la lettera inviata dal candidato alla presidenza SIN, il Prof. Fabio Mosca

Cara e Caro Collega,

in occasione del 24° Congresso Nazionale della Società Italiana di Neonatologia (SIN), che si terrà a Roma dal 26 al 29 settembre di quest’anno, si rinnoverà il Consiglio Direttivo e si eleggerà il Presidente della nostra Società per il triennio 2018-2021.

Sottopongo alla Vostra approvazione la mia candidatura alla Presidenza della SIN, un ruolo prestigioso e di grande responsabilità; un privilegio a cui intendo dedicare, con la Vostra fiducia e supporto, il mio massimo impegno e dedizione.

La nostra Società Scientifica è stata guidata, fin dalla sua nascita nel 1994, da illustri Colleghi che hanno contribuito a rendere la SIN sempre più autorevole e rappresentativa. In questi anni, sono stati ottenuti importanti risultati sia nell’assistenza al neonato che nella formazione e nell’aggiornamento dei Neonatologi e degli altri Professionisti coinvolti nel nostro ambito, promuovendo il riconoscimento della Neonatologia come Disciplina a livello degli organi centrali e regionali competenti e favorendo una corretta organizzazione delle cure del neonato.

La SIN, con le sue 17 Sezioni Regionali, i 21 Gruppi di Studio e i circa 1800 Soci, costituisce di fatto la sede istituzionale di riferimento della Neonatologia italiana, luogo di incontro e di confronto tra le diverse categorie professionali pediatriche, universitarie ed ospedaliere, mediche ed infermieristiche.
Naturalmente l’impegno dedicato al miglioramento della SIN è tutt’altro che concluso.
…..omissis….
È sotto gli occhi di tutti che l’organizzazione delle cure neonatologiche e perinatali presenta numerose criticità. Dobbiamo puntare con decisione i riflettori sull’attuale Rete dei Punti Nascita e delle Terapie Intensive Neonatali che non risponde più, al nord, al centro e al sud del Paese, al mutare delle esigenze e alla oggettiva disponibilità di risorse. Dovremo dare il nostro contributo a ridisegnare l’offerta assistenziale delle varie Regioni, instaurando un rapporto produttivo con il mondo politico nazionale e regionale.
Proprio la relazione tra il mondo scientifico e quello delle Istituzioni dovrà costituire un importante terreno di impegno, per creare delle proficue relazioni rispettose dei reciproci ruoli, offrendo ai decisori dati e conoscenze fondati sull’utilizzo di una metodologia scientifica rigorosa, indispensabili per orientare strategie e scelte basate sulle evidenze e non sulle opinioni.
I riflettori dovremo puntarli con decisione anche sulla scarsità delle risorse dedicate alla cura del neonato…omissis….
Altri punti critici che dovremo affrontare insieme sono: la formazione dello specializzando in Pediatria (talvolta carente di adeguate esperienze professionalizzanti), oggi non ottimale rispetto alle esigenze di cura dei circa 470.000 neonati che nascono ogni anno in Italia; la formazione continua spesso frammentaria, con un numero elevato di eventi che non tengono sempre in dovuto conto le reali esigenze formative. Dovremo anche cercare di promuovere un “respiro” più internazionale della nostra Società, stimolando rapporti culturali e formativi con le corrispettive Società Scientifiche Neonatologiche straniere.
I profondi cambiamenti verificatisi in questi ultimi anni hanno riguardato anche gli strumenti ed il modo di comunicare. Per essere meglio ascoltati dal mondo politico è necessario proporsi, per gli aspetti che riguardano il neonato, come punto di riferimento per la cittadinanza, contrapponendoci al mondo delle “fake news” con una nostra continua presenza su tutte le principali piattaforme mediatiche di informazione. L’obiettivo è dare risposte tempestive e corrette al fine di gestire le informazioni orientando le giuste aspettative, anche con il contributo delle Associazioni delle Famiglie che operano nell’area Neonatologica e Pediatrica.
Un programma completo ed articolato, con priorità, obiettivi, strumenti e tempi di realizzazione, sarà messo a punto nel primo bimestre di attività dal futuro Consiglio Direttivo, con il contributo dei Presidenti Regionali, dei Segretari dei Gruppi di Studio e di tutti i Soci che vorranno inviare al Direttivo proposte e suggerimenti.
Desidero però fin da ora, alla luce dei suddetti mutamenti e criticità, delineare alcune macro linee di indirizzo:

