Ricordiamoci di consigliare ed effettuare la vaccinazione antinfluenzale

Una  doverosa premessa dell’ANABO: ” il Prof. Fabio Mosca Presidente della Soc. It. di Neonatologia  con il Direttivo SIN ha invitato con messaggio ufficiale i medici e gli infermieri che operano nelle Neonatologie e Terapie Intensive Neonatali italiane a sottoporsi alla vaccinazione antinfluenzale nell’interesse degli stessi professionisti  e dei piccoli fragili malati da loro curati“.

Vediamo ora come funziona il vaccino antinfluenzale. Esso stimola lo sviluppo di anticorpi dopo circa 2 settimane dalla loro somministrazione, che proteggono dalla sindrome influenzale provocata dai virus  resi inoffensivi e presenti nel vaccino consigliato per questo inverno. La formulazione stagionale protegge dai virus influenzali che secondo la comunità scientifica circoleranno  durante la stagione invernale 2019-2020. L’Organizzazione mondiale della sanità ( e l’EMA) raccomanda la presenza di tre ceppi (trivalente):

  • A/Brisbane/02/2018 (H1N1) pdm 09-like virus;
  • A/Kansas/14/2017 (H3N2)-like virus;
  • a B/Colorado/06/2017-like virus (B/Victoria/2/87) confermato dall’anno passato;

Il quarto ceppo, utile alla composizione dei vaccini tetravalenti è:

  • B/Phuket/3073/2013-like (B/Yamagata) lo stesso dell’anno passato.

L’AIFA ha ovviamente confermato la composizione suggerita  dando ufficialmente il via alla vaccinazione, ma per la disponibilità dei vaccini in farmacia bisognerà aspettare ancora qualche mese. I vaccini intramuscolari (in forma di iniezione) disponibili in Italia sono tutti inattivati, ossia non contengono virus interi e/o attivi, e sono:

  • split (virus influenzali frammentati),
  • a subunità (contenente solo gli antigeni di superficie, emoagglutinina e neuraminidasi),
  • adiuvato, contenente gli antigeni di superficie emulsionati ad adiuvante e autorizzati, al momento, per l’immunizzazione dei soggetti di età  maggiore o uguale a 64 anni,
  • intradermico, è un vaccino split, confezionato in una siringa con ago particolarmente corto che inietta la sostanza nel derma anziché nel muscolo.

Esiste anche una formulazione intranasale autorizzata per la vendita in Italia, il cui nome commerciale è Fluenz, costituito da virus vivi attenuati; risulta tuttavia di difficile reperibilità e destinato al solo utilizzo in bambini e ragazzi.

Benefici: l’efficacia della vaccinazione antinfluenzale può variare da individuo a individuo, ma i vantaggi sono comunque molti:

  • Più di ogni altra considerazione si può prevenire la malattia e, in più, la protezione di un individuo si estende a soggetti vicini più vulnerabili a gravi forme influenzali e non protetti (la famosa “copertura di gregge” da raggiungere).
  • La vaccinazione antinfluenzale può aiutare a proteggere individui a rischio di contrarre l’influenza in forma grave, come gli anziani con patologie croniche e bambini piccoli (specie se lattanti con meno di 6 mesi, non ancora vaccinabili).
  • Attenua il decorso dell’influenza, qualora fosse comunque contratta.
  • Riduce il rischio delle complicanze gravi dell’influenza, non escluso il ricovero ospedaliero  di bambini in Unità di Terapia Intensiva Pediatrica del 74%. Risultati analoghi sono stati trovati negli adulti (riduzione del ricovero nel 70% dei casi).
  •  La vaccinazione  è un importante strumento di prevenzione nei soggetti cardiopatici, specialmente negli individui reduci da un evento cardiaco nell’ultimo anno. La vaccinazione antinfluenzale ha anche mostrato un’associazione con una riduzione dei ricoveri ospedalieri nei soggetti con diabete (79%) e malattie polmonari croniche (52%).
  • Aiuta infine a proteggere le donne in gravidanza e i loro neonati fino a 6 mesi dalla nascita. Uno studio ha mostrato che la somministrazione a donne gravide (nel 2° o 3° trimestre) aveva un’efficacia del 92% nel prevenire il ricovero ospedaliero per influenza di bambini piccoli (informarsi presso i centri vaccinali del’ASL e consultare il Calendario vaccinale per la vita (vedi Piano Nazionale Prevenzione Vita).

I vaccini antinfluenzali NON proteggono invece da infezioni e malattie causate da altri virus che possono dare sintomi simil-influenzali.

