Per i bambini danni tangibili se le scuole restassero chiuse

parte prima

L’ALLARME E’ LANCIATO DAI PEDIATRI. Rachele Bombace, su Agenzia DiRe, ha affrontato un tema che anche i medici difensori dei bambini ritengono sempre più rovente: “la didattica a distanza: croce e delizia” perchè la didattica tradizionale con gli alunni in aula insieme con i compagni di classe è forse archiviata, eliminata dall’uragano coronavirus e la necessità di connettersi con piattaforme digitali improvvisate come Classroom o We school ha messo a nudo tutte le nostre carenze, sia strumentale che delle conoscenze, nel campo dell’informatica, anche se c’è stato uno scambio frenetico di lezioni, di compiti e interrogazioni online preparate dagli insegnanti che hanno quasi dovuto improvvisare l’organizzazione dell’insegnamento a distanza. Ormai la formazione a distanza (fad) è diventata una necessità obbligata che però non trova tutti gli alunni preparati e trova ancora molti senza la strumentazione idonea in famiglia. Vi sono perciò segnali forti di interessamento e coinvolgimento del Mondo scolastico che ha dovuto effettuare interventi urgenti improvvisando Reti mobili, come precedentemente hanno fatto ospedali e strutture sanitarie. Ormai tutte le famiglie dovranno dotarsi di PC, Tablet e stampanti (con risorse stanziate dal Ministero competente) e adeguarsi alla nuova organizzazione della Scuola in modo più articolato e moderno sfruttando al meglio l’utilizzo degli strumenti tech per rinnovare e/o sostituire i vecchi metodi di studio. Bisogna anche tenere presente che spesso l’unico PC in dotazione familiare serve anche ai genitori che hanno optato per lo smart-working; da elogiare poi i molti genitori che, pur non essendo all’altezza, si sono improvvisati docenti scaricando video-lezioni, stampando materiali di studio, scannerizzando e rispedendo agli insegnanti i compiti fatti…dai figli; dilettantismo però, e perciò insufficiente per affrontare dignitosamente il prossimo anno scolastico. Di grande aiuto, ma non in tutti gli istituti, è venuto dagli animatori digitali presenti in oganico. Certo è che tre mesi sono davvero pochi per oliare una complessa macchina organizzativa che non ha bisogno solo di risorse finanziarie, ma pure di personale in grado di permettere agli studenti, almeno a partire dalle scuole medie, di connettersi senza tanti affanni e frustrazioni. 

Ma ora sul tavolo dei PEDIATRI esperti anche in problemi educativi c’è  un secondo problema allarmante, condiviso anche da anabonews. Essi ritengono problematico e insostenibile tenere i bambini e i ragazzi a casa senza la mattina passata a scuola e senza i contatti personali con i compagni di classe e con gli amici. Le connessioni non bastano, i ragazzi hanno bisogno del contatto fisico anche se condizionato dalla necessità di mantenere il distanziamento sociale e tutto il resto.  E’ un problema non secondario quello dello stato d’animo e dell’autostima che si accompagna a vere e proprie situazioni di ansia e depressione anche tra i minori, che vanno affrontate tempestivamente  perciò gli effetti psicologici negativi delle misure di prevenzione sanitaria devono essere opportunamente e tempestivamente considerati e analizzati nel pianificare le politiche che riguardano la ripartenza  del nostro Paese dopo la pandemia nel campo dell’istruzione, campo in cui sono coinvolti minori.

L’UNICEF e l’OMS con molte associazioni professionali (come la nostra) hanno sottolineato l’importanza della collaborazione multidisciplinare (tramite la creazione di una rete tra settori come il socio-sanitario e quelli dell’istruzione e della prevenzione) per garantire che le esigenze dei bambini e di coloro che li assistono o si prendono cura dei minori siano affrontate nel loro complesso. Gli effetti avversi riscontrati sugli studenti dopo le misure restrittive di prevenzione messe in atto per affrontare il Covid-19 devono essere scrupolosamente considerati ora che stiamo attraversando la “fase post-pandemica”. 

