Ma in che mondo viviamo? Perché tanta malvagità

medea

Ma in che mondo viviamo? Fatti di cronaca sempre più nera sono segnalati per cui assistiamo a episodi eclatanti di incuria verso lattanti dimenticati ovunque…semplicemente dimenticati; e poi leggiamo  una sfilza di efferati delitti compiuti sui bambini,  infanticidi per i quali gli avvocati invocheranno l’infermità di mente e l’incapacità di intendere e di volere. Tutto questo leggiamo sui quotidiani quasi giornalmente, in aggiunta ai sempre frequenti episodi di violenza sulle donne e anziani. Per quanto riguarda i minori, tali repellenti reati vengono compiuti in barba alle sdolcinate dichiarazioni internazionali e nazionali “strappa core” sui diritti al benessere dei minori. 

Abbiamo stralciato alcuni articoli a mò d’esempio:. 

1) ITALIA, Arezzo. “Neonato di 6 mesi abbandonato in un androne”; il padre: «Pensavamo di averlo portato a casa» dichiarazione che non fa una piega!

ITALIA, messaggero.it, lunedì 6 gennaio 2020 così scrive: “ Un neonato di sei mesi è stato trovato solo nell’androne di un palazzo ad Arezzo. Notato da una coppia di ragazzi che hanno dato l’allarme, è stato trasportato in ospedale dove è stato sottoposto ai primi controlli e sarebbe in buone condizioni. Poco dopo nella struttura sanitaria si è presentato il padre del neonato che ha raccontato quanto sarebbe successo: il bambino non era stato abbandonato ma “dimenticato” nella culla, un “ovetto”, rientrando a casa mentre la coppia era convinta di averlo portato in casa. Intanto sono scattate le indagini della polizia e sono in corso accertamenti.

2) USA, Utah. Madre uccide la figlia di 4 anni con 30 coltellate: “aveva cercato su internet come fare” da MONDO – Venerdì 10 Gennaio 2020 di Federica Macagnone. 

“Si è accanita sul corpo della sua bambina con tutta la forza che aveva. Nicole Terri Lester, 29 anni, aveva un solo obiettivo: voleva che sua figlia Lainey Vos, di soli 4, anni non avesse scampo. L’ha pugnalata 30 volte con un coltello in ceramica da cucina. Il brutale omicidio è avvenuto alla vigilia di Capodanno in una casa di West Valley City, nello Utah”. Dall’autopsia è emerso che le ferite erano concentrate sul petto, nella zona del cuore.  Dopo aver lasciato la piccola in un lago di sangue, Nicole è andata dai vicini con i vestiti sporchi di sangue e ha detto solamente: «Ho appena ucciso mia figlia». Poi si è seduta sul porticato di casa e ha atteso la polizia. «Ho bisogno di essere arrestata» ha detto gli agenti. Il bimbo trovato al piano superiore è stato affidato alle cure della nonna. Nicole è stata arrestata per omicidio e ora rischia la pena di morte. In passato era stata fermata per possesso di droga, aggressione e violenza domestica. Secondo gli investigatori si tratta di un omicidio programmato: nella cronologia del pc sono state trovate diverse ricerche su “come uccidere una persona”, e “il posto migliore dove colpire”.

3) USA. TEXAS, MONDO, Martedì 7 Gennaio 2020 di Alessia Strinati. “Uccide la sua migliore amica e le ruba la figlia neonata:… voleva fosse la sua bimba”. Strangola la sua amica e le porta via la bambina per registrarla come sua. Magen Fieramusca, del Texas, è stata arrestata con l’accusa di rapimento e occultamento di cadavere dopo aver ucciso la sua amica Heidi Broussard, 33 anni, e aver rapito la figlia neonata nel tentativo di adottarla.

4) SPAGNA, presso Barcellona. “Mamma annega la figlia di 10 anni nella vasca da bagno: “Prima l’ho addormentata con 80 pasticche”. Un dramma familiare che poteva e doveva essere evitato. Un commento, questo, ampiamente condiviso di fronte alla notizia di una mamma, affetta da problemi psichici e in una disastrosa situazione economica, che il 30 dicembre scorso ha ucciso la figlia di 10 anni, annegandola nella vasca da bagno. Il tremendo delitto si è consumato in una casa di Girona, non lontano da Barcellona. La mamma, 49 anni, dopo aver ucciso la figlia ha avvertito un giornalista di un quotidiano locale e un vicino di casa, agente di polizia, a cui aveva confessato l’omicidio. Il tribunale di Girona ha confermato la custodia cautelare in carcere per la donna, che ha rivelato agli inquirenti di aver indotto un profondo sonno alla figlia prima di ucciderla, somministrandole 80 pasticche di diversi antidepressivi. Come riportato dai giornali la donna ha sempre confermato la propria versione dei fatti, esponendola in modo lucido e senza contraddizioni tra una confessione e l’altra. «La minore, dopo aver bevuto quel cocktail di antidepressivi, era entrata in un profondo stato di sonnolenza mentre si trovava sul divano, mentre la madre iniziava a riempire d’acqua la vasca da bagno. Subito dopo, la donna ha preso la bambina e l’ha immersa in acqua, ancora vestita, per almeno dieci minuti», si legge nell’atto del Tribunale. Il PM che si sta occupando del caso, Enrique Albata, ha spiegato in una conferenza stampa: «La donna arrestata soffriva di problemi psichici, ma anche di una terribile fragilità emozionale. Negli ultimi tempi, la donna aveva mostrato chiari segni di disperazione e sensazione di rovina». La 49enne era stata dimessa da un centro psichiatrico la vigilia di Natale, per poi finire al pronto soccorso dopo aver tentato il suicidio appena tre giorni dopo. Le indagini hanno anche permesso di accertare che la famiglia voleva chiedere il ritiro della custodia legale della bambina alla donna. Le pasticche somministrate alla bambina, invece, sono risultate essere tutte regolarmente acquistate dietro prescrizione medica, a causa dei problemi psichici della madre.