*Riferimenti bibliografici: https://www.cdc.gov/flu/about/qa/benefit-publications.htm

Ma chi sono i post-millenials o centennials? Dobbiamo imparare a conoscerli

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Il genere umano da millenni, dalle sue origini. dall’Homo habilis fino all’H. sapiens  ha subìto una continua, inarrestabile evoluzione sia psichica che fisica fino ai nostri giorni. L’uomo è cambiato nell’aspetto, nel comportamento, nel modo di pensare a causa delle mutazioni genetiche subite dal DNA. L’evoluzione degli esseri umani non è certamente finita, anche se oggi l’evoluzione non avviene soltanto sul piano biologico, ma sopratutto su quello culturale e tecnologico. La parola magica  è  “tecnologia”, perchè l’evoluzione imponente della tecnologia ha coinvolto e travolto, come un ciclone,  i ragazzi della nostra epoca.  Ecco perchè nell 2017 dai media sono stati usati i termini  come “ Centennials o Generazione Z o post-millennials”. 

E  i medici pediatri o NPI e psicologi, così come i genitori si devono adeguare. 

I primi a dare una definizione della generazione post-millennials furono William Strauss e Neil Howe, usando il termine Homeland Generation. Sotto questo termine si descriveva la generazione cresciuta negli anni successivi all’attacco alle Torri Gemelle, avvenuto l’11 settembre 2001 seguita dalla nota lunghissima crisi economica. E si pensava che i giovani di allora, come quelli nati immediatamente dopo, sarebbero cresciuti in un clima di paura tanto da essere meno propensi a scoprire il mondo trovando la propria casa come il luogo più sicuro. Del resto la Generazione Z è cresciuta in un periodo di grande instabilità economica e politica, condizionata da tali problemi. che hanno coinvolto le loro famiglie.

Con l’arrivo di una nuova generazione si cominciano a creare gli appellativi: è successo  con i famosi millennials (rispettivamente noti anche come generazione X e Y) e la stessa cosa sta accadendo per i giovanissimi di oggi. Se i millennials avevano portato tante novità in termini di tendenze, anche i Centennials stanno provocando  una serie di cambiamenti epocali tra i ragazzi nati fra il 1995 e il 2010.

Cerchiamo di capire. I centennials sono ragazzi sempre più legati all’utilizzo del digitale, soprattutto in termini di acquisti: sono dipendenti da influencer e social network, e soprattutto possiedono delle abilità digitali sempre più tecnologiche. Odiano le imposizioni  con un accentuato desiderio di personalizzazione  rispetto ai millennials. A differenza dei millennials, i centennials sono nati e cresciuti con gli smartphone e i tablet connessi a Internet: questa è forse la differenza tecnologicamente più marcata con la generazione Y, che ha vissuto la rete tramite p.c. D’altronde oggi i centennials hanno la possibilità di ottenere molti GB sullo smartphone per pochi euro mensili per merito (o colpa?) degli operatori virtuali che offrono servizi di telefonia mobile a basso costo. Ad esempio, vi è  un virtual network operator di Tim che propone diverse offerte per telefonia mobile ricaricabile, molto gradite tra i centennials che navigano soprattutto dal loro smartphone. 

Ma c’è anche il risvolto della medaglia perchè  la generazione dei Centennials rappresenta un’ulteriore evoluzione rispetto ai Millennials in quanto ha una soglia di attenzione molto bassa per cui tende a stancarsi presto, ad annoiarsi per cui è  continua la ricerca di novità. Questi ragazzini sono anche aggressivi, ma anche particolarmente empatici, legati alla musica del loro tempo (Engage) e alle sensazioni che essa trasmette. I centennials sono sempre meno attratti dalla lettura e ricerca scritta nei libri, preferiscono la dimensione visual rispetto alla testuale. Ecco perché You Tube è il loro social preferito. Facebook è considerato un social da “vecchi” preferiscono di gran lunga Instagram (arvis.it) amano soprattutto quella veloce e  visiva. Non hanno linguaggio forbito e preferiscono comunicare alla svelta e con semplicità. Amano la condivisione e la collaborazione di gruppo sfruttando le video-chiamate tra amici. Sono però ragazzi dal buon cuore, che amano acquistare prodotti o servizi con finalità benefiche e credono nell’amicizia, rimanendo spesso delusi da quelli che dovrebbero essere chiamati solo compagni di giochi o di studio e non amici. 

Per gli operatori del web è  superata l’era dei millennials o Generazione Y, come pubblico di riferimento.  Negli ultimi anni  si sta facendo avanti un altro target, più esigente ed informato e per questo più difficile da intercettare: la Generazione Z, secondo alcuni studi di mercato, entro il 2020 rappresenterà il 30% degli acquirenti.