L’atteggiamento dei pediatri trova conforto nel fatto che, fin dalle primissime fasi dell’epidemia di Covid-19, il dibattito sul loro ruolo nella trasmissione della malattia e’ stato risolto a favore dei bambini nel senso che esso risulta del tutto secondario e quasi privo di rischi se si usano le dovute cautele. Le prove scientifiche oggi acquisite, anche se non esaustive, testimoniano come i bambini infetti siano meno contagiosi degli adulti (tasso di contagiosità nei bambini del 4% rispetto al 17% negli adulti). Inoltre sembra certo che il decorso benigno della malattia in eta’ pediatrica non esporrebbe, con l’apertura delle scuole, i bambini al rischio di infettarsi o ammalarsi. Sempre maggiore  è invece la certezza di esporli a danni tangibili sulla loro psiche se si mantenessero le scuole chiuse per tempi troppo lunghi. A lanciare l’allarme e’ una task force di venti ESPERTI, appartenenti al mondo della Pediatria e dell’Assistenza globale dell’infanzia (intesa come promozione di cure orientate al normale sviluppo psico-neuro-comportamentale dei nostri ragazzi, da salvaguardare), esperti che ora sono stati chiamati dal Ministero dell’Istruzione (MIUR) a definire le linee guida che dovranno essere osservate nel prossimo anno scolastico. E i presidi sono allertati!

Si consideri poi che la riapertura delle scuole e’ oggetto di un ampio dibattito in molte nazioni……..segue la seconda parte…domani 

Pubarca prematuro, pubertà precoce e ritardata.

Teenager problems – Defiant teenage girl after a fight with her worried mother looking at her

È questo un tema che sta molto a cuore ai genitori con figli che stanno raggiungendo la pubertà, periodo di profonde trasformazioni psicofisiche. Prima di affrontare questo argomento  ricordiamo che i principali caratteri sessuali secondari sono i peli, le mammelle nelle femmine, il grasso sottocutaneo, il timbro di voce, il sistema muscolo-scheletrico, gli atteggiamenti e i comportamenti individuali che caratterizzano l’individuo con la sua personalità e delineano le differenze tra i due sessi influenzati sia da fattori ormonali, nervosi e metabolici che da fattori genetici, sociali ed ambientali. In fondo la causa di questi cambiamenti è una ghiandola che è alla base del cervello, l’IPOFISI che mette in circolo ormoni in grado di stimolare le ghiandole sessuali, capaci di stimolare lo sviluppo dei caratteri sessuali primari (sviluppo degli organi genitali e maturazione delle ovaie e testicoli) sotto l’influenza delle abitudini nutrizionali e delle condizioni socio-economiche. Con l’industrializzazione abbiamo infatti assistito a un progressivo anticipo dell’inizio della pubertà. Ma vediamo quali anomalie possiamo incontrare……