5) AUSTRALIA: Mamma 18enne uccide la propria bimba neonata………

6) MONDO: Mamma killer uccide i suoi 3 bambini disabili. “Volevo farli smettere…

7) NEW YORK: Banchiere uccide a coltellate moglie e figli di 4 e 7 anni, poi il…

8) INGHILTERRA: altri casi ancora……

NDR.Tutto questo odio che si riversa sui bambini, vittime innocenti, deve far riflettere molto la nostra società, che civile non è più. E’ vero, certamente casi simili sono stati sempre segnalati e il mondo con Internet si è rimpicciolito ed ora, in tempo reale, sappiamo tutto quello che succede sul nostro pianeta pure lui molto, troppo malato, ma negli ultimi anni la malvagità sembra essersi impadronita dei nostri cuori. Vi sono ormai mille modi per evitare gravidanze indesiderate, come pure può realizzarsi il desiderio di maternità, non esaudito dal buon Dio, attraverso la fecondazione medicalmente assistita o mediante l’adozione. Perchè rubare un bambino dopo avere ucciso un’altra donna, un’amica per di più? Tanti casi dolorosi, tanto dolore, non riusciamo a capire e ad andare avanti…ma sottoponiamo a voi le situazioni limite sopra descritte soprattutto per far ritrovare un minimo di umanità, perché ormai i fatti di delinquenza comune e di cronaca nera riempiono le pagine dei giornali tutti i giorni con descrizioni minuziose di delitti efferati,commessi anche a spese di anziani indifesi e da parte di baby gang. Noi vi invitiamo soltanto a riflettere e a palarne con mogli e mariti, partner o compagni, parenti e amici per ripartire dalle scuole dove l’educazione e il rispetto non esistono quasi più,  perché deve ritornare e prevalere l’umanità al di là di leggi che da sole non portano lontano. L’inasprimento delle pene sembra non spaventare più di tanto; vi sono degli stratagemmi giuridici e di ordine sanitario che abili avvocati e periti possono sfruttare per ridurre enormemente le condanne ai loro assistiti nella speranza (?) di recuperare quello che di buono nei loro animi resta. Ma bisogna ripartire dalle  famiglie, nucleo e zoccolo duro su cui si è sempre fondata  la società per molti ritenute erroneamente obsolete, per fare ritornare la speranza, l’armonia e lo spirito solidale che non devono durare quanto una fiaccolata.

 

In copertina Giasone e Medea, 1759 (olio su tela) di Charles-André van Loo

Mistero dalla Cina: possibili 1700 casi di polmonite virale, secondo la BBC

Rassegna stampa:  su Mondo, sabato 18 Gennaio 2020, abbiamo letto:

I casi infettati dal virus sconosciuto – un coronavirus così chiamato per la forma al microscopio elettronico “a corona”, virus, precedentemente associato alla SARS, a RNA  che fa parte della famiglia Coronaviridae  e che ha provocato un focolaio di polmonite nella città cinese di Wuhan – sarebbero molti di più dei 50 identificati finora, anzi arriverebbero a 1700. Lo affermano gli scienziati dell’Imperial College di Londra   in base a un calcolo che spiegheremo fra poco. Al momento, 2 casi infettati da coronavirus simili a quelli della SARS anche se meno letali, sono stati segnalati in Thailandia e 1 in Giappone, tutti in persone provenienti dalla città cinese di Wuhan che ha 11 milioni di abitanti e un aeroporto internazionale.

Secondo gli esperti, riporta la BBC, proprio il fatto che il virus che finora ha fatto due morti, sia stato “esportato”, fa pensare che il focolaio di partenza sia molto più ampio. Una proiezione basata sul traffico aereo da Wuhan, spiega Neil Ferguson, l’autore principale dello studio pubblicato per ora solo sul sito dell’Università, porta appunto a far sospettare circa 1700 casi. Un focolaio di questa portata, sottolinea l’esperto, fa pensare ad una possibilità di trasmissione inter-umana, finora esclusa dall’OMS e dalle Autorità cinesi.

«Non c’è bisogno di essere allarmisti – prosegue Ferguson – ma l’ipotesi dovrebbe essere presa seriamente in considerazione». 