  • Migliorare i Rapporti con le Istituzioni: per portare ai vari tavoli proposte fondate su analisi approfondite della nostra realtà.
  • Redigere il “Libro Bianco” della Neonatologia in Italia:
  • Aggiornare i Requisiti Organizzativi per l’ Assistenza Perinatale (“Libro Rosso”).
  • Redigere il Registro della Ricerca in Neonatologia: L’obiettivo principale sarà quello di creare una “rete” della ricerca neonatologica italiana, per essere attrattivi per eventuali investitori e competitivi qualora si partecipi a bandi di ricerca europei. Verrà riconfermata la positiva iniziativa congressuale “La SIN catalizza la ricerca” e verranno finanziati studi multicentrici (anche internazionali) ritenuti di rilevante interesse.
  • Unificare e potenziare i due Network attualmente attivi
  • Comunicazione: mantenere e potenziare ulteriormente gli ottimi magazine “SIN Informa” ed il sito web implementando un nuovo approccio di comunicazione e informazione al passo con i tempi, che dia alla SIN maggiore visibilità sui più rilevanti canali di comunicazione nazionali (televisioni, radio, web, social network, carta stampata) e ci permetta di posizionarci come punto di riferimento per i genitori alla ricerca di informazioni, anche grazie a un canale dedicato su YouTube con video istituzionali e tematici…omissis…
  • Linee guida: la legge n. 24/2017 (o legge Gelli-Bianco sulla responsabilità professionale) ha affidato un ruolo fondamentale alle linee guida per la sicurezza e la qualità delle cure, tutelando anche gli operatori sanitari..omissis….
  • Formazione: per quanto riguarda la formazione specialistica nell’ambito delle Scuole di Specializzazione di Pediatria è necessaria un’incisiva azione di stimolo ed un rapporto costante della SIN con il Collegio dei Professori di Pediatria e con i Direttori delle 38 Scuole di Specializzazione italiane, per far sì che il dettagliato e completo percorso formativo dello specializzando, previsto dal DL n. 402 del 06.2017, venga rispettato con precisione (anche rispetto al ruolo rilevante della Rete Formativa extra universitaria)… omissis… Dovrà essere potenziata la formazione post specializzazione e l’aggiornamento medico continuo con le azioni previste dall’attuale “Piano Formativo SIN”, che è completo e ben articolato.
  • Area Infermieristica: purtroppo il programma “ENTRA in SIN” che aveva l’obiettivo primario di favorire un rapporto di stretta e propositiva collaborazione tra medici ed infermieri, portandoli nella stessa “casa” e condividendo formazione, aggiornamento e crescita culturale, è stato sospeso a causa della modifica di Statuto necessaria per il riconoscimento delle Società Scientifiche, imposta dalla recente legge Gelli. Con la costituenda Società Scientifica Infermieristica affiliata alla SIN, dovremo trovare nuovi strumenti e modalità operative per continuare insieme il percorso di condivisione e crescita culturale, fianco a fianco, con le stesse modalità di collaborazione che viviamo quotidianamente nelle nostre Neonatologie.
  • Sezioni Regionali, Gruppi di Studio, Commissioni consultive
  • Sicurezza delle cure e gestione del rischio clinico:
  • Follow-up e sostegno alla famiglia dopo la dimissione: poco noti sono anche gli esiti a distanza dei nostri neonati prematuri, almeno come dati aggregati. È evidente a tutti la disomogeneità tra le cure offerte nelle nostre UU.OO. di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale ed il carente sostegno offerto alle famiglie dopo la dimissione, con un’assistenza domiciliare oggi non adeguata al gravoso impegno richiesto dai neonati con patologia cronica e con una rete di cure palliative lontana dall’ottimale. Cosa offriamo nei suddetti ambiti e cosa dovremmo offrire sono temi di grande interesse da affrontare anche stimolando l’intervento del mondo politico.