  1. Il pubarca prematuro  è dovuto alla comparsa precoce dello sviluppo dei peli pubici, prima di 8 anni nella femminuccia e prima di 9 anni nel maschietto; ma senza altri segni di maturazione sessuale o di virilizzazione; è più frequente nelle femmine, si tratta di una condizione benigna di solito dovuta all’innalzamento degli ormoni androgeni, ma surrenalici. La diagnosi si ottiene facilmente mediante i dosaggi ormonali. Altezza ed età ossea non sono influenzate da tale situazione; spesso compaiono acne, cute grassa e sudore di tipo adulto. Il pubarca isolato non ha bisogno di terapie a meno che non sia associato alla condizione seguente. 
  2. La pubertà è precoce se le modificazioni puberali compaiono nel periodo sopra ricordato per il pubarca prematuro. (30 anni fa i limiti riportati dagli endocrinologi erano per le femmine 8,4 e 10 anni per i maschi, rispettivamente). Qui è importante distinguere la Pubertà precoce vera (dipendente dalle gonadotropine, ormoni ipofisari a causa dell’attivazione precoce dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadico) dalla Pseudopubertà precoce non dipendente dalle gonadotropine ipofisarie; tale situazione sarebbe infatti creata dall’eccessiva produzione di ormoni sessuali, di origine gonadica (ovaie, testicoli) o surrenale. E’ iso o eterosessuale con una evoluzione quasi sempre molto rapida; a) isosessuale se vi è nei maschi un’iperplasia surrenalica  congenita o tumore surrenalico o testicolare; ma ricordare anche la p. precoce iatrogena da androgeni esogeni ad esempio alimentari contenuti in carni sofisticate. Nelle femmine le cause si devono cercare nelle cisti ovariche, nei tumori ovarici oppure da causa iatrogena per estrogeni assunti con alimenti. b) E’ eterosessuale nei maschi da tumori surrenalici femminilizzanti o da estrogeni esogeni (carni); nelle femmine pensare alla iperplasia surrenalica congenita o iatrogena per androgeni assunti con cibo o farmaci. Il tutto viene chiarito tramite i dosaggi ormonali, ecografie, Rx specifiche etc. etc. La pubertà precoce vera è molto più frequente nelle femmine con rapporto, rispetto ai maschi, di 10:1 e a sua volta può essere primaria o idiopatica (familiare  cioè genetica, ma rara) oppure secondaria a tumori anche benigni dell’epifisi, dell’ipotalamo, ai tumori cerebrali, a patologie del Sistema nervoso centrale (da traumi cranici, meningo-encefaliti, interventi chirurgici, radiazioni) ma non dimenticare l’ipotiroidismo.  E’ iso, cioè stesso sesso come nella pubertà normale però il danno è che la maturazione ossea è più veloce con precoce saldatura delle cartilagini di coniugazione e si deve temere una statura finale inferiore a quella prevedibile in base alla statura dei genitori. Si deve in questi casi intervenire valutando la velocità di crescita, effettuando i dosaggi ormonali e – quale genitore  non lo sa? – con la classica valutazione dell’età ossea. Gli ormoni da dosare nel sangue dei nostri ragazzi/e sono gli androgeni, gli estrogeni, le gonadotropine ipofisarie, il progesterone, l’ormone follicolostimolante (FSH)  e l’o. luteinizzante (LH) questi ultimi, in questi casi elevati, sia senza stimolazione che dopo stimolazione. La diagnosi si chiarisce dunque con l’età ossea ed altri esami radiografici comprendenti il cranio; nella femmina è opportuno aggiungere un esame ecografico pelvico-addominale, ove necessario approfondendo con RMN encefalo e Fondo  dell’occhio.  

     Le terapie in entrambi i casi sono molto delicate per cui sono demandate agli endocrinologi pediatri. 

C. Per quanto riguarda la Pubertà ritardata, essa è  caratterizzata  dalla mancata comparsa dei caratteri sessuali secondari entro 13 anni  nelle femmine e 14 anni nei maschi. Anche qui la condizione può essere 1) funzionale o semplice di origine genetica, con ritardato sviluppo puberale oppure 2) di natura organica (ipogonadismi che possono a loro volta essere primari (ipogonadismi ipergonadotropi) oppure secondari (ipogonadismi ipogonadotropi). Non dimenticare che vi sono “patologie sindromiche” che comportano una pubertà ritardata, per cui si devono sempre effettuare valutazioni cliniche  alla ricerca di stigmate fisiognomiche caratteristiche. E’ clinicamente evidente il ritardo puberale ma poi… a un certo punto interviene lo sviluppo sessuale con tempi maturativi normali. I dosaggi ormonali chiariscono l’etiopatogenesi. Nelle forme semplici l’età ossea è ritardata mentre nelle forme secondarie, cioè associate a ipogonadismo, l’età ossea è nella norma, tranne i casi di panipopituitarismo, cioè insufficiente secrezione di tutti gli ormoni ipofisari. (Blibl in Pession e Riccardi).