Al momento, oltre a Thailandia e Giappone, anche Singapore e Hong Kong hanno intensificato i controlli negli aeroporti, e anche gli USA hanno annunciato misure simili negli aeroporti di San Francisco, Los Angeles e New York. Secondo il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie il rischio di esportazione di un caso in Europa è “basso”, anche se ci sono tre aeroporti che hanno voli diretti con la città di Wuhan. Il mercato da cui si è originato il focolaio, scriveva nei giorni scorsi l’OMS è stato chiuso il primo gennaio.

«Le prove raccolte suggeriscono che il focolaio è associato all’esposizione nel mercato di Wuhan – scrive l’OMS – e in questo momento non ci sono segnalazioni di infezioni tra gli operatori sanitari e prove evidenti di trasmissione inter-umana». 

E dopo una battaglia giocata in gran parte fuori dai laboratori, la Cina ha pubblicato, una settimana fa circa, su una piattaforma online liberamente accessibile, la parte iniziale della sequenza genetica del virus sconosciuto. La sequenza è stata depositata nelle GenBank, la Banca-dati punto di riferimento internazionale per i dati genetici. Tutti i ricercatori del mondo stanno ora studiando la mappa genetica per analizzarla e dare un’identità a questo nuovo virus, enigmatico al punto da non avere ancora un nome. Per i ricercatori la malattia di cui è responsabile è per il momento una «polmonite virale dalle cause sconosciute», come dicono gli esperti cinesi. 

Secondo il past president della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) e ordinario di infettivologia all’Università di Milano, il Prof. Massimo Galli, l’ipotesi suggerita da ricercatori dell’Imperial College di Londra «è da considerarsi verosimile perchè tenendo conto di vari dati di popolazione è stato da loro calcolato che le probabilità che una persona con l’infezione si possa imbarcare su un volo internazionale sarebbe di 1 a 574. Poiché sono già tre le persone con l’infezione scese da un volo che le ha portate fuori dalla Cina, il conto totale è presto fatto (574×3=1722 infettati). Questo però non vuol dire che sia probabile che presto il virus giunga in Europa. 

Il virus, per gli infettivologi, non è simile né a quello della SARS, responsabile in Cina nel 2002 di 8.098 casi con 774 decessi, né a quello della MERS, isolato per la prima volta a Londra nel 2012 in un paziente con una grave sindrome respiratoria proveniente dal Medio Oriente e di cui si segnalano in tutto 2494 casi, con 858 morti.

Si legge, quasi nelle stesse ore, sul messaggero che un secondo paziente, colpito da  polmonite correlata al misterioso coronavirus, è morto a Wuhan, capitale della provincia di Hubei, nel centro della Cina. Il decesso, avvenuto il 15 gennaio, è stato confermato dalle autorità sanitarie locali. Si tratta di un uomo di 69 anni – comunica la Commissione sanitaria municipale di Wuhan. Il paziente, che era stato trasferito all’ ospedale Wuhan Jinyintan per il trattamento il 4 gennaio, ha, a seguito della polmonite, sviluppato una grave miocardite, insufficienza renale e gravi danni ad altri organi interni. Alla mezzanotte del 15 gennaio risultavano in totale 41 casi segnalati. Oltre ai 2 morti, 5 pazienti versavano in condizioni critiche, mentre 12 sono stati dimessi dagli ospedali. Non sono stati rilevati casi tra i 763 soggetti a rischio, a causa dell’essere stati a stretto contatto con i malati,  identificati e messi sotto osservazione. 

Fuori dai confini della CINA, però cresce il numero delle segnalazioni correlate al nuovo virus. Dopo il Giappone che ha comunicato all’OMS il suo primo caso “importato” – si tratta di un uomo che era stato proprio nella città cinese di Wuhan – è stata la Thailandia a segnalare un secondo caso di una turista cinese 74enne risultata infettata dal coronavirus, e intercettata con febbre alta e tachicardia ai controlli nell’aeroporto Suvarnabhumi. I test effettuati alla donna in ospedale hanno confermato l’infezione, come dichiarato dalle Autorità sanitarie thailandesi. La prima turista cinese di Wuhan risultata contagiata e curata in Thailandia è stata nel frattempo dimessa. Dal 3 al 16 gennaio, oltre 13 mila turisti sono arrivati in Thailandia da Wuhan attraverso i 4 aeroporti principali. Il numero di viaggiatori è destinato ad aumentare durante il capodanno cinese alla fine di questo mese e per questo le autorità aeroportuali hanno intensificato i controlli sui passeggeri.

L’OMS spiega che resta ancora molto da capire sul nuovo coronavirus, sulle modalità di trasmissione e le caratteristiche cliniche, ma anche sulla fonte del contagio e le potenzialità di diffusione. Il virus 2019-nCoV è un nuovo ceppo che non era stato precedentemente identificato nell’uomo, fino all’inizio di questo mese in Cina.

Svezzamento (alias divezzamento) dall’allattamento al seno. 

