Ma come si nasce oggi in Italia? I problemi irrisolti 

(Fonti: Rapporto CEDAP 2014 a cura Serena Donati, Epicentro, ISS  e Corriere/Salute”Come si nasce in Italia” di Elena Meli, ad uso dei futuri genitori, con il commento di anabonews)

Noi abbiamo parlato dell’assistenza al neonato, soprattutto del neonato a rischio perchè nato prematuro e con patologie una volta incurabili. Fino a pochi anni fa i bambini che nascevano di 23/24 settimane morivano tutti. “Guardando l’andamento della sopravvivenza negli ultimi trent’anni si può dire che siamo assai vicini al limite biologico al di sotto del quale non si potrà scendere. È difficile pensare che queste percentuali possano migliorare ancora” fa notare il Prof. Mosca. Ma ora possiamo ben dire:

    “LA SQUADRA DEI NEONATOLOGI ITALIANI E’ CAMPIONE DEL MONDO!!!

Nessun Paese ha abbattuto la mortalità dei neonati pre termine di basso peso come l’Italia: mortalità all’11,3% rispetto al resto del Mondo che non scende sotto il 14,3%  Perciò anche l’Ostetricia merita il nostro doveroso plauso;, da anni c’è una più stretta collaborazione tra le nostre due specialità con i risultati che abbiamo evidenziato. La sicurezza per il buon esito del parto è fra le migliori del mondo (maggiore di quella degli USA).

C’è anche il Rapporto CEDAP con dati molto significativi, ad esempio circa la provenienza delle donne di cittadinanza non italiana e l’età media (aumentata) delle donne italiane, il che ci complica la vita dal punto di vista diagnostico-terapeutico. Ecco alcuni dati CEDAP sulle madri:

  • il 20% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana, questa percentuale è più elevata al Centro-Nord (25%) e in particolare in Emilia-Romagna e Lombardia (30%). L’Unione europea è l’area geografica di provenienza più rappresentata (26,4%), seguita da Africa (25,2%), Asia (18,5%) e Sud America (7,9%)
  • l’età media della madre al parto è di 32,7 anni per le italiane e 29,9 anni per le cittadine straniere mentre l’età media al primo figlio per le donne italiane è superiore a 31 anni (con variazioni sensibili tra le regioni del Nord e quelle del Sud) e per le donne straniere 28,2 anni

Alcuni dati sulla gravidanza:

  • si è ricorso a una tecnica di procreazione medicalmente assistita in 1,71 gravidanze ogni 100 (ma in crescita);
  • durante la gravidanza l’87% delle donne si è sottoposta a più di quattro visite ostetriche e il 73,3% a più di 3 ecografie contro le 2 raccomandate dalla linea guida “gravidanza fisiologica” del SNLG-ISS
  • la percentuale di italiane che ha effettuato la prima visita oltre il primo trimestre di gravidanza è pari al 2,6%, percentuale che sale al 10,6% nelle donne con bassa scolarità, al 12,6% nelle madri sotto i 20 anni di età e all’11,5% nelle donne straniere.

Alcuni dati sul luogo e le modalità del parto:

  • l’88,8% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici o equiparati e l’11,2% nelle case di cura private (accreditate o non accreditate)
  • il 62,5% dei parti è avvenuto in strutture dove vengono assistiti almeno 1000 parti annui e il 7,5% in strutture che assistono meno di 500 parti annui
  • nel 35% dei parti è stato eseguito il taglio cesareo con ampia variabilità tra Regioni (60,5% in Campania e 21,7% in Toscana) e tra punti nascita pubblici (32,6%), privati accreditati (53,6%) e privati puri (81,9%)
  • il parto cesareo è stato effettuato più frequentemente nelle donne con cittadinanza italiana rispetto alle donne straniere (rispettivamente 37% e 28%)
  • la proporzione di donne che hanno partorito spontaneamente dopo TC è pari al 12,7% a livello nazionale con un range compreso tra il 4,1% in Sicilia e il 41,6% nella Provincia Autonoma di Bolzano.