E allora, cari Pediatri e cari Genitori dobbiamo adeguarci a questa nuova mentalità, dobbiamo studiarne le caratteristiche perchè è ormai un’esigenza imprescindibile comunicare nel modo giusto con tale generazione. Una ricerca pubblicata da McKinsey e Company ne delinea gli interessi e le attitudini. Gli adolescenti  oggi sono molto più informati, perché essendo dei nativi digitali, vivono costantemente connessi e questo ha, nel bene e nel male, influenzato il loro modo di vedere la vita. L’utilizzo massiccio dello smarthphone ha cambiato il modo di socializzare, i gusti e le abitudini al consumo. I post millennials hanno, rispetto ai loro predecessori, più fiducia in loro stessi. Sono interessati alla carriera lavorativa, alla stabilità finanziaria e danno molta attenzione ai soldi, proprio perché sono cresciuti in piena crisi economica con genitori che li hanno cresciuti con l’ideale egocentrico della soddisfazione e della crescita personale. I genitori sono riusciti a responsabilizzare i loro figli sull’aspetto economico, ecco perché i Centennials sono consapevoli delle conseguenze finanziarie delle loro decisioni. I ragazzi di oggi hanno per esempio capito la necessità di costruirsi  attività su misura, in base ai loro interessi e passioni.

I giovani di oggi sono molto più informati e più prudenti, forse più maturi e responsabili rispetto alla Generazione Y. I Centennials sanno che le aziende hanno accesso ai loro dati e sono perfettamente consapevoli che ricevono informazioni personalizzate. Sono perciò molto attenti alla loro privacy e gli piace restare anonimi. Sanno che quello che viene postato in rete resta “per sempre” ecco perché preferiscono usare account fake o comunque scelgono i social dove non ci sono i genitori. Ecco perché Facebook è impopolare tra i giovanissimi. Amano fornire feedback sui prodotti che provano e seguono i consigli degli influencer e dei vlogger (da video blog). Ecco perché Youtube è la piattaforma preferita per verificare un prodotto da acquistare. 

Orbene, ci troviamo in definitiva di fronte a una generazione di adolescenti nuova, mutevole, ma anche interessante dal punto di vista sociologico perchè  ancora poco conosciuta, perciò tutta da scoprire!

Troppi i minori “neet” in Italia. Lo Stato deve intervenire sulle famiglie

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Parliamo dei minori definiti neet, cioè inattivi; il termine è l’acronimo inglese “Not in education, employment or training”. Si tratta  dei giovani che non studiano, non lavorano e non seguono alcun corso di formazione  per entrare nel mondo del lavoro. L’Italia detiene il record europeo dei neet, record di cui non possiamo vantarci. La maggior parte dei ragazzi neet si concentra nel Sud d’Italia, soprattutto in Sicilia dove la percentuale è quasi del 39%; seguono la Calabria (36%) e la Campania (35%). A nord la situazione è decisamente migliore (la percentuale è del 15-16%). In tutta Italia vi sarebbero perciò più di 2 milioni di ragazzi “senza arte né parte”. Spietata in questa direzione è la Ricerca  dell’UNICEF “Il silenzio dei neet, giovani in bilico tra rinuncia e desiderio”. Complessivamente in Italia il 24% dei ragazzi di età superiore ai 15 anni ha abbandonato gli studi e molti di loro sono stati inevitabilmente assorbiti dal  mondo crudele della criminalità organizzata. Il confronto con gli altri Paesi Europei è davvero sconfortante. Nel resto d’Europa la media dei neet è del 13%.

E la cosa grave è che chi non cerca lavoro e non studia più ha un diploma di scuola secondaria superiore (il 49%) e l’11% è addirittura laureato; ci sono poi i famosi cervelli che sono fuggiti o stanno fuggendo all’estero. Tutto ciò nonostante quasi tutte le nostre Regioni abbiano ricevuto finanziamenti, previa presentazione di progetti ad hoc per combattere l’abbandono scolastico, la disoccupazione, la povertà delle famiglie. Queste notizie si leggono sul Rapporto di Monitoraggio delle politiche per la famiglia delle Regioni e Province Autonome, redatto dall’Istituto degli Innocenti di Firenze per conto del Dipartimento politiche per la  famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Centro Nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza. 