La porpora anafilattoide di Schonlein-Henoch

In sintesi si tratta di una vasculite sistemica, più frequente nei mesi invernali e nei bambini di età compresa tra 2 e 14 anni, dovuta ad una reazione da ipersensibilità alle infezioni streptococciche, non piastrinopenica, con alterazione dei vasi capillari cutanei, articolari, renali e/o interessamento intestinale. L’affezione tende a recidivare; Clinicamente frequenti sono i dolori articolari (artrite transitoria o artralgie nel 60-70% dei casi), dolori addominali di tipo colico accompagnati o meno da ematemesi e melena (raramente invaginazione intestinale), ematuria per interessamento renale (30-50% dei casi) precoce o tardivo a distanza di mesi. Caratteristica nel 100% dei casi è la distribuzione di un esantema maculo-papuloso che evolve rapidamente in porpora palpabile sugli arti inferiori e sulle natiche. La faccia e il tronco restano quasi sempre indenni, raramente interessati i gomiti. Riscontrabili edema al viso, mani e piedi. Altri organi possono essere interessati come lo “scroto acuto” nei maschietti, polmonite o fibrosi interstiziale, manifestazioni neurologiche, crisi convulsive, cardiache, pancreatiche o epatobiliari (A. Pession). La diagnosi differenziale, essenzialmente clinica deve essere fatta per escludere l’orticaria o le vasculiti autoimmuni. In questi ultimi casi la diagnosi dipende dalla presenza di anticorpi anti-citoplasma dei neutrofili o ANCA (Antineutrophil cytoplasmic antibodies). che è utile per escludere la panarterite nodosa (Ugazio e coll.: Pediatria dalla A alla Z). Attenzione che alcuni bambini, di entrambi i sessi, possono presentare dolori addominali tipo coliche, ma senza una evidente porpora cutanea; in questi casi si devono controllare per alcuni giorni le zone cutanee di solito interessate dalla porpora (SHP) che va tenuta presente nella diagnosi differenziale. Diagnosi di laboratorio: Emocromo con leucocitosi e eosinofilia possibili, VES, Es. urine, dosaggio sierico di Ig A e IgM elevate nel 50% dei casi, Sangue occulto nelle feci, Tampone positivo per Streptococco Beta emolitico di gruppo A, Ecografia addominale. Eventuale biopsia cutanea o renaleper evidenziare un deposito a prevalenza di IgA. Terapia: molto sommariamente antibiotici se streptococco presente, fans come analgesici oppure corticosteroidi, anche endovena in base alla gravità della sintomatologia addominale. La prognosi dipende dal grado e dalla persistenza di una glomerulonefrite da IgA. Specialista: reumatologo pediatra in equipe polidisciplinare.

Le cause del prurito

Il prurito è un disturbo molto frequente nell’infanzia, ma diffuso anche tra gli adulti. La sensazione fastidiosissima,  localizzata alla  pelle, provoca il desiderio di grattarsi. Il prurito può essere localizzato, come da puntura di insetti, o diffuso in tutto il corpo; può essere associato a lesioni cutanee caratteristiche se causato da patologie dermatologiche, come dermatite, eczema, orticaria; il prurito può inoltre avere una durata limitata alla fase acuta oppure diventare cronico. Molte sono le patologie che possono portare a questa sensazione spiacevole, alcune molto comuni, causate da reazioni allergiche, e altre più complesse e sistemiche, come le malattie autoimmuni, per fortuna più rare.

La sensazione soggettiva di prurito è dovuta all’attivazione delle fibre nervose sensitive. Tra i mediatori chimici coinvolti nella comparsa del prurito ricordiamo l’istamina, prodotta e immagazzinata a livello dei mastociti, cellule che poi provvedono a rilasciarla a seguito di diversi stimoli, come quelli legati alle reazioni allergiche. Il grattamento, a volte rabbioso, produce sulla cute lesioni cutanee come graffi ed escoriazioni fino alla lichenificazione, cioè l’ispessimento cutaneo che si verificano quando lo stimolo irritativo perdura a lungo. Le cause:

  • Malattie dermatologiche: dermatite atopicadermatite seborroica, rosacea, dermatite da stasi, psoriasi, dermatite erpetiforme (spesso associata a celiachia), eritemi polimorfi solari, pitiriasi rosea, lichen planus, lichen simplex, pemfigo volgare e pemfigoide bolloso. La secchezza cutanea è sicuramente una delle cause più frequenti di prurito che si manifesta in presenza di altre manifestazioni come desquamazione, edema, vescicole, croste, eczema, pomfi orticarioidi o noduli. Queste malattie hanno origine allergica o autoimmune (quando un virus o un batterio  invade l’organismo, il sistema immunitario reagisce per proteggerci da conseguenze peggiori; ma in alcuni casi il sistema immunitario funziona in maniera abnorme e attacca, ripetutamente per errore, le proprie cellule sane; in questi casi si parla genericamente di malattie autoimmuni, che vengono trattate con farmaci antistaminici o cortisonici topici, nei casi più gravi con immunosoppressori.
  • Malattie infettive: le dermatofitosi  sono provocate da funghi o miceti molto diffusi, comunemente indicate con il termine tigna  o tinea ( dal nome latino della parte del corpo coinvolta, ad esempio tinea capitis per la micosi della testa, t. corporis per quella del corpo, t. pedis etc.). Alcune parassitosi, come la scabbia e le pediculosi (pidocchi) si manifestano con prurito molto intenso: nella scabbia il prurito è soprattutto notturno (a causa dei ritmi circadiani di cortisolo e istamina), si verifica prevalentemente a livello delle pliche cutanee (ascelle, gomiti, inguine) o a livello dei polsi ed è accompagnato da lesioni tipiche, i cunicoli, ossia piccoli tunnel scavati all’interno della cute, nel quale la femmina dell’acaro della scabbia depone le uova. In caso di infestazione da pidocchi, invece, è possibile identificare uova o lendini aderenti alla base del capello o del pelo; una volta schiuse, circa 8 giorni dopo la loro deposizione, le lendini risultano essere più visibili in quanto di colore biancastro(da farmacocura).
  • Le malattie esantematiche nell’infanzia, sono anch’esse accompagnate da prurito, come nel morbillo, varicella, megaloeritema (V malattia) esantema critico (VI malattia) e scarlattina. L’herpes zoster, invece, è una condizione dovuta alla riattivazione del virus della varicella si verifica anche molti anni dopo la prima infezione, di solito in età adulta-anziana. Esso si presenta con un esantema vescicolare, il volgarmente detto “Fuoco di Sant’Antonio” o Herpes zoster, spesso preceduto da prurito, formicolio e dolore urente in corrispondenza delle lesioni cutanee polivescicolari (a grappolo) a disposizione dermatomerica unilateralmente.
  • Malattie ematologiche. Anemia sideropenica da carenza importante di ferro) più frequente negli adulti,  Hodgkin,  linfomi a cellule T, policitemia, leucemia, mieloma. La carenza di ferro può dipendere da deficit alimentari  o più frequentemente da condizioni di sanguinamento cronico, nella maggior parte dei casi dal tratto gastro-intestinale. La somministrazione di ferro e la rimozione della causa permettono la risoluzione del prurito.
  • Malattie del fegato e delle vie biliari, possono causare prurito diffuso causate da colestasi, cioè da un ostacolo al deflusso e all’escrezione della bile (come nei calcoli delle vie biliari o nella epatite; i sali biliari si accumulano nel circolo sanguigno provocando il prurito. In queste situazioni gli esami ematici possono presentare un aumento dei livelli di fosfatasi alcalina e di gamma glutammil-transpeptidasi (GGT). 
  • Farmaci possono essere la causa del prurito qualora determinino l’insorgenza di reazioni allergiche o stimolino il rilascio di istamina. I farmaci più frequentemente implicati in questo disturbo sono: morfina, aspirina, Fans e antipiretici, barbiturici, penicillina, antifungini, agenti chemioterapici ed alcuni mezzi di contrasto radiologico.
  • Il prurito psicogeno – da non dimenticare – può manifestarsi sotto forma di un disturbo psico-somatico provocato da stress o ansia oppure disagio psichico. Sulla base dei dati clinici raccolti, il medico può procedere ad un prelievo di sangue o biopsie con cui orientarsi per la diagnosi.

Patologia respiratoria cronica nel 30% dei guariti COVID

Panorama sanitario. Polmoni a rischio per 6 mesi. Luca Richeldi: “Nuova emergenza sanitaria”. Ma non vi spaventate; la pneumologia ne sta parlando per organizzare le contromisure tra cui la riapertura dei reparti di pneumologia chiusi a suo tempo per creare nuovi posti di terapia intensiva, come ricorderete.

Dopo l’infezione da Covid-19 i polmoni vanno seguiti per almeno 6 mesi perchè circa il 30% dei guariti avrebbe problemi respiratori cronici. E’ il nuovo preoccupante scenario che arriva dal MEETING della Società Italiana di Pneumologia. Gli esiti fibrotici, cioè le cicatrici lasciate sul polmone da Covid-19, possono comportare un danno respiratorio irreversibile e una nuova patologia in futuro; secondo lo pneumologo L. Richeldi, membro del Cts, bisogna quindi attrezzarsi e potenziare i Reparti di Pneumologia.