Ci sono numerosi altri aspetti di interesse che dovremo analizzare ed eventualmente implementare: supporto medico-legale ai soci coinvolti in procedimenti medico-legali; interazione con le Associazioni dei Genitori; collaborazione scientifica con le Società dell’ Area Ostetrico-Ginecologica, con le Ostetriche e gli Infermieri, con la Pediatria di Famiglia…omissis… Tutto questo potrà essere raggiunto solo attraverso la partecipazione di tutti i Soci alla vita della Società, dando forza alle idee e voce a tutti i valori che la SIN rappresenta, promuovendo in particolare la partecipazione dei giovani con iniziative dedicate (per es. borse di studio e stage all’estero) e favorendo, in futuro, anche modalità di voto che permettano a tutti di partecipare meglio alla scelta delle cariche elettive… omissis…
Immagino questo percorso fortemente integrato con la nostra Società “madre”, la Società Italiana di Pediatria, che in questi anni ha interpretato il ruolo di una grande e moderna Società Scientifica, ottenendo importanti risultati nel campo dell’assistenza al bambino, ma anche in quelli della formazione e dell’aggiornamento, migliorando sensibilmente la sua visibilità e la capacità di essere un interlocutore privilegiato per il mondo politico. Come importante Società affiliata, proseguiremo in forte sinergia con la S.I.P., con un rapporto a pari dignità e con un ruolo guida in tutte le aree riguardanti il neonato.
Desidero infine ringraziare l’attuale Presidente ed il Consiglio Direttivo per l’ottimo lavoro svolto in questi anni, lasciandoci una Società vivace, attiva e ben organizzata. Sarà mio impegno raccogliere e non disperdere questa importante eredità, con l’aiuto e il contributo di tutti voi.
Vi sono grato se, condividendo queste linee di indirizzo, vorrete accordarmi la Vostra fiducia.Fabio Mosca

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Mal di schiena accusato dal 20% degli adolescenti: le cause?

Circa un anno fa L. Rossi presentava su “guidagenitori” un articolo su una revisione della letteratura pubblicata dal Journal of American Medical Association che trattava l’argomento richiamato nel titolo. Secondo lo studio, ben il 20% degli adolescenti soffriva di mal di schiena (dovuto a un dolore muscolo-scheletrico localizzato di solito in regione lombare), ma soltanto il 7%  consultava il pediatra o l’ortopedico pediatra per dirimere ogni dubbio.  Infatti erano considerati quasi sempre disturbi non importanti, funzionali e non organici, ma, nonostante ciò, il problema oggi non deve essere sottovalutato.

Lo studio confermava che non erano soltanto  gli anziani a soffrirne; anche i più giovani lamentavano, e in numero crescente, dolori lombari volgarmente definiti  mal di schiena. Erano fra l’altro segnalati come più frequenti rispetto al passato. Secondo gli esperti dell’Ospedale pediatrico Nationwide Sports Medicine, in Ohio, il dolore lombare interessava l’1%  dei bambini all’età di sette anni, il 6% all’età di 10 anni e il 18% da 14 a 16 anni. I lettori erano però tranquillizzati dai ricercatori USA perché nella maggior parte dei casi le cause che provocavano il dolore erano benigne. Il problema, se non altro non andava trascurato perché in grado di influire sul benessere psicofisico e quindi sulla qualità della vita, perchè il ragazzino che ha mal di schiena diventa nervoso, riduce il suo rendimento scolastico e ha difficoltà nel praticare le comuni attività sportive. 