La povertà, è noto, è un fenomeno in crescita con un grave impatto sui bambini, essendo essa responsabile, fra l’altro, della preoccupante denatalità. Abbiamo già riferito di essere scesi in Italia sotto il mezzo milione di nati nel 2016 (473mila nati). Ormai la denatalità non è più compensata dagli immigrati che si sono adeguati ai nostri modelli familiari con al massimo 2 figli. La mancata progettualità di maternità e paternità è legata anche alla diffusa instabilità o precarietà lavorativa, con risvolti negativi sia economici che relazionali. Per ora dunque niente incremento delle nascite, anche se nel 2018 qualcosa di positivo si è visto nel senso che in qualche regione abbiamo assistito a un lieve recupero delle nascite. Però occorrono interventi pubblici organici di contrasto al progressivo invecchiamento della popolazione  attiva e alla fuga di intere generazioni di giovani verso l’estero agendo sui fattori che sono all’origine delle crescenti disuguaglianze economiche. Sembrai necessario, prima di tutto, il riconoscimento e l’attribuzione alla famiglia dello status di soggetto sociale in modo che ogni famiglia possa in piena libertà operare scelte di politica sociale assumendosi le proprie responsabilità in quanto soggetto titolare di un complesso di diritti e doveri in quanto composta da nuclei di persone unite da vincoli di sangue, giuridici e religiosi, così come da legami di affinità. E’ su queste basi che si devono costruire adeguate politiche familiari come ha proposto l’Unione Europea, ma sono pochi, secondo il sociologo Pierpaolo Donati (su Noi/famiglia), gli Stati  che hanno attivato politiche o interventi concentrati sulla famiglia (iniziative di tipo economico, come assegni per il nucleo familiare, sostegno alla natalità o maternità, detrazioni fiscali, servizi di cura gratuiti e congedi parentali).

La famiglia ormai deve essere intesa e trattata come una “risorsa”, quale soggetto in grado di fronteggiare eventuali situazioni di bisogno, recuperando le perdute relazioni intra ed extra-familiari e la rete di aiuti che lo Stato ha e deve programmare per garantire servizi e interventi,  forniti sia dal sistema pubblico che da quello privato sociale. 

Alcune regioni italiane hanno già cominciato sostenendo e sviluppando i Centri per le famiglie attraverso agenzie comunali che propongono servizi informativi e di orientamento per famiglie con bambini e interventi di supporto alla genitorialità come corsi, gruppi e incontri con esperti, servizi di consulenza e sostegno mirato ai diversi problemi socio-economici, compresi i servizi di mediazione familiare a favore di coppie in predicato di separazione o divorzio, in modo da recuperare un rapporto positivo nel prioritario interesse dei figli. 

Orbene,  a questo punto  alcune domande sorgono spontanee in chi come noi ha vissuto gli anni degli operosi Assessorati ai servizi sociali e famiglia, che coordinavano strumenti validi come i consultori familiari istituiti con L. 405/75 e L. 833/78 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, resi operativi dalle leggi regionali attuative fino al ruolo centrale loro assegnato dal POMI (Progetto obiettivo materno-infantile, anno 2000). Tali servizi, pur operando con modelli disomogenei erano però distribuiti nei vari distretti delle USL, poi coordinati dai Dipartimenti materno-infantili delle ASL.

Perciò ora ci chiediamo: “Ma che fine hanno fatto i consultori familiari che offrivano e dovrebbero continuare a offrire servizi di consulenza multidisciplinare socio-sanitaria gratuiti a sostegno delle famiglie meno abbienti o degli adolescenti con problematiche esistenziali e psicologiche complesse? Ai consultori sono state sottratte risorse e operatori o  sono stati  essi stessi addirittura soppressi? Speriamo proprio di no perché dovrebbe essere interesse delle Istituzioni non dilapidare strumenti operativi ormai collaudati, con risorse umane e professionali qualificate da anni di esperienza in trincea, da non trascurare se si vogliono  realmente tutelare le famiglie nell’interesse dei minori che hanno bisogno di  nuclei familiari integri e consapevoli delle proprie responsabilità. (la)

Sintesi del Congresso  organizzato dall’OPI Frosinone sabato scorso

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UN GRANDE MERITATO SUCCESSO di GENNARO SCIALO’ e della sua squadra

  “Responsabilità Professionale e Sicurezza delle Cure dopo la Legge Gelli”

OPI/FR ha pubblicato sul suo notiziario: “Una sala affollata di professionisti, infermieri e studenti in Infermieristica di Tor Vergata e La Sapienza ha testimoniato il successo dell’evento formativo organizzato dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Frosinone, moderato dal suo Presidente, Gennaro Scialò e da Ausilia Pulimeno, vicepresidente FNOPI. Responsabilità professionale e sicurezza delle cure, i temi trattati dai relatori presenti. Ospite d’onore, Federico Gelli, relatore della legge 24/2017 sulle “disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”.

Il congresso è stato aperto  con la proiezione di un VIDEO, realizzato dalla FNOPI, che ha ripercorso il ruolo dell’infermiere nella storia, fino alla presentazione del nuovo Codice DeontologicoLoreana Macale, Vice presidente OPI/FR ha commentato il video affermando che “Il codice non è soltanto un atto formale, ma rappresentai valori che si  devono sentire dentro. Se i valori arrivano al professionista dal punto di vista emozionale, questi sarà più portato ad avere un comportamento deontologico secondo i principi ispirati dal codice stesso.