“In molti pazienti Covid-19 ricoverati o intubati persistono dopo la dimissione difficoltà respiratorie che potrebbero protrarsi per molti mesi dopo la risoluzione dell’infezione e i dati raccolti in passato sui pazienti con SARS (simile al coronavirus) mostrano che i sopravvissuti alla SARS a sei mesi di distanza avevano ancora anomalie polmonari ben visibili alle Rx toraciche e alterazioni della funzionalità respiratoria, come minore capacità respiratoria, minor volume polmonare, una scarsa forza dei muscoli respiratori e soprattutto una minor resistenza allo sforzo, con una diminuzione netta della distanza percorsa in pochi minuti di cammino. Ma, soprattutto – precisa Richeldi – il 30% dei pazienti guariti mostrava segni diffusi di fibrosi polmonare, cioè cicatrici sul polmone con una compromissione respiratoria irreversibile: in pratica possono sorgere problemi respiratori anche dopo una semplice passeggiata”.

“Questi problemi si sono verificati anche in pazienti giovani, con un’incidenza variabile dal 30 fino al 75% dei casi valutati – interviene Angelo Corsico, Direttore  della Pneumologia dell’ IRCCS Policlinico San Matteo e Ordinario di Pneumologia all’Università di Pavia. In molti pazienti sopravvissuti nei quali viene diagnosticata una fibrosi polmonare in cui parti di tessuto sono sostituite da tessuto cicatriziale non più funzionale”. Gli esperti temono perciò che la fibrosi polmonare possa rappresentare il pericolo di domani e per questo richiamano l’attenzione sulla necessità di specifici ambulatori dedicati al follow-up dei pazienti che sono stati ricoverati, specialmente i più gravi e gli anziani più fragili, che potrebbero necessitare di un trattamento attivo farmacologico e di percorsi riabilitativi dedicati. “Reliquati polmonari con una nuova categoria di pazienti con cicatrici fibrotiche a livello polmonare da Covid con insufficienza respiratoria, che rappresenterà certamente una nuova sfida per la nostra sanità” sottolinea Richeldi.

“A Pavia un ambulatorio post-Covid, dedicato ai pazienti dimessi dalla Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, è già attivo dal 27 aprile scorso” – aggiunge Corsico – “i pazienti vengono sottoposti a esame radiografico del torace, prove di funzionalità respiratoria, test del cammino di 6 minuti, ecografia toracica e cardiaca e, se necessario, a TAC toracica per indagare la presenza di una pneumopatia interstiziale diffusa o di una embolia polmonare. I dati preliminari sembrano confermare che diversi pazienti dimessi presentano ancora insufficienza respiratoria cronica, esiti fibrotici e bolle distrofiche”. E’ quindi necessario che anche il resto d’Italia, allertando i medici di famiglia, segua questi pazienti con attenzione inserendoli in adeguati percorsi di riabilitazione polmonare.

Consensus sulla gestione del dolore del neonato e del bambino in Pronto Soccorso.

La collega P. Lago (Ospedale Ca’ Foncello di Treviso) riferisce che la SIN, con altre 16 Società Scientifiche (ACP – AIEOP – AOPI – AMIETIP – FIARPED – FIASO – FISM – ONSP – SARNePI – SIAARTI – SIMEU – SIMEUP – SIP – SIPO -SIPPS – SIMGePed), ha partecipato alla stesura della “Consensus on Pediatric Pain in the Emergency Room”

Lo studio proposto dal Gruppo SIN coordinato dalla prof.ssa Franca Benini, ha portato all’approvazione di un decalogo per valutare e monitorare il dolore in un contesto di emergenza-urgenza. L’obiettivo era ribadire l’importanza della presa in carico di questo sintomo, spesso dannoso se non controllato, soprattutto in età neonatale, di come  riconoscerlo, misurarlo e adeguatamente trattarlo con metodi non farmacologici e farmacologici. Il documento favorisce le buone pratiche di monitoraggio, controllo del dolore e trattamento, misurato come V° parametro vitale. Sono raccomandazioni che il Gruppo di Studio di Analgesia e Sedazione SIN, suggerisce da oltre venti anni in ogni ambito di cura, dal neonato patologico al fisiologico.

Negli ultimi 20 anni vi è stato un sostanziale cambiamento nella pratica clinica con maggiore attenzione al comfort ed al controllo del dolore nel bambino e abbiamo identificato strumenti di misurazione e pratiche analgesiche efficaci; ma dobbiamo ancora lavorare  per la messa a punto di strumenti sensibili e specifici di misurazione in ambito neonatale; al momento sono utilizzate svariate scale algometriche calibrate sull’età.  Ma anche dal punto di vista legislativo e normativo, in Italia sono stati fatti notevoli progressi nell’ambito del dolore in età pediatrica. La Legge 38/2010 pone il problema del bisogno di analgesia nel bambino fin dalle prime fasi della vita, dove la necessità di un immediato intervento è ancora più importante per gli effetti potenziali a lungo termine che le stimolazioni dolorose ripetute e precoci comportano nell’organismo in via di sviluppo del neonato. La Consensus definisce i 10 punti dell’approccio al dolore neonatale e pediatrico in Pronto Soccorso, da rispettare  nelle nostre TIN e si propone di far cambiare atteggiamento nella gestione del dolore pediatrico ai professionisti della salute che devono approfondire conoscenze e competenze.

Ecco i 10 punti del DECALOGO dell’approccio al dolore neonatale e pediatrico in Pronto Soccorso:

  1. Il dolore è un sintomo frequente, temuto e dannoso per neonati, bambini ed adolescenti in tutte le condizioni cliniche; mina la salute ed è fonte di ansia e preoccupazione.
  2. Tutti i bambini percepiscono il dolore. Più piccolo è il bambino, maggiore è la percezione come il danno che ne deriva.
  3. Il dolore nel bambino deve essere sempre valutato e misurato utilizzando strumenti validati ed adeguati all’età ed alla situazione; il dato ottenuto deve essere sempre riportato in cartella clinica. 
  4. La misurazione del dolore deve essere fatta al primo contatto con il piccolo: durante la visita medica, prima della dimissione dal Pronto Soccorso, ogni qualvolta il bambino mostri segni di dolore o lui stesso e/o i familiari ne riferiscano la comparsa: sempre per valutare l’efficacia della terapia analgesica impostata.
  5. Il dolore va sempre trattato in maniera tempestiva, utilizzando insieme tecniche non farmacologiche e farmacologiche.
  6. La presenza dei familiari accanto al bambino ha un ruolo fondamentale nella gestione del dolore e deve essere garantita. Il programma analgesico proposto deve essere sempre comunicato e condiviso con il bambino e con i familiari, utilizzando strumenti di comunicazione adeguati ed efficaci.
  7. I farmaci analgesici devono essere scelti sulla base del tipo e dell’intensità del dolore, inoltre devono essere prescritti con un dosaggio adeguato per età, peso e situazione clinica e somministrati attraverso la via più efficace e meno invasiva possibile. Prevedere eventuali dosi aggiuntive, da somministrare in caso di insufficiente controllo del dolore.
  8. Il dolore da procedura dev’essere sempre previsto e trattato. Tutte le procedure non necessarie devono essere evitate.
  9. Alla dimissione di un bambino trattato per dolore devono essere date corrette informazioni ai familiari su come gestire eventuali recidive e quando prevedere eventuali controlli dal pediatra curante.
  10. Il dolore nei bambini con disabilità motoria e/o cognitiva dev’essere sempre valutato e misurato utilizzando strumenti validati e specifici e dev’essere trattato con un programma analgesico che tenga conto della situazione globale del paziente, della peculiarità delle cause del dolore e dell’eventuale terapia farmacologica già in atto.

La Terapia del dolore e le Cure Palliative Pediatriche sono definite come “Diritto alla salute del bambino”. La Legge, inoltre, sancisce alcune regole importanti per la gestione del dolore: stabilisce, infatti, che in ogni setting di cura il dolore vada sempre valutato, misurato e trattato efficacemente. Il dato algometrico, la terapia impostata e l’effetto raggiunto devono essere registrati in cartella clinica.

Un’indagine conoscitiva sulle pratiche di analgesia e sedazione nelle U.O. Neonatologiche italiane, curata dalla Commissione Indagini Nazionali della SIN, valuterà l’adesione degli operatori alle Raccomandazioni SIN ed alla Legge 38/2010. Ovviamente la scelta di strumenti e pratiche di controllo del dolore deve prevedere, contestualmente, interventi formativi e organizzativi, ma soprattutto motivazionali rivolti agli operatori sanitari  deputati al monitoraggio routinario del dolore.

Vaccino anti-Covid, Italia-GB: a settembre distribuzione delle dosi?

Rassegna Stampa, REDAZIONE DOTTNET, 21/05/2020 

Saranno un miliardo le dosi nel 2021. Ma le dosi potrebbero esserci già in autunno prossimo. Gli USA partecipano al progetto con 1 miliardo di dollari. Accordi per forniture all’ Ue.