Alcuni dati sui bambini (sempre nel 2014):

  • l’1,1% dei nati ha un peso inferiore a 1500 grammi e il 6,3% tra 1500 e 2500 grammi, senza modificazioni rispetto al 2013
  • sono stati registrati 1377 nati morti (corrispondenti a un tasso di natimortalità di 2,74 nati morti ogni 1000 nati), tuttavia l’informazione sulle cause di natimortalità rimane insoddisfacente perché il Cedap viene compilato prima di disporre del referto dell’esame autoptico.

Dobbiamo a questo punto segnalare  l’altra faccia della medaglia, perché al Sud la mortalità neonatale è del 39% più alta rispetto al Centro-Nord, una disparità di risultati che gli esperti imputano alla cronica carenza di risorse nel meridione. «Nonostante questo, anche nella peggiore regione del Sud la probabilità di morte neonatale è inferiore rispetto a quella media statunitense – specifica Fabio Mosca, presidente SiIN e direttore di Neonatologia e TIN dell’IRCCS Cà Granda – Ospedale Maggiore Policlinico di Milano -. In Italia si nasce in grande sicurezza quasi ovunque perché la rete di punti nascita e terapie intensive neonatali è efficiente e ben strutturata; tuttavia ci sono ancora troppe strutture piccole». l’Accordo Stato-Regioni del 2010 prevede razionalizzazione e riduzione progressiva dei punti nascita con meno di mille parti l’anno, dato che l’indicazione, condivisa dagli esperti, è che al di sotto di 500 nuovi nati l’anno una struttura dovrebbe chiudere. Ma c’è poi “il dopo”…

“Il problema che si pone l’intensivista e il rianimatore di neonati in sala parto e nei reparti ormai altamente tecnologici è il dopo, con l’accresciuta sopravvivenza abbiamo avuto un aumento di bambini disabili a seguito delle cure che hanno sottratto il neonato alla morte. La sua vita come sarà?. Sono domande che ci facciamo tutti i giorni. 

Ebbene ci conforta dunque quanto comunica il prof. Mosca di cui abbiamo parlato più volte, responsabile di un reparto universitario megagalattico a Milano: “La buona notizia è che all’aumento della sopravvivenza dei pretermine non si è associata un’impennata dei bambini con disabilità e ciò significa che anche la prevenzione e la gestione dei problemi connessi alla prematurità sono molto migliorate». Il grande rischio di nascere prima che l’organismo sia completamente formato, infatti, è quello di ritrovarsi con patologie gravi con cui convivere per il resto della vita, dai disturbi neurologici e cognitivi ai problemi cardiovascolari e respiratori. Senza contare le possibili emergenze da affrontare nelle prime settimane, che possono lasciare strascichi a lungo”.

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Quali progressi ha fatto la Neonatologia italiana in 50 anni

Nell’articolo di ieri dedicato alla “Giornata mondiale del neonato prematuro”, il Prof. MOSCA, presidente della SIN, ha detto che oggi  la mortalità dei neonati peso inferiore a 1500 g in Italia è di poco superiore all’11%. Negli altri Paesi all’avanguardia, in cui la Terapia intensiva neonatale ha raggiunto i livelli più alti, la mortalità è intorno al 14%.

Per darvi la misura degli stupefacenti progressi della Neonatologia italiana, sottopongo alla vostra attenzione una famosa griglia utilizzata dai nostri reparti  negli anni ’70, griglia che io pubblicai sul  Manuale di Neonatologia, Pediatria  e Igiene ospedaliera, da me scritto in collaborazione con tre miei carissimi collaboratori Buono, Trecca-Mastrangeli e Santarelli (Ed. Verduci, 1° edizione, 1977, 2° Ed 1979). Ebbene tale griglia, da Battaglia e  Lubchenko, J Ped. 1967, che è stata da me inserita nel testo previa autorizzazione del compianto Prof. Giovanni Bucci, mio Maestro,  indicava una mortalità superiore al 50% dei neonati tra 500-1000 gr. ed una mortalità tra 25 e 50% dei neonati di peso inferiore a 1500gr. Essere riusciti a ridurre  il rischio di morte neonatale dal 25-50%, calcolato ovviamente in base alle varie situazioni, a poco più dell’11% significa avere raggiunto  vette assistenziali d’eccellenza, davvero lusinghiere , quasi miracolose, che il Manuale di Neonatologia scritto da Bucci, Marzetti e Mendicini (1° Ed. Il Pensiero scientifico, 1986) aveva pronosticato  nelle “conclusioni e prospettive” del 6° capitolo “I neonati di peso molto basso” di Bucci, Moretti, Pacifico. Successi ragguardevoli, per i quali va dato il giusto merito ai miei colleghi neonatologi di tutta Italia, merito che va condiviso con gli operatori sanitari, i tecnici e i ricercatori che li hanno affiancati e supportati in questo sfibrante, ma esaltante, lavoro. (la)