Tonino Aceti, portavoce FNOPI, ha affrontato il tema dell’equità e la sostenibilità nella sicurezza delle cure e della persona assistita, in un momento storico in cui si parla molto di autonomia differenziata, si evidenziano molte criticità guardando all’esperienza delle autonomie speciali già presenti in Italia e andando a vedere la loro capacità di tenuta di conti per garantire i LEA. Infatti, secondo i dati della Corte dei Conti, la maggior quota di disavanzo in sanità è prodotta proprio da queste regioni. Oggi stiamo parlando di legge 24 e l’autonomia differenziata, se impostata bene, deve garantire l’attuazione della legge, per far sì che i cittadini abbiano lo stesso grado di fiducia nelle istituzioni in tutti i territori del paese e in tutte le regioni.

Schermata 2019-10-12 alle 19.35.56Il tema della legge 24 è stato introdotto dalla stessa Loreana Macale, che ha spiegato  come la legge Gelli prevedesse l’adeguamento, attraverso Linee guida e Buone pratiche. “Abbiamo fatto una panoramica dello stato dell’arte delle società scientifiche e Infermieristiche che stanno scrivendo e scriveranno ancora le linee guida di carattere clinico e assistenziale, che tutti noi Infermieri, nelle 6 aree individuate da Agenas, dovremmo seguire. Indispensabili sono gli eventi formativi finalizzati al miglioramento delle proprie capacità professionali. Un professionista più formato è sicuro delle sue competenze e ne usufruisce sia il cittadino che si sente più tutelato, sia il professionista stesso che si sente più sicuro e soddisfatto del suo agire”.

Sulla formazione è intervenuta  Beatrice Mazzoleni, Segretario del Comitato Centrale FNOPI. L’attuale situazione del nostro Sistema sanitario  richiede ormai che ci sia un infermiere specializzato e non solo con competenze avanzate per cui c’è la necessità di  formazione in primis, con conseguente revisione del corso di laurea nella triennale, fino a ragionare sulle lauree magistrali ad indirizzo clinico e a riconsiderare le scuole di specialità, oltre che i master. In più si deve ragionare anche sul modello organizzativo che preveda livelli di competenza diversificati, per rispondere ai diversi bisogni. Parole di approvazione sono state infine spese dal segretario anche nei confronti dell’iniziativa dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Frosinone di regalare a tutti i partecipanti del corso, una copia stampata del Codice Deontologico.

A chiusura della mattinata, l’atteso intervento di Federico Gelli che a due anni dall’approvazione della legge 24/017 ha fatto il punto della situazione. Per la piena applicazione della legge mancano 4 decreti attuativi e tre di questi riguardano l’aspetto assicurativo. C’è anche una parte interessante legata all’aspetto della formazione del professionista: la formazione continua, l’ECM e la possibilità di un professionista di essere valutato e contemplato nella sua attività. I decreti dovranno definire il grado di responsabilità e di colpa che un professionista può avere pur avendo rispettato pienamente i propri crediti formativi. Altrimenti, per coloro che invece questi crediti non fossero svolti in maniera corretta, potrà essere ricalcolata la graduazione della colpa. Una parte molto delicata perchè è evidente che anche le Società assicurativee potranno eventualmente rivalersi nei confronti del professionista negligente circa la propria formazione e il proprio aggiornamento.

Nel pomeriggio  ancora due relazioni  riguardanti gli aspetti penali, civili e giuridici della Professione infermieristica. La prima, di Guido Locasciulli, Consulente legale dell’Osservatorio permanente sulla Responsabilità Professionale FNOPI e la seconda, di Antonio Mastrangeli, Consulente legale OPI Frosinone. Nel caso di errore incolpevole del sanitario per colpa da imperizia, se sono state rispettate le raccomandazioni delle linee guida o le buone pratiche adeguate al caso di specie, è previsto espressamente che il professionista non debba rispondere nel caso di imperizia, grave o lieve. Risponde invece in caso di negligenza e imprudenza. Ovviamente si vuole tutelare il sanitario per metterlo in condizioni di tranquillità per assolvere la propria funzione. Con il protocollo d’intesa tra il Consiglio Nazionale della Magistratura e la FNOPI si è concretizzato un percorso di riconoscimento anche nell’ambito processuale di consulenza tecnica delle professioni Infermieristiche. Oggi, ogni Tribunale italiano, sia penale che civile, avrà l’obbligo di inserire nei propri albi la professionalità dell’infermiere insieme a quella di consulente tecnico d’ufficio medico legale. Quindi a tutti gli effetti, l’infermiere diventerà consulente tecnico in lista, in aggiunta al medico legale.