Allora si riteneva che, nella maggior parte dei casi, il mal di schiena dei più giovani fosse dovuto allo stile di vita scorretto. Infatti, i ragazzi risultavano mediamente più in sovrappeso e questo comportava una pressione eccessiva sulle fibre nervose che trasportavano i messaggi del dolore. Inoltre, il maggior peso gravava sulle vertebre dorsali e lombari, che tendevano ad appiattirsi l’una sull’altra, comprimendo le fibre nervose in vicinanza dei nuclei radicolari. Poco movimento incideva perchè la situazione veniva aggravata dal fatto che i ragazzi nella società odierna si muovono davvero troppo poco, non utilizzando la colonna vertebrale secondo madre natura, trattandosi di una struttura flessibile, che per essere in salute deve piegarsi, allungarsi, tendersi, ruotare, assecondando i movimenti spontanei che un ragazzo dovrebbe compiere giornalmente. Oggi invece, i giovanissimi praticano sport strutturati, come basket, calcio, tennis e si dedicano poco al moto libero che si pratica semplicemente giocando all’aperto. Inoltre, il tempo libero, in base allo studio, viene trascorso davanti a televisione e videogiochi, la schiena quindi non viene utilizzata, il collo è piegato per mantenere il viso  vicino allo smartphone o al PC portatile; i muscoli perdono tonicità e fanno sempre più fatica a reggere il peso del corpo in posizione eretta. Quindi venivano invitati i genitori a dire ai ragazzi di muoversi di più, con i movimenti di allungamento della colonna e della periodica rotazione del tronco, interrompendo di tanto in tanto a lettura degli sms o di Facebook o i videogiochi. Ma fondamentale era tenere sotto controllo sopratutto i chili di troppo perchè è uno dei modi più sicuri  di prevenzione dei fastidiosi doloretti alla  schiena.

Se ii dolori persistessero, allora sarebbe il caso di effettuare una visita pediatrica o ortopedica specialistica  per confermare o escludere la benignità del disturbo, se causato dal poco motvimento o dalle errate posizioni nello studiare o per consultare da vicino gli smartphone. Il medico è chiamato, in determinati casi, a escludere problemi più seri come la scoliosi, la cifosi o una lordosi. Ma si sappia che le forme che preoccupano non si presentano mai con il solo mal di schiena, in quanto  esso è associato quasi sempre a formicolii agli arti e difficoltà di compiere alcuni movimenti che lo specialista ricerca.

Arriviamo al 12 settembre 2018, quando esce sullo stesso disturbo un nuovo studio dell’Oxford University pubblicato sul Journal of Public Health che rivela, dopo avere esaminato 6.500 ragazzi prevalentemente di 14-15 anni, come vi sia l’associazione del mal di schiena con i vizietti, del  fumo, dell’alcol, ma anche con le problematiche proprie di molti giovani, come ansia e depressione. Il dolore in zona dorso-lombare sta in effetti aumentando tanto. Ed allora è ancora giusto giudicare tale sintomatologia benigna e banale, anche se  non fugace? A questo disturbo sono attribuiti molti giorni di assenza scolastica, l’aumento dell’uso di farmaci, forse inutili o dannosi, così come l’isolamento sociale. Dunque ritorniamo sui “comportamenti a rischio” di molti adolescenti che nelle serate della movida nei fine settimana (ma anche in altre serate in cui c’è il richiamo del muretto con i coetanei in cui si bevicchia e si fumicchia). In tali ragazzi sono frequenti i dolori in regione lombo-sacrale, cioè localizzati più in basso rispetto alle malposizioni, Questo potrebbe essere un elemento da inserire nella clinica in quanto utile per una  diagnosi differenziale, perché tali dolori, secondo lo studio dell’Oxford University,  insorgerebbero il giorno dopo  nei ragazzi che hanno bevuto e/o fumato mentre esenti ne sarebbero i ragazzi che non hanno abusato di alcol e sigarette. C’è da riflettere…verificare e nel caso provvedere. 

AGGIORNAMENTI IN ALLERGOLOGIA PEDIATRICA

22 Settembre 2018 Hotel La Dimora del Baco – L’Aquila

AGGIORNAMENTI IN ALLERGOLOGIA PEDIATRICA - Dalle Evidenze alla Pratica Clinica

Presidente:  Marzia Duse

Responsabili Scientifici

Paolo Calafiore, Cecilia Fabiano, Luciana Indinnimeo, Alberto Verrotti

TEAM DEDICATO

Project Leader

Stefania Lucivero  –  s.lucivero@ideacpa.com tel. 06 36381573 int. 225

Business Development

Laura De Blasi  –  l.deblasi@ideacpa.com. –  tel. 06 36381573 int. 209

Registration e E.C.M.
Desirée Vasapollo  –  d.vasapollo@ideacpa.com. –  tel. 06 36381573 int. 219