“Piemonte: “medici di famiglia in ospedale contro il sovraffollamento”

Rassegna stampa: MEDICINA GENERALE –  DOTTNET, 16/11/2018. L’iniziativa in Piemonte. Scotti all’Aifa: agli Mmg anche i piani terapeutici per Broncopneumopatia ostruttiva (BPCO) e diabete.

NDR. Siamo all’ennesimo esperimento, in altre regioni semi-fallito,ma forse erano altri tempi.

Medici di medicina generale (mmg) negli ospedali contro il sovraffollamento dei Pronto soccorso (P.S.). Lo prevede il protocollo d’intesa sottoscritto dalla Regione Piemonte con i sindacati dei medici di famiglia Fimmg, Snami e Smi, con l’obiettivo di ridurre gli accessi inappropriati e fornire allo stesso tempo una migliore risposta ai pazienti. Un’iniziativa che potrebbe essere replicata anche in altre regioni.

Nei principali ospedali piemontesi verrà istituito un “ambulatorio delle non urgenze”, separato dai locali del P.S. ospedaliero, in cui opererà un medico di medicina generale (un medico di famiglia oppure un medico di continuità assistenziale). L’ambulatorio prenderà in carico tutti i pazienti che sono già stati sottoposti a triage presso il pronto soccorso ma che sono stati classificati come codici bianchi, con esigenze non riconducibili all’emergenza-urgenza e quindi minore priorità.Il medico di medicina generale a quel punto si occuperà di visitare il paziente e potrà confermare la non urgenza del caso: il paziente sarà quindi dimesso e affidato al proprio medico curante. Il medico potrà però anche modificare il codice di triage, giudicandolo di priorità maggiore. In questa circostanza il paziente tornerà in pronto soccorso.

L’ Agenzia italiana del farmaco (AIFA) incontri quanto prima i medici di famiglia”. E’ l’ auspicio del segretario generale della Fimmg, il collega Silvestro Scotti convinto che sia “prioritario riprendere il percorso dialettico già avviato con l’ AIFA, per definire un nuovo ruolo per il medico di m. g. attraverso la prescrizione diretta dei piani terapeutici previsti per i farmaci nella broncopolmonite cronica ostruttiva (Bpco) e nel diabete”. Per Scotti, “limitare la possibilità prescrittiva dei medici di m.g., identificati come attori primari della presa in carico del paziente affetto da cronicità, e limitare la loro possibilità di intervenire sui piani terapeutici, non può che incidere in modo fortemente negativo in questo rapporto fiduciario con il paziente su cui l’ alleanza terapeutica si basa, limitando e ritardando peraltro le possibilità di cura per i cittadini”.

Nella nota Scotti rinnova gli auguri di buon lavoro al neoeletto Direttore generale dell’ AIFA Luca Li Bassi e commenta positivamente i dati dell’ultima ricerca CENSIS che “confermano il Ruolo Centrale della Medicina generale nell’ottica di un’assistenza di qualità, ma soprattutto ribadiscono quanto sia forte il riscontro da parte dei cittadini che, sempre più, cercano un’alleanza terapeutica con il Medico di famiglia (mmg) , riconosciuto come garante della tutela della salute”.