Schermata 2019-10-12 alle 19.36.06.jpgGrande soddisfazione è stata infine espressa dalPresidente Gennaro Scialò in chiusura dei lavori: ”L’evento di oggi è risultato essere pregnante per quello che è un percorso di formazione e di informazione professionale su un tema che vede due aspetti così importanti. Abbiamo avuto una massiccia, esaltante presenza. Ci sono oltre 200 Professionisti Infermieri della provincia ma anche di altre province, oltre agli iscritti al terzo anno dei corsi di laurea d’Infermieristica. Ci riteniamo soddisfatti, ma sappiamo che è un punto d’inizio. Infatti, abbiamo comunicato ai colleghi che siamo a disposizione per consulenze in merito alle tematiche che abbiamo sviscerato in questa giornata”.

NDR: L’ANABO è orgogliosa di godere del partenariato dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Frosinone, meritevole del nostro incondizionato plauso per avere organizzato un Evento formativo di così grande interesse per tutti gli operatori sanitari, medici e infermieri, condotto da relatori di così alto livello e con l’intervento, addirittura, del Dott. Gelli con Bianco firmatario della travagliata  legge 24/017.

Krokodil, la droga russa che distrugge pelle e muscoli 

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“Gli effetti, da film horror, causati da questa non più nuova droga” 

Ha scritto l’articolo che presentiamo Germana CARILLO e sono già alcuni anni  – le IENE ne hanno più volte parlato a partire dal 2013 –  che dalla Russia arriva in Italia  Krokodil, una droga non più nuova , a basso costo.

“Sequestri e arresti soprattutto nel nord d’Italia. Gli effetti sul corpo di chi la assume sono a dir poco devastanti. Si tratta di un narcotico a base di codeina, benzina o fosforo rosso, la sostanza che si usa per rendere infiammabili i fiammiferi. Tale sostanza.  Infatti brucia i tessuti nei quali viene iniettata provocando pesanti ulcere nella pelle. Per questo ha assunto il soprannome di Krokodil, “coccodrillo”, in riferimento alla pelle squamosa. E’ la terribile droga che sta arrivando dalla Russia, e che, purtroppo, è approdata anche in Lombardia e in Piemonte (l’altro giorno è stato arrestato un 47enne di Torino che secondo le indagini spacciava in casa. La droga era nascosta nel manico di una scopa).” 

E’ la droga più pericolosa al mondo. Il Krokodil è un narcotico che ha guadagnato popolarità in Russia nel corso degli ultimi anni. Prende il nome dalla parola “coccodrillo”, a causa dell’effetto devastante sulla pelle che si desquama.

Il krokodil è un miscuglio di codeina (che si trova negli analgesici e nei prodotti contro la tosse), benzene, olio, detersivi, iodio e fosforo rosso e ha il potere di dissolvere il tessuto umano. Conosciuta come “la droga che mangia i drogati ” o come “il narcotico mangia-carne”, il suo principio attivo è la desmorfina (un oppiaceo sintetico), dall’effetto più rapido e più potente della morfina e due o tre volte più potente dell’eroina. E, rispetto all’eroina, è anche molto meno costosa.

Studi recenti parlano di un milione di persone in Russia che ne fanno uso ma, facciamo attenzione, l’allarme è scattato anche in Italia. Anche a Milano, infatti, il krokodil sta prendendo rapidamente piede, secondo i carabinieri.

Fiale, siringhe e utensili da cucina: quello che serve per preparare il mix letale in poco più di mezz’ora. Così come raccontato in una puntata de Le Iene di qualche tempo fa, il miscuglio è iniettabile per via endovenosa, ma se per sbaglio il liquido va a finire nei muscoli invece che nelle vene la carne brucia fino ad andare in cancrena e a staccarsi.

Gli effetti della droga Krokodil

  • iniziali euforia e rilassamento, perdita dei freni inibitori ma poi aggressività fino a morsi e atti di cannibalismo, piaghe circolari purulente, la pelle diventa squamosa “a coccodrillo” da cui deriva il nome, i muscoli si deteriorano scoprendo addirittura le ossa, ulcere, infezioni cutanee e flebiti.
  • “Se si rompe o si perde la vena, si forma un ascesso cutaneo”, una tossicodipendente, tale Zhenya,  racconta a un giornale inglese il vicolo cieco nel quale si è cacciata. E intanto basta navigare per trovare foto in cui si può osservare la  pelle di questi infelici  grigia e/o piena di pus, di pelle e muscoli che vengono via fino a lasciare le ossa esposte. Krokodil porta inevitabilmente alla morte; si tratta di una dipendenza con una condanna già scritta.

