L’esame dell’apparato respiratorio e l’importanza della semeiotica

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La semeiotica medica è la disciplina che studia i sintomi e i segni clinici da integrare sapientemente per giungere alla diagnosi. Oggi forse è sottovalutata dai medici. avendo a disposizione mezzi diagnostici sofisticati. Essa raccomanda l’attenta osservazione del malato, sopratutto in età pediatrica e perciò restio a farsi toccare, che deve sempre precedere (con il gioco)  la visita. Alcuni decenni fa, insegnata dai grandi Maestri della Medicina (Valdoni e Condorelli), la semeiotica era di una importanza vitale per il medico e per il pediatra. Non era così semplice chiedere e ottenere esami diagnostici in tempo reale come oggi e perciò raramente  chiedevamo esami diagnostici a tappeto ed esami strumentali. Il vecchio clinico doveva cavarsela effettuando una rapida diagnosi differenziale dei vari sintomi, dalla testa ai piedi, arrivando molto spesso alla corretta diagnosi e alla migliore terapia di cui disponevamo. Ma ancora oggi, di fronte a un bambino con disturbi respiratori che in questo periodo sono accentuati dalle infezioni virali di tipo influenzale,  il pediatra deve sapersi destreggiare individuando i segni clinici che possono condurlo alla diagnosi. L’esame clinico prevede la valutazione dei sintomi come lo stridore, la raucedine, il russamento, i sibili e il tipo di tosse. Lo stridore, la raucedine e la tosse abbaiante devono essere associati al crup; lo stridore inspiratorio e il russamento devono far pensare all’epiglottite; i sibili possono essere indice di asma, bronchiolite o aspirazione di corpo estraneo. Occorre anche osservare  le narici per evidenziare l’alimento delle pinne nasali,  segno di distress respiratorio anche nel neonato (ricordate il punteggio di Silvermann?). E’ importante valutare poi il letto ungueale per verificare se vi sia cianosi (colorazione bluastra delle unghie)  indice di deficit di ossigeno nel sangue. Poi vi è un segno chiamato ippocratismo digitale, cioè l’allargamento e allungamento delle falangi distali, indice di ipossiemia (carenza cronica di ossigeno nel sangue), che si evidenzia nella mucoviscidosi i o fibrosi cistica e nelle bronchiectasie. E a proposito di broncopolmonite e polmonite infettiva ricordiamo “il segno dell’elevata frequenza respiratoria”, cioè la polipnea o tachipnea in assenza di disidratazione (con acidosi) e di anemia. E’ un criterio attendibile quando sospettiamo la presenza di focolai polmonari  e la frequenza respiratoria supera 50 atti/m’ nel corso del 1° anno di vita o supera 40 atti/m’ nel corso del 2° anno di vita, in presenza di febbre, astenia, tosse etc. La diagnosi  deve però essere confermata dall’auscultazione del torace con lo stetoscopio (rantoli crepitanti con murmure vescicolare ridotto e talvolta soffio bronchiale). L’assenza unilaterale dei suoni respiratori può essere indice di pneumotorace. In presenza di una sospetta asma bronchiale nel bambino in età prescolare quando non è praticabile la spirometria e non c’è collaborazione da parte del bambino, possiamo ricorrere a un trucco manuale per procurarsi una espirazione prolungata. Mentre si ascolta il torace del bambino,  con il fonendoscopio tenuto a mano piatta sulla schiena e con l’altra mano appoggiata a piatto sul torace anteriormente, quando sentiamo che il bambino comincia a espirare, cioè a emettere aria basta  premere il torace tra le due mani (a quell’età la gabbia toracica è facilmente comprimibile); così facendo si produce un’espirazione forzata che ci farà sentire nettamente il sibilo quando ci fosse anche un leggero broncospasmo. In caso di bronchiolite – ed è questo il periodo in cui tale patologia virale si riscontra (in forma grave nel 10% dei bimbi sotto i sei mesi d’età e quando sia causata dal virus respiratorio sinciziale o VRS, di cui si trovano gli anticorpi in tutti i bambini a 3 anni)  – l’infezione delle vie respiratorie porta all’infiammazione con ostruzione delle ultime diramazioni bronchiali con le vie aeree intasate di muco. In questi mesi invernali il consiglio per i genitori è di non iniziare una terapia “fai da te” a bambini al di sotto dei 3 anni, ma chiedere sempre un consiglio preliminare al pediatra curante in attesa della visita. Tenere presente che  il rischio di gravità (non esclusa mortalità) è accresciuto da: prematurità, età del bambino sotto i 3 mesi, cardiopatie congenite, displasia broncopolmonare degli ex pre-termine, fibrosi cistica, anomalie congenite delle vie aeree e  immunodeficienze. Ecco perchè nei bb. a rischio, come i pre-termine di basso peso,  è consigliata la profilassi passiva con il palivizumab (anticorpo monocolanle murino umanizzato, prodotto con tecnologia del DNA ricombinante, che impedisce al virus di legarsi alla cellula bersaglio).

Abbiamo parlato, sommariamente, di mali di stagione respiratori e di come individuarli, in quanto da essi devono essere protetti soprattutto i bambini della prima infanzia e quelli a rischio se affetti da patologie congenite o acquisite. Lo scopo di questo articolo è di raccomandare ai giovani colleghi di non essere frettolosi e di non disdegnare la metodologia della vecchia e insostituibile semeiotica medica. Ricordiamo infatti che un’anamnesi ben fatta e un’attenta osservazione preliminare, prima di  toccare un bambino sempre riottoso e sospettoso, costituiscono i cardini di una corretta visita pediatrica (la). 