“Giornata mondiale della prematurità” Il Prof. Mosca sulla Repubblica

I NEONATI  pre-termine, cioè quelli che vengono al mondo tra la 24a e la 36a settimana di età gestazionale, soprattutto quelli nati sotto la 32a settimana “sono una grande sfida per la neonatologia e per la società. È necessario un patto, un’alleanza, tra tutti gli attori coinvolti nel percorso nascita: dalle Istituzioni ai luoghi di cura ospedalieri e del territorio, dalle università alle associazioni di volontariato e alle famiglie“, dichiara il presidente della Società italiana di neonatologia (Sin), Fabio Mosca.I neonati e le loro famiglie devono tornare al centro delle scelte politiche a tutti i livelli, e ancora di più questi piccoli neonati più fragili, che richiedono attenzioni particolari“.

In occasione della Giornata mondiale della Prematurità, che si celebra oggi 17 novembre, la SIN lancia un appello per migliorare l’assistenza neonatale in tutto il Paese, chiamando tutti coloro che sono direttamente o indirettamente coinvolti nella cura dei nati pre-termine a sottoscrivere un “patto” di collaborazione. Il Patto “ha il consenso del Ministero della Salute, che supporterà l’iniziativa con una campagna di comunicazione istituzionale, mediante uno spot televisivo realizzato insieme alla SIN, per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo problema, sempre più frequente ma poco conosciuto”.

“L’Italia oggi è uno dei Paesi con il più basso tasso di mortalità al mondo per neonati di peso inferiore a 1500 grammi. Gli ultimi dati disponibili evidenziano, infatti, una mortalità nel nostro Paese dell’11,3% rispetto al 14,3% delle più importanti TIN a livello mondiale (dati forniti dal Vermont Oxford Network). Se si vogliono mantenere questi elevati standard di qualità oggi raggiunti nelle cure al neonato, sono necessarie più risorse, umane e tecnologiche, ed il supporto delle istituzioni nazionali e locali”.

“La nascita di un bambino prematuro, o che presenta fin dai primi momenti della sua vita delle patologie, è fonte di sofferenza e di stress per i genitori, che si trovano proiettati bruscamente in una nuova realtà, dolorosa e incerta, il cui impatto risulta spesso traumatizzante” continua Mosca. “Per supportare adeguatamente questi bambini e le loro famiglie è fondamentale poter contare su una rete efficiente di cure perinatali, a partire dalla gravidanza fino alla nascita, che deve avvenire in ospedali dotati di Terapia intensiva neonatale e proseguire anche dopo la dimissione, con servizi di assistenza domiciliare e follow-up adeguati e omogenei in tutto il Paese”.Questo l’intervento del nostro Presidente.

NDR Che cosa vi dicevamo? La Pediatria Italiana con la Neonatologia è riuscita a primeggiare, nel mondo, nonostante le difficoltà finanziarie  e la carenza di organici anche da noi (neonatologi ANABO) denunciate. Ne andiamo fieri.  Dunque concordiamo con il Patto proposto dal  Presidente SIN . 

Danni da inquinamento ambientale 2° Parte

pediatri devono garantire lasalute psicofisica dei bambini. E l‘asma bronchiale, insieme all’obesità, è tra le malattie croniche più frequenti tra i bambini e, nonostante i notevoli miglioramenti terapeutici, costituisce ancora una rilevante causa d’ospedalizzazione. Lo studio Sidria-2 ha evidenziato un aumento di rinite allergica e di eczema nei bambini di età 6/7 anni e negli adolescenti di 13/14 anni.

L’ACP conferma queste preoccupazioni. Oltre alle alterazioni endocrine durante la gravidanza, dopo la nascita i bambini risultano i più esposti rispetto all’adulto. Per questo, secondo l’ACP, i livelli massimi consentiti di inquinanti dovrebbero essere stabiliti in rapporto alle ricadute sui bambini più piccoli. “I danni da smog sono ormai chiari, non basta però lanciare allarmi, bisogna muoversi” Il Rapporto dell’OMS (2016) evidenzia come il 23% delle malattie dipenda, più o meno direttamente, dalla qualità dell’ambiente (nei bambini siamo al 26%). C’è poi la rinite allergica che in Italia interesserebbe circa il 35% di bambini, con un incremento del 5% negli ultimi 5 anni (Galassi et al.). Se si manterrà questo trend, nel 2020 la metà dei bambini (50%) soffrirà della noiosissima rinite allergica”.