“Diversamente dall’eroina con cui l’effetto può durare per diverse ore, con krokodil l’effetto, consistente in euforia, dura solo dai  90 minuti alle 2 ore. E’ un cane che si morde la coda, anche perché questi tossici, senza soldi, sono “obbligati” a predisporre da soli tali mix velenosi riuscendo spesso a superare il problema di acquistare l’ingrediente chiave per Krokodil, cioè la codeina in pillole, che quasi dappertutto in Russia viene venduta senza prescrizione medica e in Italia è un molti medicinali.

“Sogni l’eroina, che non si sente essere un veleno, ma non te la puoi permettere, e continui a farti di krokodil….fino a quando non si muore” chiosa Zhenya.

Artyom Egorov, un dottore della città di TVER, a un paio di ore di treno da Mosca, parla della devastazione che Krokodil sta causando. “La desomorfina crea livelli più elevati di dipendenza ed è la più difficile da curare. Infatti, con l’eroina, i principali sintomi durano da 5 a 10 giorni. Dopo di che c’è ancora un grande pericolo di recidiva, ma il dolore fisico va via. Con krokodil, invece, il dolore resta per settimane… ed è insopportabile. È per questo che i tossici devono continuamente iniettarsi tranquillanti estremamente forti per non svenire dal dolore”.

Qui in Italia, la codeina è disponibile in compresse, capsule o sciroppo in preparazione galenica, mentre nelle preparazioni commerciali si trova in combinazione con il paracetamolo, ma sono presenti anche preparazioni generiche di codeina con paracetamolo in compresse effervescenti. Per l’acquisto è necessaria una prescrizione medica non ripetibile, ma i medici temono che possa fiorire un mercato parallelo di soluzioni di Krokodil vendute sottobanco.

Le aspettative di vita per chi utilizza krokodil sono di massimo 3 anni contro i 7 per chi fa uso di eroina. La sola strada, vincente, è quella di non imboccare un tunnel  così perverso.

 

Il Premio Nobel per la Medicina 2019

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Rassegna stampa. WIRED.it, Marta Musso 7 ottobre 2019

“Per le scoperte su come le cellule percepiscono e si adattano alle diverse disponibilità di ossigeno”. 

Così l’Assemblea del Nobel al Karolinska Instituet a Solna, in Svezia, ha appena assegnato il primo degli ambitissimi riconoscimenti attesi per la settimana, il premio Nobel per la Medicina e Fisiologia 2019, a William G. Kaelin Jr, Sir Peter J. Ratcliffe e Gregg L. Semenza.

I Tre Vincitori del Nobel hanno individuato i meccanismi molecolari con cui le cellule si adattano ai diversi livelli di ossigeno. Questi meccanismi, finora sconosciuti, sono importanti per la comprensione di un gran numero di malattie, e le scoperte fatte dai tre ricercatori saranno fondamentali per il mondo della fisiologia e per lo sviluppo di nuove e promettenti strategie per la lotta alle anemie, ai tumorie a molte altre patologie cardiovascolari.

Con questo primo ambito premio, è cominciata la settimana dell’assegnazione dei Nobel. Dopo l’annuncio di lunedì scorso dell’assegnazione del premio Nobel per la medicina, martedì è avvenuto il riconoscimento per la fisica, mercoledì per la chimica, giovedì per la letteratura, oggiì per la pace e lunedì prossimo per l’economia. Dato che il riconoscimento per la letteratura dello scorso anno è stato cancellato per uno scandalo sessuale, quest’anno l’Accademia svedese ha annunciato l’assegnazione del premio sia per il 2018 che per il 2019.

Ricordiamo che lo scorso anno, il premio Nobel per la medicina è andato a James P. Allison e Tasuku Honjo per le loro scoperte nel campo dell’immunoterapia, e più precisamente “nel campo delle terapie contro il cancro tramite l’inibizione della attività negativa  del sistema immunitario”, aveva scritto l’Assemblea di Svezia. In parole semplici, i due ricercatori hanno scoperto come togliere due proteine (cioè i freni) al sistema immunitario per potenziarlo e renderlo più aggressivo nei confronti dei tumori.

In tema di vaccinazioni, editoriale del presidente SIP

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NDR. Certi di fare cosa gradita pubblichiamo l’editoriale di Alberto VILLANI, presidente SIP, che con equilibrio e saggezza – con l’autunno riprende la stagione delle vaccinazioni,  obbligatorie o raccomandate che siano – ha voluto rimarcare la necessità di praticare le vaccinazioni, a bambini, adulti e anziani che siano, secondo il nostro Calendario per la vita perfezionato dagli esperti , calendario inserito nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 e nei Lea, di cui spesso abbiamo parlato su queste pagine. Cari Amici e care Amiche, leggete con attenzione nel vostro interesse e in quello dei vostri figli.

Regioni virtuose… Regioni insidiose: sperando nell’equità, nell’interesse di tutti i bambini 

Editoriale di Alberto Villani, Presidente SIP, Pediatria Magazine, n. 7-8, 2019

Una bambina di 10 anni colpita da tetano è ricoverata da metà giugno a Verona ed è la drammatica testimonianza di cosa può comportare l’abolizione dell’obbligo vaccinale, come avvenuto in Veneto a seguito della legge regionale n. 7 del 23 marzo 2007, in assenza di una cultura vaccinale radicata e di solida educazione sanitaria. Genitori fragili, senza una adeguata conoscenza, esposti a un’informazione senza filtri di qualità e non autenticata da fonti attendibili, hanno deciso di non vaccinare la figlia confortati, purtroppo, da un sistema sanitario regionale che ha valorizzato il diritto di scelta degli adulti rispetto al dovere di tutela della salute di un minore.

È sorprendente, in realtà incredibile, che la constatazione degli eccellenti risultati ottenuti grazie all’applicazione della Legge 31 luglio 2017 n.119 (nota come Legge Lorenzin) non abbia radicato in tutte le persone ragionevoli, anche se non competenti, il convincimento che solo l’obbligo ha consentito di ristabilire una situazione di adeguata copertura vaccinale. Si è trattato dell’ennesimo “miracolo italiano” ottenuto grazie alla tenacia, al lavoro e al senso di responsabilità di tutti gli operatori del SSN in condizioni ambientali, sociali e politiche non facili.

La legge dell’obbligo ha “costretto” tutti i genitori, i cui figli non erano in regola con il calendario vaccinale, per i più svariati motivi, a confrontarsi con persone qualificate in grado di motivare, secondo le acquisizioni scientifiche maturate in decenni, l’indispensabile necessità di offrire a tutti, proprio a tutti, e in maniera equa in tutta Italia, l’opportunità di difendersi da malattie gravi e potenzialmente letali.

Equità deriva da ex aequo, letteralmente “alla pari, con ugual merito, in parti uguali” riassume con grande nobiltà il concetto di opportunità per tutti, intesa come merito uguale che tutti hanno e devono avere in un Paese civile. Opportunità e merito: questo è la legge dell’obbligo vaccinale. Purtroppo questo importante e straordinario tentativo di dare le stesse opportunità non viene sempre rispettato. Accanto a Regioni virtuose, come la Regione Lazio, che in linea con le più recenti raccomandazioni proposte dal Calendario per la Vita, amplia l’offerta vaccinale e la propone al meglio delle possibilità di copertura (la più completa possibile), e alla Regione Toscana che da sempre rispetta quanto indicato dalla comunità scientifica (Calendario per la Vita), ci sono Regioni insidiose, come la Regione Piemonte, che non considerando i loro cittadini meritevoli della più completa copertura possibile (anti-pneumococco13) propone un vaccino, l’anti-pneumococco 10 che, come era facilmente prevedibile, ha dimostrato tutti i suoi limiti in Belgio, con le conseguenze del caso. Ancor più insidiosa potrebbe divenire la Provincia Autonoma di Trento che vorrebbe sospendere l’obbligo vaccinale per l’ingresso a scuola, pur essendo assai vicina alla Regione Veneto, dove l’esperienza del non-obbligo ha dimostrato tutta la sua fragilità in un contesto sociale e politico non pronto culturalmente in senso sanitario. Cittadini meno tutelati, quelli delle Regioni insidiose, in cui sono soprattutto i soggetti in età evolutiva quelli esposti ai maggiori rischi. 

Come Pediatri continueremo sempre a fornire tutte le più aggiornate acquisizioni scientifiche in maniera corretta alla popolazione, alle istituzioni, all’informazione televisiva, della carta stampata e del web, sul dovere sociale ed etico di offrire sempre il meglio in un contesto di assoluta sostenibilità e di risparmio (1 solo caso di tetano e/o di meningoencefalite da pneumococco ha costi economici e sociali tali da legittimare pienamente l’investimento in prevenzione). Sono altri gli ambiti della spesa sanitaria che meriterebbero prioritariamente attenzione e in cui dover analizzare con sapienza il rapporto costi/benefici.

Gli esperti italiani hanno elaborato un documento scientificamente solido, il Calendario per la Vita, in cui le migliori competenze assistenziali, cliniche, epidemiologiche e organizzative si sono confrontate per produrre una proposta sostenibile di intelligente e razionale prevenzione. Il Calendario per la Vita è il documento scientifico di riferimento per tutti i professionisti. La Politica dovrebbe avvalersi della collaborazione degli esperti; la politica si avvale della collaborazione di consulenti. Speriamo che la Politica prevalga sulla politica.

                                                               “Dimmi che vaccini fai e ti dirò in che Regione sei”