Casi di morbillo in provincia di Como

Morbillo, il pediatra: Nell’incertezza rifare il vaccino

Redazione

Già tre casi di morbillo nell’Erbese, tutti riscontrati su adolescenti. Sono adolescenti non vaccinati o che hanno ricevuto una sola dose di vaccino, spiega il dottor Gaetano Mariani, primario dell’UOC di Pediatria all’Ospedale Sacra Famiglia Fatebenefratelli di Erba (Como). Se di morbillo si torna a morire lo si deve alle mancate vaccinazioni o, piu’ spesso, al mancato richiamo.

Prima degli anni ’80, infatti, ci si ammalava di morbillo e chi superava la fase acuta della malattia sviluppava gli anticorpi che lo difendevano per tutta la vita.

Dagli anni ’90 dall’avvento del vaccino trivalente (morbillorosoliaparotite), la malattia è stata quasi debellata, ma negli ultimi anni a causa della non obbligatorietà della vaccinazione e scarsa sensibilità sociale nei genitori, la copertura vaccinale nella popolazione è scesa sotto la soglia del 95%; inoltre, molti nati dopo gli anni ’90 non hanno completato i due richiami, che sono fondamentali per dare una copertura per la vita.

Morbillo. Con la vaccinazione non si corrono rischi, mentre si corrono e si fanno correre agli altri trascurando di vaccinarsi

Tutto questo ha portato alla ricomparsa della malattia e a quella di morbilli atipici nei soggetti vaccinati parzialmente: molti soggetti sono dunque più a rischio di sviluppare la malattia e sono quelli che per ragioni di salute non possono essere vaccinati, oltre alla popolazione che ha una età compresa tra i 15 anni e i 37 anni (con una mediana di 27 anni). In pratica, ogni adulto che non ha completato correttamente il ciclo del trivalente rischia di essere esposto alla malattia diventando un pericolo per i propri figli non vaccinati.

In Inghilterra vaccino antinfluenzale potenziato per milioni di over 65

INFETTIVOLOGIA | REDAZIONE DOTTNET | 13/09/2018

Pronta una campagna per evitare 2.000 ricoveri e 700 morti. Una campagna che mira a vaccinare contro l’influenza 24 milioni di persone e a offrire agli over 65 un vaccino ‘potenziato’, ‘salverà centinaia di vite questo inverno’ in Gran Bretagna. Questa la convinzione della Public Health England, agenzia del Dipartimento della Salute inglese lancerà, a partire da ottobre, una massiccia campagna vaccinale.

Come noto, l’influenza è molto più pericolosa nella vecchiaia e contemporaneamente le difese immunitarie peggiorano nella terza Età, tanto che spesso, soprattutto per gli anziani, il vaccino normale risulta non essere sufficiente. Il vaccino adiuvato che verrà somministrato per la prima volta quest’anno contiene ingredienti extra, progettati per aiutare i sistemi immunitari degli anziani a sviluppare una difesa più forte contro.

Per gli under 65 a rischio (con malattie croniche e donne incinta) sarà disponibile invece il vaccino quadrivalente, che protegge contro 4 ceppi del virus anziché 3, come quello standard. Si spera, in questo modo, di aiutare ad alleviare le pressioni sul servizio sanitario, il celebre National Health Service (NHS), gravato negli ultimi mesi da non pochi problemi organizzativi. Come spiega Public Health England in una nota stampa, il vaccino “porterà a 30.000 visite in meno dal medico di base, 2.000 ricoveri in meno e 700 morti in meno”.

Nel frattempo, il programma di vaccinazione dell’infanzia sarà ampliato e ai bimbi della scuola primaria, considerati “super-diffusori” del virus, verrà offerto un vaccino tramite spray nasale.

Uno dei principali punti fermi della campagna, resta però la necessità di far presa sugli operatori sanitari del NHS, potenziali vettori nei confronti dei malati di cui si prendono cura: ancora uno su tre non viene vaccinato.