Bisogna perciò limitare gli effetti dello smog riducendo i trasporti; quindi bisognerebbe creare spazi a traffico limitato o bloccato vicino alle scuole, imporre aree a “km30”, riducendo la velocità dei mezzi e con essa anche le emissioni. Si dovrebbero realizzare parcheggi dove lasciare l’auto per permettere di raggiungere le scuole a piedi o in bicicletta, perché non bisogna dimenticare che all’interno dell’abitacolo delle vetture c’è più inquinamento che fuori” (ACP). Stare chiusi in auto non diminuisce l’esposizione agli inquinanti, al contrario: il fumo stesso della vettura entra in parte all’interno. Sarebbe preferibile seguire a piedi percorsi meno trafficati, scegliendo zone e orari nei quali l’inquinamento è minore”. Purtroppo tali soluzioni sono utopistiche considerando che  anche le case e le scuole possono nascondere pericoli da inquinamento. 

L’inquinamento a scuola, In Italia i ragazzi trascorrono negli edifici scolastici da 5 a 8 ore al giorno, per almeno 10 anni e secondo recenti studi proprio l’inquinamento in classe porterebbe all’aumento e/o all’aggravamento delle malattie respiratorie nell’infanzia. “Tra le fonti di inquinamento ci sono, infatti, stampanti, fax e fotocopiatrici, che possono determinare esposizioni a ozono; le scrivanie in legno, invece, possono contenere resine a base di formaldeide, un inquinante nocivo. A ciò si aggiungano i prodotti per la pulizia, contenenti spesso sostanze tossiche o nocive. Insieme alla presenza di muffe e umidità, questi inquinanti favoriscono l’insorgere di patologie asmatiche” secondo Messineo (Igiene e Medicina del Lavoro).

Nelle Linee di indirizzo per la prevenzione nelle scuole dei fattori di rischio indoor per allergie ed asma della Presidenza del Consiglio dei Ministri, c’è scritto che “Dallo Studio pilota HESE-Health Effect of School Environment, finanziato dalla Commissione Europea, che ha coinvolto 5 paesi europei, compresa l’Italia, su un campione di 21 scuole elementari, è emerso che nell’aria interna delle scuole le concentrazioni, sia di PM 10 che di CO2, sono generalmente più elevate che nell’aria esterna, con evidenti conseguenze sulla salute dei bambini e dei ragazzi. I risultati dello studio confermano che il diritto dei bambini, sancito dall’OMS nel 2000, di respirare aria pulita nella scuola non è rispettato.

L’inquinamento in casa. Le insidie per i bambini sono anche in casa, proprio a causa dei materiali con cui è costruita (nel sottosuolo, ad esempio, se vi è presenza di radon, un gas cancerogeno) o che vi possono essere contenuti (i mobili) o, ancora, per la presenza di suppellettili o oggetti fonte di inquinamento (tendaggi, tappeti, etc). Gli inquinanti elevati delle città entrano in casa, dove si depositano insieme alla polvere: da qui l’invito ad arieggiare spesso la casa, insieme a quello di evitare il fumo da sigaretta. 

Riflessioni sull’aspettativa di vita. A causa dello smog i cittadini italiani hanno in media quattro mesi di aspettativa di vita in meno. Molto peggio, tuttavia, sono messe realtà africane come Egitto e Niger, dove l’inquinamento atmosferico accorcia di circa due anni la vita attesa; rinunciano a un anno e mezzo India e Arabia Saudita. In Cina, invece, si vive 15 mesi in meno. Ne emerge che nei Paesi che fanno più affidamento a vecchie forme di energia e carburanti più “sporchi”, l’aspettativa di vita si riduce più della media globale, calcolata in una perdita di vita attesa di poco più di un anno.