Procede spedita, anche se la prudenza è d’obbligo, la corsa per la messa a punto del vaccino anti-Covid in sperimentazione allo Jenner Institute della Oxford University ed al quale collabora con la propria piattaforma anche l’azienda italiana IRBM. La multinazionale Astrazeneca, che si occuperà della produzione e distribuzione del vaccino a livello mondiale, ha infatti annunciato che anche gli Usa parteciperanno alla sua sperimentazione con un finanziamento di 1 miliardo di dollari e che per settembre saranno già disponibili 400 milioni di dosi. Un miliardo le dosi programmate entro il 2020-21. Astrazeneca fa dunque sapere di avere concluso i primi accordi per la produzione di almeno 400 milioni di dosi del potenziale vaccino e che avvierà le prime consegne a settembre.

Dopo la prelazione di un totale di 100 milioni di dosi da parte del Governo inglese e di 300 milioni di dosi da parte di quello statunitense, la multinazionale precisa che sta lavorando ad “accordi in parallelo”, anche con altri governi europei, per assicurare una “ampia ed equa fornitura del vaccino nel mondo, con un modello no-profit, durante la pandemia”. Quello che si vuole scongiurare, insomma, è il rischio di ‘accaparramento’ da parte di alcuni Paesi. Per questo, la compagnia si sta anche impegnando con organizzazioni internazionali come la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), l’Alleanza per i vaccini Gavi e l’Organizzazione Mondiale della Sanità per una una “giusta allocazione e distribuzione del vaccino nel mondo”.  Contatti sono in corso, inoltre, con il Serum Institute of India ed altri potenziali partner, sempre al fine di aumentare la produzione e la distribuzione del vaccino. Al momento è in corso la fase 1-2 di sperimentazione – per provare la sicurezza, immunogenicità ed efficacia del vaccino – in oltre 1000 volontari sani tra 18 e 55 anni in vari centri in Inghilterra.

Se i risultati saranno positivi, i test finali saranno condotti anche in altri Paesi. E una nuova spinta arriva proprio dalla partecipazione degli Stati Uniti, che finanzieranno il candidato vaccino con 1 miliardo di dollari attraverso l’Autorità Usa per la ricerca biomedica avanzata (Barda). Il programma di sviluppo include una fase 3 di sperimentazione clinica con 30mila partecipanti ed anche una sperimentazione pediatrica. Un programma ambizioso ma, per il momento, a ‘scatola chiusa’: la multinazionale del farmaco, dunque, avvierà la produzione subito, assumendosi il rischio di eventuali imprevisti o risultati finali insoddisfacenti della sperimentazione.  Astrazeneca riconosce infatti che il vaccino “potrebbe non funzionare (però ANABONES aggiunge:”i primi risultati nell’uomo sono incoraggianti con formazione degli anticorpi e nessun effetto collaterale”), ma è impegnata a portare avanti il programma e la sperimentazione clinica con velocità, e ad aumentare la produzione ‘a rischio'”. Una scommessa che la multinazionale è pronta a fare, in attesa dei risultati finali dei test di fase 1-2 e dopo la precisazione di IRBM – in riferimento a notizie stampa – che nessuno dei macachi, scimmie su cui è stato testato in precedenza il vaccino ha contratto la polmonite da Covid-19.

Questa pandemia, ha affermato Pascal Soriot, Chief Executive Officer di Astrazeneca, “è una tragedia globale. Dobbiamo sconfiggere il virus Tutti insieme. Faremo tutto ciò che è in nostro potere per rendere questo vaccino disponibile velocemente e su larga scala“. I candidati vaccini ‘in gara’ sono ad oggi oltre 100 e 118 le aziende coinvolte. Quello nato dall’iniziale partnership GB-Italia parte da due expertice consolidate: l’esperienza della IRBM riguarda l’utilizzo dell’adenovirus, un virus influenzale, impiegato depotenziato per trasportare il gene Spike sintetizzato del SarsCov2 nell’organismo umano. Quando l’adenovirus ‘trasportatore’ entra nell’organismo, quest’ultimo reagisce e crea anticorpi.

L’expertice dello Jenner Institute deriva invece dall’aver già testato e utilizzato sull’uomo in Arabia un vaccino simile anti-Mers.