NDR Dobbiamo cominciare a pensarci anche qui in Italia. Quattro punti, importanti secondo noi,  sono stati toccati. 1) scelta del tipo di vaccino; non tutti sono uguali, abbiamo i normali, gli split e gli adiuvati, che vanno scelti in base al soggetto che i medici vaccinatori hanno davanti. E c’è anche una questione di costi. Perciò anamnesi e scheda clinica dei piccoli, come per gli anziani a rischio, devono essere controllate dai medici di famiglia e trasmesse, tramite i genitori o direttamente, al servizio vaccinazioni; 2) l’importanza delle vaccinazioni di massa per ridurre la forte pressione sul SSN che si verifica nei periodi di massima incidenza dell’influenza, quando assume carattere  epidemico; 3) anche a noi risulta – da sempre – che i bambini sotto i due anni d’età,  siano tra i principali, inconsapevoli  responsabili della diffusione dei virus influenzali; 4)  devono essere vaccinati anche gli infermieri e gli operatori socio-sanitari (spesso… recalcitranti) che sono in contatto (quindi vettori) con pazienti pediatrici e di medicina generale o geriatrica.

OPERAZIONE “SCUOLE SICURE” di Luigi Altamura

ASAPS.it 17 sett.2018

RISORSE DEL MINISTERO DELL’INTERNO A 15 GRANDI CITTA’ ANCHE PER LE POLIZIE LOCALI

Il Ministro dell’Interno ha emanato una nuova direttiva in materia di contrasto allo spaccio di stupefacenti nelle scuole per l’avvio dell’operazione “Scuole Sicure”. Si tratta di un piano straordinario voluto dal Viminale che riguarda le città di Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Catania, Venezia, Verona, Messina, Padova e Trieste. Avranno a disposizione un fondo complessivo da 2,5 milioni per incrementare i controlli, assumere agenti della Polizia Locale a tempo determinato, coprire i costi degli straordinari del personale delle Polizie Locali o installare impianti di videosorveglianza. Oltre alla direttiva inviata ai Prefetti, è stata emanata una circolare da parte del Capo di Gabinetto del Ministero con le indicazioni e le attività da svolgere per le Amministrazioni Comunali interessate.

Questa volta l’intento è quello di colpire il mondo egli spacciatori in previsione dell’avvio del nuovo anno scolastico previsto già dalla seconda settimana di settembre. Le aree circostanti gli Istituti scolastici sono considerate luoghi di elezione per la vendita e la cessione di sostanze stupefacenti. Il contributo dei Comuni può dispiegarsi su più livelli, dalla riqualificazione delle aree limitrofe le scuole, alla realizzazione di impianti di videosorveglianza, al contributo delle Polizie Locali nel controllo del territorio.

L’azione partirà dai grandi centri urbani e vedrà il coinvolgimento delle Forze di Polizia. Nella immediata circolare firmata dal Capo di Gabinetto del Ministro dell’Interno diretta ai Prefetti delle 15 maggiori città italiane, viene indicata la somma di 2.500.000 euro messa a disposizione dei Comuni e prelevato dal Fondo Unico di Giustizia, suddivisa in base al numero di abitanti. I singoli Comuni dovranno presentare apposita istanza corredata da un progetto, entro il prossimo 20 settembre (sia per spese correnti che per spese di investimento, le prime non superiori al 50% del totale). Entro il 30 settembre i progetti dovranno essere inviati al Ministero dell’Interno, con il parere del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica e i Comuni dovranno firmare una Protocollo d’Intesa.

Un primo report sui risultati conseguiti dovrà essere inviato entro il 31 ottobre 2018. Nell’allegato alla circolare sono riportati gli importi esatti destinati ai 15 Comuni. Un segnale verso le Polizie Locali, il cui ruolo nel controllo del territorio è sempre più richiesto nelle direttive del Ministero dell’Interno, anche se appare ancora lontana la tanto auspicata riforma della Polizia Locale, mentre sono lontani i tempi in cui venivano stanziati 100 milioni di euro, per la realizzazione, sulla base di apposite convenzioni tra il Ministero dell’interno ed i comuni interessati, delle iniziative urgenti occorrenti per il potenziamento della sicurezza urbana e la tutela dell’ordine pubblico. La scelta del Ministero dell’Interno oggi – viste le poche risorse presenti nel bilancio dello Stato anche per i vincoli imposti dall’Europa – è quello di attingere al Fondo Unico di Giustizia.