Costi. Al danno biologico (effetti sulla salute) dobbiamo poi aggiungere i costi diretti da inquinamento legati alle malattie da esso causate, con ricoveri, visite mediche, esami diagnostici e immunoterapia specifica, etichettata dall’OMS quale “terapia in grado di modificare il decorso clinico della malattia allergica mediante trattamento protratto per anni”.  Dunque abbiamo costi diretti per le famiglie e per lo Stato, ai quali si devono sommare i costi indiretti, legati alla perdita di ore e giornate lavorative, per i genitori che devono  assistere i figli malati.

A questo punto lasciamo qualche consiglio per i GENITORI (da Eleonora.Lorusso) da utilizzare per evitare l’inquinamento dell’aria negli ambienti chiusi:

  1. Areare spesso la casa, ma  nelle ore di minor traffico;
  2. Controllare e bonificare gli impianti di condizionamento, in particolare i filtri;
  3. Evitare stufe a carbone, che rilasciano monossido di carbonio”;
  4. Eliminare i tendaggi il più possibile, perché fonte di inquinamento. Pulire spesso   moquette e tappeti da bonificare periodicamente;
  5.  Riguardo ai prodotti per la pulizia: leggere bene le etichette, perchè  se ci sono simboli come il teschio o il punto esclamativo significa che contengono sostanze nocive o tossiche. Oltre al rischio che un bambino ne possa venire in contatto involontariamente;  il loro semplice uso fa sì che se ne liberi una certa quantità in atmosfera;
  6.  Attenzione alla qualità degli arredi: dalle suppellettili al parquet alle porte di legno, che possono essere stati trattati con antiparassitari per non essere erosi dalle tarme;
  7. Non fumare: il fumo di sigarette contiene inquinanti, tra i quali benzene e  idrocarburi aromatici policiclici. Ciò riguarda anche il cosiddetto “fumo di terza mano”,  quello che rimane impregnato nelle pareti, nelle tende e negli abiti;
  8. Ricordare l’utilità di alcune piante, anche in appartamento. È il caso, ad esempio, della “dracena o tronchetto della felicità”, che purifica l’aria assorbendo CO2 e rilasciando Ossigeno tramite la fotosintesi clorofilliana, in modo da  neutralizzare le sostanze organiche volatili presenti nelle case, mediante  enzimi chiamati metilotrofi.

Ci fermiamo qui perchè non vogliamo accrescere  le vostre ansie… Speriamo solo di essere stati utili!

SIN informa (numero di novembre)

SIN informa… Alberto Villani, Presidente SIP, scrive sul numero di novembre:

“Chi ha partecipato al XXIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Neonatologia a Roma dal 26 al 29 settembre 2018 ha vissuto una meravigliosa esperienza professionale e umana, ma soprattutto ha rafforzato l’orgoglio e il senso di appartenenza alla SIN. Intensivisti neonatali, Neonatologi e Pediatri hanno potuto vedere confermata, credo sia giusto dire accresciuta, la coscienza di appartenere a una comunità scientifica e professionale vera eccellenza nella Sanità del nostro Paese, straordinario esempio in ambito internazionale. Garantire la migliore cura e assistenza a chi nasce in Italia grazie a medici e infermieri altamente qualificati ottempera alla missione dei Pediatri che grazie alla loro specificità sono gli unici in grado di offrire e garantire la necessaria professionalità.”

NDR: “Confermiamo in pieno quanto scrive il Presidente SIP che ha riconosciuto quanto Noi dell’A.N.A.B.O. stiamo dicendo, con orgoglio, da anni. La Neonatologia italiana è uno dei fiori all’occhiello della Pediatria, ultra-specialità che ha ottenuto riconoscimenti internazionali e  la prova provata è l’accresciuta, miracolosa a volte, sopravvivenza di neonati pre-termine dall’età gestazionale bassissima e/o con patologie quasi incompatibili con la vita. Si coglie l’occasione per ringraziare i direttivi SIN con i periodici aggiornamenti, preziosissimi, fornitici dall’illustre  Presidente SIN, Mauro STRONATI di Pavia, che ha ceduto lo scettro da poco meno di due mesi al  Grande Fabio MOSCA di Milano, al quale rinnoviamo gli auguri di buon lavoro!