Questo termine non indica l’abbandono definitivo del latte materno o artificiale, ma il passaggio da una alimentazione esclusivamente a base di latte a una a base di latte e  altri alimenti. Questa integrazione è necessaria perché il latte, a partire dai 6 mesi, incomincia a perdere  la sua completezza per  carenza di vitamine e sali minerali. Perciò con l’introduzione graduale di altri alimenti, in forma complementare, è possibile supplire alle progressive carenze e garantire al bambino una nutrizione adeguata e un accrescimento regolare. Il passaggio è molto semplice e intuitivo  anche per i non addetti ai lavori. Ma è bene parlarne  per dirimere qualche dubbio alle neo-mamme. Lo svezzamento può essere iniziato intorno al 6° mese periodo in cui i bambini si abituano più facilmente ad assumere alimenti semi-solidi e liquidi dal biberon o dalla tazza.

Il latte umano è considerato l’alimento ideale per i bambini fino a 6 mesi di vita, epoca in cui è opportuno iniziare lo svezzamento  (l’attuale orientamento  sostituisce quello di alcuni decenni fa, che prevedeva lo svezzamento intorno ai 4 mesi). Dunque 6°  mese o prima, se il latte materno non bastasse. Ora il bambino è in grado di assumere i pasti semiliquidi (o semi-solidi), apre la bocca al cucchiaino o gira il viso per rifiutarlo, afferra gli oggetti con le mani per portarli alla bocca e può stare seduto sul seggiolino. Ricordare che, con l’alimentazione artificiale, la maggior parte dei bambini riduce il volume e la frequenza delle poppate al seno perchè aumentano le calorie.

È importante che l’introduzione degli alimenti nella dieta avvenga con gradualità, tenendo presente che si devono proporre  singolarmente gli alimenti, sostituendo la poppata di mezzogiorno con una pappa di crema di riso in  brodo vegetale, da non addolcire con lo zucchero (trucco usato da tante nonne per invogliare i nipotini poco propensi ai cambiamenti). Si inizia con piccole dosi, sia per saggiare la tolleranza che per abituare il bambino ai nuovi gusti. 

Ricordarsi di far assumere un alimento nuovo per volta, per capire quale sia il preferito o il meglio digerito. Si possono introdurre alimenti come cereali non allergizzanti (crema di riso, tapioca o mais) in brodo di verdure (patate, carote, zucchine) – il passato più in là – 180-200 ml con aggiunta di 1 cucchiaino di olio d’oliva e una “presa ” di parmigiano + carne 1/ vasetto (inizialmente c. liofilizzata o omogeneizzata  per ragioni igieniche e per una migliore digeribilità). Tali alimenti sono ricchi di zinco e ferro. Evitare almeno nella prima fase le farine lattee, che sono ricche di carboidrati da riservare ai bambini inappetenti o sottopeso, che potrebbero essere, in tal modo, invogliati a gradire il cambiamento dietetico.

Non consigliamo assolutamente schemi, per numero, quantità e orari di somministrazione dei pasti, purché vengano rispettati i bisogni energetici e nutritivi in base all’età e si eviti all’inizio di proporre alimenti potenzialmente allergenici  (come latte vaccino, uova, pesce). L’allattamento al seno può continuare fino a esaurimento, sostituito  a 12 mesi da latti semi-formulati o latte vaccino, con o senza biscotto. Il bambino deve bere – tra un pasto e l’altro o durante – ma solo acqua naturale e non bevande gasate. Succhi di frutta sono consentiti in piccole quantità, ma meglio frutta fresca frullata. I cambiamenti devono avvenire gradualmente e  costituire un’esperienza piacevole, senza creare conflittualità tra madre e bambino. 

Un esempio: 5 pasti: 1°, 2° ,4° e 5°, 3° pasto di mezzogiorno con pappa in quantità  scelta dal bambino stesso. Dunque all’inizio 4 pasti di latte e 1 pappa, poi se la pappa fosse gradita passare a due pasti artificiali, a pranzo (3°) e cena (5°). I tre pasti minori, con il passare dei mesi, diventano due e possono prevedere latte materno o artificiale con o senza biscotti e/o frutta fresca. La dieta deve essere corretta e modificata dal pediatra, cammin facendo, in base ai bilanci di salute.

Si devono sempre scegliere alimenti semplici come detto precedentemente, che non devono contenere  un numero eccessivo di ingredienti, in modo da non rendere difficile attribuire a questo o a quell’alimento eventuali intolleranze o allergie. L’introduzione del glutine  potrebbe avvenire anche durante lo svezzamento, il che non eviterebbe l’insorgenza della celiachia, malattia sistemica autoimmune in forma tipica (tra la fine  del 1° anno e il compimento dei 2 anni)  scatenata dall’ingestione di glutine che colpisce soggetti geneticamente predisposti; però il glutine (frumento, orzo, segale, farro e avena) inserito intorno al 12° mese, provocherebbe secondo molti autori, un decorso clinico (diarrea cronica da malassorbimento, arresto della crescita e distensione addominale) meno grave.

È bene poi tenere presente che gli alimenti hanno già nella loro composizione il cloruro di sodio, per cui ribadiamo che non è necessario  aggiungere sale da cucina per favorire il gusto ai cibi più sapidi, nocivi a qualunque età. Evitare assolutamente il sale anche come intervento preventivo della malattia aterosclerotica che oggi si riscontra anche nei giovani. Inoltre sono da evitare alimenti ad alta densità calorica con eccesso di proteine di origine animale. Un eccesso di  zuccheri potrebbe portare a carie dentali. Insomma bisogna farsi guidare anche dal buon senso e dalla giusta selezione dei vari alimenti. Un ultimo consiglio: si deve sapere che il bambino è un abitudinario e questo comportamento non è sempre recepito dalle madri che desiderano differenziare troppo velocemente l’alimentazione credendo, erroneamente, di adeguarla al gusto del bambino senza sapere che invece corrisponde, inconsciamente, al gusto delle mamme stesse. (la)

Nuovi servizi attivati dall’OPBG a Viale Baldelli, Roma

              Comunicato Stampa dell’OPBG – 11 dicembre 2019

AUTISMO E ANORESSIA, DUE NUOVI CENTRI AL BAMBINO GESU’ GRAZIE A INTESA SANPAOLO

Inaugurata la sede rinnovata di Viale Baldelli a Roma dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, inaugurata alla presenza del cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin e del Ministro della Salute, R. Speranza. All’inaugurazione,  Intesa Sanpaolo era rappresentata dal dott. Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori.

Nuovi spazi dedicati ai pazienti con malattie rare. Quattromila metri quadri distribuiti su due piani, completamente ristrutturati e destinati all’assistenza sanitaria. 

Ottanta consulte mediche dedicate alle malattie rare, alla diagnosi prenatale, alla cardiologia fetale e perinatale, alle patologie neuropsichiatriche. 

All’interno, due nuovi Centri dedicati al disturbo dello spettro autistico e all’anoressia, realizzati grazie al contributo di Intesa Sanpaolo.

Destinata alle attività ambulatoriali già dal 1995 e collegata logisticamente a quella di San Paolo Fuori le Mura, la sede di Baldelli del Bambino Gesù è stata potenziata in questi mesi con nuovi spazi per migliorare il trattamento di quei pazienti che non richiedono trattamenti in regime di ricovero, ma che presentano comunque condizioni complesse e di elevata specificità.

In particolare, gli spazi saranno dedicati ai circa 13mila pazienti affetti da malattie pediatriche rare che vengono seguiti ambulatorialmente ogni anno dal Bambino Gesù, accreditato presso la Rete Regionale delle Malattie Rare per quasi 200 patologie e coinvolto in 15 Reti Europee di Riferimento (ERN, European Reference Network) per gruppi di malattie rare. Si tratta di patologie cardiache, oculistiche, dermatologiche e vascolari, autoinfiammatorie, autoimmuni ed ematologiche, nefrologiche, neurologiche e neuromuscolari, metaboliche e polmonari, renali e urologiche, malformazioni e anomalie dello sviluppo.

Sono già operativi gli ambulatori di Genetica Medica e Malattie Rare, Aritmologia e Cardiogenetica, Pediatria Generale e Malattie Infettive. Una parte importante delle attività della sede sarà dedicata alla Cardiologia Fetale e alla Diagnosi Prenatale, con la presa in carico delle gestanti i cui feti sono affetti da cardiopatie congenite. I controlli saranno effettuati per tutto l’arco della gravidanza, fino alla nascita, in collaborazione con la Psicologia Clinica.

Infine, nei primi mesi dell’anno 2020, la struttura dedicherà ampio spazio alla diagnosi e alla cura delle patologie neuropsichiatriche – anche da iperconnessione e da dipendenza aggiunge l’ANABO – che interessano, secondo l’OMS, il 10% dei bambini e il 16% degli adolescenti. Grazie al contributo fondamentale di Intesa Sanpaolo sono stati realizzati in particolare un Centro per il Disturbo dello Spettro Autistico e un Centro per l’Anoressia e i Disturbi Alimentari, condizioni eterogenee che richiedono una presa in carico integrata tra diverse figure professionali (Neuropsichiatri Infantili, Psicologi, Logopedisti, Nutrizionisti, Specialisti in medicina interna). 

Obiettivo è l’integrazione ospedale-territorio: lo sviluppo della sede di Baldelli consentirà di creare percorsi di presa in carico condivisi fra l’Ospedale e il territorio per i pazienti pediatrici affetti da gravi patologie, che necessitano di un piano assistenziale integrato in ragione della loro complessità. Per questo saranno attivati team multidisciplinari dell’Ospedale e delle Aziende Sanitarie, dei Pediatri di Libera Scelta e dei familiari, per un approccio individualizzato, in grado di facilitare il percorso di de-ospedalizzazione e la gestione in sicurezza dei pazienti.

—————————————————————————————————————-   Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – IRCCS, Ufficio stampa e Coordinamento editoriale Responsabile: Alessandro Iapino Funzione Comunicazione. web: http://www.ospedalebambinogesu.it – Piazza Sant’Onofrio, 4 – 00165 Roma Tel. +39 06 6859/2612 Mobile +39 335-7900456  – mail: ufficiostampa@opbg.net

La balbuzie, una brutta gatta da pelare

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E’ un disturbo del ritmo del discorso o della scorrevolezza della fonazione per cui il soggetto sa ciò che deve dire, ma gli riesce difficile dirlo a causa di involontarie interazioni o spasmi intermittenti, con prolungamento e/o blocco della funzione fono-respiratoria, ripetizione di suoni e sillabe, prolungamento o cessazione di suoni, esitazione, perifrasi ed eccesso di tensione fisica. Si manifesta nel 3-5% dei casi in età prescolare, inizia a 3-4 anni ed è più frequente nei maschietti; nell’1-2% persiste in età adulta. 

Sul piano clinico distinguiamo tre forme: la forma tonica quando lo spasmo ostacola l’avvio del suono o il passaggio da un suono al successivo, forma clonica quando si ha la ripetizione spasmodica di un fonema o di un gruppo di fonemi iniziali  o sillabe di una parola (il…il…il libro). La terza è la forma mista (balbuzie tonico-clonica). 

E’ un disturbo che preoccupa perché ai disturbi della emissione della parola si associano movimenti sconnessi e contrazioni facciali che si possono estendere a tutto il corpo, anche con reazioni neurovegetative (come arrossamento del viso e sudorazione). Sono previsti anche periodi di remissione protratta e spesso il disturbo sparisce spontaneamente. Quindi alti e bassi, con accentuazione dei sintomi in situazioni di stress come nelle interrogazioni a scuola e scompare cantando o recitando. A questo proposito mi viene in mente (storia della medicina) che il famoso oratore greco Demostene risolveva il problema della balbuzie mettendosi i sassolini in bocca così come la balbuzie risolta con metodi stravaganti da un medico australiano a Re Giorgio VI (padre della Regina Elisabetta). 

Secondo i dati ISTAT, presentati alla stampa in questi giorni, circa il 20% dei bambini con un sostegno a scuola ha un disturbo del linguaggio e il 19% un disturbo dell’apprendimento. In età scolare la balbuzie è molto frequente; interessa circa 1 milione di italiani, di cui circa 150.000 sono minori. E’ un disturbo riconosciuto e inserito nella classificazione internazionale delle patologie del linguaggio (vedi Criteri diagnostici del DSM-IV per la balbuzie), ma non è inserito nei LEA o Livelli essenziali assistenziali per cui i costi di un eventuale percorso terapeutico è a carico delle famiglie; è invece previsto, fino alla maggiore età, l’inserimento nei percorsi di riabilitazione logopedica, riconosciuta dal SSN e SSR.

Importante sottolineare che il 90% dei casi regredisce entro i sei anni. Vorrei ora aggiungere la novità in campo riabilitativo a cui ho fatto riferimento ieri su FB. Essa risale a 10 anni fa e riguarda la nascita di un Centro specializzato chiamato VIVAVOCE Institute fondato dal Dr Muscarà, egli stesso balbuziente e guarito a seguito dell’applicazione dei suoi innovativi studi personali. Si tratta di un metodo polidisciplinare “Il Muscarà Rehabilitation Method for Stuttering”, validato scientificamente per curare la balbuzie. Esso propone un approccio comportamentale che non si limita ad affrontare  solo il problema dal punto di vista psico-emotivo e/o con esercizi linguistici per evitare l’inceppamento da balbuzie, ma punta a recuperare il controllo motorio di ogni componente anatomo-funzionale coinvolta nella fonazione.

Si sapeva già che la balbuzie era legata alla incoordinazione tra funzione respiratoria e funzione articolatoria, causata da fattori biologici (1. predisposizione congenita, 2. difettosa dominanza laterale, 3. difettosa regolazione dei gangli della base, comprendenti a) i corpi strati, componenti sottocorticali del telencefalo anatomicamente assegnati al lobo frontale e b) i nuclei o corpi pallidi anch’essi subcorticali che presiedono al controllo dei movimenti volontari, all’apprendimento procedurale,  ai movimenti oculari, alla capacità di discriminazione uditiva) e soprattutto fattori psicologici per situazioni conflittuali familiari (iperemotività, tendenze ossessive, conflitti interiori). 

A questo punto dobbiamo ricordare che occorre agire contemporaneamente, nel bambino come nel ragazzo,  sull’ambiente familiare e scolastico sdrammatizzando il problema onde evitare nel minore atteggiamenti frustranti.

La balbuzie evolutiva si riscontra in condizioni fisiologiche intorno ai 3 anni per la difficoltà del bambino a elaborare le prime frasi strutturate; essa scompare nel corso degli anni; ma vi sono condizioni come il mancinismo contrastato  in cui si ha la già citata imperfetta dominanza laterale, i ritardi del linguaggio e i quadri nevrotici di tipo isterico e ossessivo. (da Giordano e Vertucci, in Disturbi del linguaggio, Manuale GR. Burgio- A. Martini). 

Fino ad oggi, oltre alla terapia farmacologica e alla psicoterapia, ha funzionato bene il trattamento logopedico per l’ottenimento del rilassamento muscolare facciale con eliminazione degli spasmi e miglioramento della coordinazione della funzione fonetica e respiratoria per il raggiungimento di un normale ritmo fono-articolatorio. E’ risultato positivo anche l’inserimento del bambino in  attività sportive organizzate.

La novità costituita dal Centro VIVAVOCE, a Milano, si inserisce comunque sulla falsariga di quanto finora esposto, perchè il Dr. Giovanni Muscarà, affetto anch’egli da una balbuzie senza risultati soddisfacenti, ha deciso, un bel giorno, di dedicarsi personalmente alla risoluzione del disturbo, tenendo bene presente che da anni la scienza riconosce che le cause non sono da ricercare solo in un aspetto psico-emotivo e nonsi tratta neppure  solo di un disturbo fonatorio.  L’obiettivo è stato rieducare la motricità con l’aiuto di fisioterapisti attraverso l’attivazione della fascia muscolare posta sotto i muscoli addominali per recuperarla, fino al volto e al movimento delle labbra. E la cosa funzionava – dice Giovanni in una intervista concessa nel 2019 a Valerio Millefoglie del quotidiano La Repubblica e da cui ho tratto spunto. Perciò la sperimentazione del suo metodo è proseguita coinvolgendo altri professionisti come logopedisti e psicologi, cui si è aggiunta la Neuroradiologia Pedadiatrica dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Il metodo MRM-S, ora standardizzato, prevede una settimana di ricovero in istituto e una serie di incontri per una durata di sei mesi. La prima fase  prevede la valutazione del soggetto (lettere e sillabe difficili da pronunciare) si studiano i movimenti che non si è in grado di padroneggiare cui seguono gli esercizi con schemi motori diversi. Al termine del percorso il soggetto viene mandato  da solo a cavarsela nei Bar, negli Uffici o all’edicola chiedendo informazioni. Il Centro simula inoltre esami o colloqui di lavoro. 

Ebbene, sembra che molti di questi soggetti abbiano superato brillantemente i test finali. Sembra dunque che funzioni bene il Centro di cura per la balbuzie VIVAVOCE, basato sull’approccio comportamentale, che non si limita ad affrontare il problema solo dal punto di vista psico-emotivo e con esercizi linguistici. Il metodo MRM-S otterrebbe lo scopo di recuperare il controllo motorio di tutte le singole componenti anatomo-funzionali della fonazione. 

Considerazioni e consigli finali: questo articolo ha l’obiettivo di far capire ai genitori che hanno bambini con le suddette problematiche quali e quante siano le cause  di questa sindrome per poter agire di conseguenza. Nel bambino piccolo  il trattamento consiste, inizialmente, nell’avvisare i genitori di: 1) evitare di aiutare il bambino che si inceppa; 2) parlargli in modo lento e rilassato; 3) ascoltarlo senza ansia;, 4) lodarlo  quando non si inceppa; 5) ove servisse il trattamento, questi è consigliato in età prescolare. In conclusione ribadiamo che è fondamentale intervenire sull’ambiente familiare e scolastico per evitare atteggiamenti frustranti che ritarderebbero il miglioramento. (la)

Donazioni del latte di donna alla BLUD dell’OPBG di Roma

Three baby bottles

La notizia è stata data lunedì 13 gennaio 2020. “Nell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (OPBG) dove è attiva una Banca del latte umano donato (Blud), le donazioni nel 2019 sono aumentate: circa 750 litri da 133 mamme di Roma e del Lazio, più del doppio   rispetto al 2018, anno in cui la banca del latte umano donato (BLUD), unica nella regione, ha raccolto, pastorizzato e distribuito ai bambini malati 362 litri del prezioso alimento, ricevuto da 43 nutrici. È stato inoltre potenziato il servizio di raccolta a domicilio grazie a una nuova auto dedicata”.

 “Si deve sapere che tutte le mamme in buona salute possono donare il proprio latte; basta un corretto stile di vita e che stiano allattando il proprio figlio; naturalmente devono produrre una quantità di latte superiore al fabbisogno del proprio bambino. Il latte materno è miracoloso per i bambini che non hanno la fortuna di averlo e a molti salva la vita come nei neonati pretermine o sottoposti a interventi chirurgici all’addome, i cardiopatici, i nefropatici o i piccoli pazienti con gravi intolleranze alimentari, malassorbimento o diarrea intrattabile”.

Il latte di donna è di vitale importanza per i neonati, ma se la madre perdesse il latte si potrebbe così rimediare, senza ricorrere ad altri palliativi. Vi sono strutture che selezionano, raccolgono, conservano e distribuiscono il latte materno, da utilizzare per specifiche patologie. Al B. Gesù di Roma spiegano: “Il latte materno rappresenta l’alimento naturale e ideale per il bambino nei casi sopra enunciati e sono documentati scientificamente i suoi benefici su crescita e stato di salute”.

Per tali neonati, nei casi in cui non fosse possibile offrire il latte della propria madre, la prima alternativa – raccomanda l’Accademia Americana di Pediatria – è rappresentata da latte umano proveniente dalle BLUD che si deve considerare una miracolosa risorsa terapeutica”.

Il latte donato viene trattato con la pastorizzazione che inattiva gli agenti infettivi eventualmente presenti, anche se ne modifica, seppur parzialmente, alcune proprietà biologiche e nutrizionali. Tra gli altri vantaggi vi è la riduzione dei casi di enterocolite necrotizzante, di intolleranza alimentare, ma anche delle infezioni e dei giorni di ricovero.

Le BLUD sono operative in tutto il mondo ed anche in Italia dove nel 2005 è nata l’Associazione Italiana delle Banche del Latte Umano Donato (AIBLUD), una ONLUS che persegue lo scopo di promuovere e diffondere l’allattamento materno, la sua donazione e l’utilizzo del latte donato da parte dei Centri di Neonatologia. Nel 2010, per il coordinamento e l’implementazione delle Banche del Latte in Europa, è stata costituita anche la “European Milk Banking Association”. Le BLUD operano nel rispetto delle procedure descritte nelle “Linee di indirizzo nazionale per la gestione delle BLUD nell’ambito della protezione, promozione e sostegno dell’allattamento al seno” del Ministero della Salute. 

Donazioni in crescendo: la maggior parte del latte materno raccolto nel 2019 è stata messa a disposizione di 229 neonati con particolari esigenze terapeutiche ricoverati nell’OPBG di Roma; inoltre circa 200 litri (il 25% del totale) sono stati consegnati ad altre Terapie Intensive Neonatali della Regione Lazio.

Grazie alla nuova auto per la raccolta di latte materno a domicilio donata all’Ospedale dalla Centrale del Latte di Roma, nel 2019 il servizio della Banca del latte materno del Bambino Gesù è riuscito a estendere la raccolta dall’area di Roma all’intera regione.

Guglielmo Salvatori responsabile di Educazione nutrizionale neonatale e BLUD spiega:«Donare il latte è un gesto prezioso per tanti bambini malati. Non costa nulla, non è doloroso ed è molto semplice».

Nel Lazio vi è dunque la BLUD dell’OPBG come riferimento per le mamme che desiderano diventare donatrici. Il servizio di raccolta del latte a domicilio del Bambino Gesù è attivo tutte le mattine, dal lunedì al venerdì. Per informazioni, anche su come diventare donatrice, si può telefonare al numero 06 6859/2948 oppure scrivere alla   bancadellatte@opbg.net

Meningiti, ultime considerazioni

Tablet with the diagnosis Meningitis on the display

La storia clinica del paziente e la visita già indirizzano verso la diagnosi clinica, che deve essere però confermata da esami del sangue, e,  in particolare, con l’esame del liquido cefalorachidiano che viene prelevato mediante puntura lombare (PL tramite un ago infilato nella parte bassa della schiena, attraverso la colonna vertebrale). Nonostante gli importanti progressi della medicina, delle terapie rianimatorie e di terapia intensiva, ancora oggi il 10-15% dei soggetti colpiti da meningite muore ed il 20-30% ha conseguenze gravi e invalidanti (amputazioni, danni cerebrali, sordità, epilessia, paralisi, ritardo neuro-psicomotorio.).

In caso di contatto stretto e prolungato con un soggetto affetto da meningite batterica: deve essere praticata una terapia antibiotica su prescrizione medica specifica per il tipo di germe responsabile (che non è soltanto il meningococco) . Purtroppo le meningiti sono malattie molto gravi e anche quando la diagnosi viene fatta tempestivamente, e la terapia antibiotica praticata subito e in maniera adeguata, la possibilità di guarire senza esiti è inferiore al 50% dei casi. Tanto più precoce è il trattamento, tanto maggiori sono le probabilità che il trattamento abbia successo e che la malattia guarisca senza esiti.

Il vaccino e la vaccinazione  rappresentano l’unico modo al momento disponibile per prevenire le meningiti batteriche. Esistono vaccini per ciascuna famiglia dei principali batteri responsabili così inquadrabili:

– Contro l’Haemophilus Influentiae di tipo B il vaccino è incluso nel vaccino esavalente la cui prima dose viene somministrata già a partire dal 61° giorno di vita (nel corso del terzo mese);

-Contro il pneumococco  è disponibile  un vaccino che protegge da 13 differenti ceppi (anche questo praticabile dai primi mesi di vita); il pneumococco (Streptococcus Pneumoniae) è il batterio responsabile del maggior numero di casi mortali di meningite in Italia. Il vaccino, non obbligatorio è però raccomandato per tutti i bambini a partire dai 2 mesi di vita, offerto gratuitamente ai bambini da 0 ai 5 anni, ai soggetti superiori ai 65 anni e a soggetti affetti da patologie croniche.

– Contro il meningococco, poichè nell’uomo sono patologici i ceppi  A, B, C, Y, W, vi sono diversi vaccini. Un vaccino contro il Meningococco C, uno contro il Meningococco B (che è il più pericoloso) e un vaccino coniugato, in grado di proteggere contemporaneamente da 4 diversi ceppi (A, C, Y, W 135).

Parlando con il proprio pediatra si devono  stabilire le migliori modalità vaccinali in base all’età del bambino. Tutti i vaccini contro la meningite sono sicuri e sono stati praticati in numerosissime dosi – i più nuovi in molte migliaia, i più datati in milioni di dosi. I vaccini rappresentano al momento l’unica possibilità per prevenire queste gravissime malattie. Purtroppo, incredbile ma vero, ancora oggi, l’80% delle meningiti è dovuta a germi per i quali sono disponibili i vaccini; questo significa che 800 casi su 1.000  di meningite osservati  in Italia annualmente potrebbero essere evitati. (da L. Cursi e F. I. Calò Carducci, UOC di Ped. Generale e M. infettive, OPBG e da ASL RM/2)