NDR. La Redazione ringrazia Luigi Altamura, Comandante Corpo Polizia Municipale di Verona, Dirigente Unità Organizzativa Protezione Civile Comune di Verona

>LEGGI LA DIRETTIVA 

L’Operazione Scuole Sicure è anche un segnale verso le Polizie Locali, il cui ruolo nel controllo del territorio è sempre più richiesto nelle direttive del Ministero dell’Interno, anche se appare ancora lontana la tanto auspicata riforma della Polizia Locale. 

“Tutti a scuola” con il Presidente On. Mattarella e Progetto “Scuole sicure”

La prima manifestazione si è svolta ieri nel Palasport di Portoferraio (Isola d’Elba) alla presenza del Presidente della Repubblica On. Sergio Mattarella. E’ stato un festoso e chiassoso incontro con la partecipazione di più di mille studenti provenienti da 122 istituti di tutta Italia (domanda: ma non dovevano stare tutti a scuola ieri?). Il Presidente ha avuto l’occasione di puntare il dito su alcune criticità come l’inosservanza delle regole e delle norme del vivere civile per trovare rimedi ai fenomeni ,che abbiamo più volte segnalato, come il bullismo e i pericoli del web, ai quali il Presidente ha dedicato un parte del discorso riferendosi anche agli episodi di aggressività di cui sono artefici i genitori dei ragazzi da sanzionare che, invece di approvare  le indicazioni correttive degli insegnanti, si sono scagliati contro. Ciò dal punto di vista pedagogico  è un errore madornale perché il ragazzo persevererà nella prepotenza e nella trasgressione. Difendere l’autore di una marachella, o peggio di un’infrazione accertata che deve essere assolutamente censurata, è ancora più grave. I genitori, come i maestri e i professori,devono avere identici obiettivi: educare e insieme istruire; è una loro precisa responsabilità, per legge. E la scuola, secondo il nostro Presidente, “deve generare amicizia, solidarietà, responsabilità e mai seminare odio, rancore, volontà di sopraffazione, discriminazione di qualunque genere”. In poche parole il Presidente ha tracciato il quadro della attuale società con le sue lacerazioni e contraddizioni. D’altro canto le famiglie, proprio per ovviare alle note carenze di valori, secondo il Presidente, non devono essere però lasciate sole dalla Scuola, anche perché di essa ha bisogno un bambino che non può e non deve vivere isolato avendo,  come amico, solo lo smartphone con cui dialogare, chattare, giocare a distanza; il ragazzo ha bisogno di raccordarsi e confrontarsi  lealmente con i suoi pari.  La Scuola ha maestri e professori “valorosi” (dice il Presidente) che meritano stima e fiducia incondizionate (aggiungiamo noi pediatri) perché tutori della sicurezza  e della salute fisica e mentale degli studenti. Amara invece la battuta dell’On. Mattarella sulla “figura del  “genitore-bullo” che non è meno distruttiva dello studente-bullo”. Peccato che la scuola cominci con i vecchi problemi irrisolti con le solite mele marce ancora presenti in strutture che dovrebbero ospitare, in sicurezza, bambini e ragazzi. Ci riferiamo alla “Botte e insulti ai bimbi da parte di alcune maestre di asili comunali e non” (Roma 8 settembre 2018) e “A scuola con l’hashish: uno studente denunciato e due studenti segnalati in via amministrativa” (Sabato 15 settembre: in una  scuola romana sono stati sorpresi, dalla polizia con cani antidroga, tre minorenni con dosi confezionate di hashish e marijuana). Ma quanto c’è da lavorare ancora! E questo è stato soltanto il primo approccio al Progetto “Scuole Sicure” che partirà dal 1° ottobre in tutta Italia, come disposto dal Ministero dell’Interno per contrastare lo spaccio di droga davanti (e dentro) le scuole.