Danni da inquinamento ambientale sui bambini

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1° Parte

La giornalista specializzata Eleonora Lorusso su Donna moderna confermava qualche mese fa come l’inquinamento dell’aria prodotto dal traffico contribuisse anche a rallentare l’attività cerebrale dei bambini, riducendo la concentrazione e la capacità di risolvere i problemi in classe. “L’aria inquinata insomma danneggiava le attività cerebrali  degli alunni che in classe facevano più fatica a seguire le lezioni”. Lo stesso allarme è stato lanciato anche da esperti europei e italiani, che hanno confermato gli effetti dannosi dello smog sui più piccoli e non solo a livello respiratorio, perché durante la gravidanza possono esserci interferenze endocrine dovute all’esposizione a sostanze inquinanti, che influiscono sul sistema neuro-endocrino della madre, sopratutto  sulla tiroide, con conseguenze sullo sviluppo del cervello del bambino. Questo segnalava  il collega Giacomo Toffol, coordinatore dell’Associazione culturale pediatri (ACP) che ha curato il manuale “Inquinamento e salute del bambino” (Ed.Il Pensiero Scientifico).

Molti altri studi confermano la preoccupazione dei pediatri e degli esperti, che è generalizzata: “Circa un terzo delle malattie è correlato all’esposizione ad ambienti inquinati: occorre stroncare tale fenomeno al più presto ” (NDR… e noi siamo d’accordo con Toffol). “L’inquinamento da traffico causa soprattutto problemi respiratori, tra cui asma e riniti allergiche, in aumento costante. Oltre allo smog, però, bisogna sapere che esiste un inquinamento indoor, all’interno di case, scuole e uffici” spiega Agostino Messineo, specialista in Igiene e Medicina del Lavoro, Docente presso l’Università “Sapienza” di Roma e autore del libro “Inquinamento Indoor” (Ed. EPC).

Ma l’inquinamento dell’aria può far male anche al cervello dei bambini, perchè, secondo gli studiosi del Center for Research in Environmental Epidemiology di Barcellona, l’inquinamento da traffico ha influenze negative sull’attività cerebrale degli alunni: nello  studio pubblicato sulla rivista Epidemiology, è stato visto, su un campione di 2.600 bambini tra i 7 e i 10 anni, come i fumi nocivi emessi da auto e mezzi di trasporto riducano la capacità di concentrazione e di soluzione dei problemi in classe, L’aria inquinata contiene infatti elementi “neurotossici” che possono influenzare negativamente le prestazioni cognitive in età scolastica.

Un altro recentissimo studio condotto da ricercatori americani e cinesi di varie Università, tra cui quella di Pechino e la Yale University,, pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences”, conferma, su 20mila soggetti, l’impatto  negativo dello smog sulle funzioni cognitive e più in generale  sulla loro capacità di concentrazione. Sui soggetti in età scolare testati nel corso dello studio Pechino-Yale sono state valutate le abilità matematiche e linguistiche; il risultato è stato che esse diminuiscono proporzionalmente all’aumento dell’esposizione agli agenti inquinanti. Sono stati inoltre rilevati i rischi cardiovascolari e respiratori, già segnalati.

Secondo l’OMS poi, l’inquinamento atmosferico minaccia la salute di oltre il 90% della popolazione mondiale e ogni anno per tale causa muoiono circa 7 milioni di esseri umani.  E il collega Messineo osserva “Se i problemi respiratori sono confermati, soprattutto nel campo delle allergie in forte aumento nei bambini, le possibili interferenze endocrine sono al centro di numerosi studi. Ad esempio, si sta indagando se la comparsa del diabete, anticipata o accelerata, possa essere correlata proprio all’esposizione a inquinanti. D’altro canto la stessa asma infantile influisce negativamente sullo sviluppo psicologico del bambino che ne è affetto, potendo rallentare il processo di apprendimento scolastico e le relazioni con i coetanei”.

Molti altri studi effettuati nel Nord Europa hanno evidenziato come la qualità dell’aria e delle condizioni microclimatiche non ottimali possano influenzare negativamente la performance del lavoro scolastico degli studenti, così come evidenziato dalle “Linee di indirizzo  2010 per la prevenzione nelle scuole dei fattori di rischio indoor per allergie ed asma” a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri.