato. “È indispensabile che gli interventi siano immediati. L’orfano deve essere subito preso in carico dal punto di vista psicologico ed economico. Il senso di abbandono istituzionale che ho provato io è stato terribile. Un dolore pazzesco che non passa, il vuoto ti divora, ti manca la terra sotto i piedi. Pensi di farcela, ma ti rendi conto che da solo non puoi. Non ho avuto nessun sostegno psicologico al tempo e sono andato solo quattro anni fa da uno psicoterapeuta, pagandomelo di tasca mia”. Giuseppe ha aggiunto: “Se lo Stato non è riuscito a salvare mia madre, benché fosse una morte annunciata, come per altre donne, almeno dopo la tragedia, lo Stato deve aiutare gli orfani. Non tutti hanno la forza di andare avanti dopo un dolore davvero devastante”.

Si è aggiunta poi  Vera Squadrito, madre di una vittima di femminicidio, Giordana Di Stefano, e nonna-caregiver della nipotina Asia: “Nella tragedia immane di quei giorni mi sono sentita priva di lucidità, ma anche circondata da molti professionisti che vengono a cercarti per questioni legali e burocratiche senza che nessuno ti sostenga come essere umano in difficoltà. Anche l’attenzione dei social è stata pesante ed ho avuto anche paura che mi togliessero la mia nipotina; mi mancava il respiro”. Secondo la signora Vera, sarebbe importare istituire “la figura del tutor, che segua con empatia caregiver ed orfani, aiutandoli a percorrere la strada migliore in quei momenti terribili, dove si prova un mix di dolore e rabbia, e facendo crescere fiducia nelle istituzioni. Importante è anche il sostegno nell’iter davanti al Tribunale per i minorenni per avere la custodia dei minori orfani”. Squadrito ha concluso con un appello: Anche i bambini, che vivono questi dolori devastanti, dovrebbero essere sentiti rispetto alla possibilità di riallacciare, in seguito, un rapporto con l’assassino dell’altro genitore”, qualora sia meritevole.

NdR. Riflettiamo anche noi su queste problematiche, che riguardano davvero casi a volte di non facile soluzione, ma che dobbiamo provare a risolverli nell’interesse esclusivo dei minori colpiti da tali tragedie di cui non si osa neppure parlare, ma che coinvolge intere famiglie o comunità.