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La più grande droga di “noi mamme”

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Al precedente articolo risponde una MAMMA sulle pagine di Noi Mamme per illustrare gli interrogativi e per chiedere pareri ad altre mamme avendo intuito alcune problematiche da affrontare per uscire dalla pericolosa, segnalata dipendenza dallo smartphone che può ripercuotersi sui propri figli. 

“Se siete qui in questo momento a leggere questo articolo probabilmente anche voi il senso di colpa ce lo avete sull’uso dello smartphone, ossia la più grande droga delle mamme di oggi. Allattiamo mentre guardiamo Facebook, mangiamo e spesso vicino c’è lo smartphone che lampeggia e una sbirciatina va che te la butto, mi metto a fare il puzzle con il bambino e va che me lo porto dietro così, nel mentre, guardo se mi ha risposto la tizia su what’s up; ci mette ‘na vita ad addormentarsi e nel mentre mi leggo qualcosa su internet e poi quando torno in sala (se torno) mi metto sul divano e vago un po’ con la fantasia con Pinterest alla ricerca di luoghi incantati. Chi più chi meno siamo tutte credo abbastanza infognate con questa tecnologia che se non ben dosata ci rende dipendenti: ne parlo perchè io per prima lo sono e non riesco a limitarmi in quanto sono davvero “ingorda” di notizie e di informazioni, ma anche talvolta di socialità che, anche se virtuale, a una mamma come me che da nomade è diventata forzatamente stazionaria in molti pomeriggi invernali risulta un balsamo per il mio animo irrequieto.

Mia mamma mi guarda con sdegno. Ma quello si sa e ci sta. Quello che forse mi spaventa di più è quello che raccoglieremo da una generazione di figli che vedono i loro genitori relazionarsi più a un cosino rettangolare luminoso che con loro: quante volte ci parlano mentre noi stiamo facendo qualcosa con lo smarphone e gli diciamo aspetta? Oppure durante il tragitto in macchina e… nel mentre una telefonata?  Non è sinceramente un articolo che da risposte ma vorrei davvero un confronto con voi su questa mia debolezza. Vorrei capire se anche voi siete drogate nei tempi morti di cellulare, di social, di internet, di relazioni. Credo che sia quella rete di cui spesso tanto si parla in questo portale, di quella dimensione di sorellanza insita nell’animo umano che una volta c’era nelle cascine e ora è scomparsa: quel ritrovarsi quotidiano per scambiare pensieri, saperi ed emozioni la cui mancanza ci rende così vulnerabili come madri a mille teorie che pretendono di farci diventare le madri giuste per i nostri figli oppure a farci ricercare la dimensione della socialità e del confronto dietro a un telefono che non sazia mai alla fine. Se dopo un confronto con un’amica sei “sazia”, appagata, forse perchè la relazione incorpora tutti i sensi ed esiste un setting, con i social tutto questo scompare e rimaniamo sole con le nostre domande e insicurezze, bombardate con una quantità di stimoli e domande ulteriori che ci portano in un vortice. Forse la tecnologia va troppo veloce ormai rispetto alla natura umana, creando non più beneficio ma danno se non viene contenuta?

Credo che sia fondamentale ,come madri, riflettere su questo tema e forse eliminare, in presenza dei nostri bimbi, i telefoni per utilizzarli in altri modi e dandoci dei limiti di tempo ben precisi: pensare al viso dei miei piccoli che mi parlano mentre io sono al telefono è davvero doloroso sopratutto quando penso a loro adolescenti. Mi chiedo “se normalmente già un adolescente si chiude in se stesso o comunque chiude le porte con la famiglia immaginiamoci che cosa può fare un ragazzo cresciuto con genitori smartphone dipendenti”. In conclusione credo che dovremmo spegnere più gli smartphone e trascorrere più pomeriggi, sere e week end con le nostre amiche e i nostri bimbi.

Come volevasi dimostrare…

Bimbi come “orfani” per colpa del web

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Il problema è da prendere sul serio perché di difficile soluzione con la moda imperante dei telefonini messi in mano anche… ai lattanti. Lo conosciamo bene, perciò ci sembra giusto riprendere un tema da noi già trattato ma che va approfondito e metabolizzato dalle giovani famiglie. Purtroppo oggi siamo diventati schiavi di questo piccolo freddo, ma affascinante mostro digitale che è lo smartphone o telefonino con internet. E’ ormai una condanna; senza questo amico-nemico, sempre pronto a servirci e a toglierci ogni dubbio o curiosità, non sappiamo più vivere. Ma attenzione a non  trascurare gli affetti più cari e ignorare i valori fondanti della famiglia e della società trascurando figli, genitori, amici. Con il web facciamo psicanalisi,  riuscendo a tirar fuori pensieri e ricordi che non avremmo mai fatto riaffiorare. Dopo avere fatto sms e cliccato forsennatamente su Fb ci sentiamo meglio, come dopo una seduta dallo psicologo. Ma attenzione, quello che segue pone il dito sul pericolo che si corre nel rapporto con i figli ai quali sottraiamo il necessario affetto e la giusta considerazione di cui essi, soprattutto se in tenera età, hanno bisogno; attenzione al deterioramento dei rapporti che saranno, poi, sempre più difficili da recuperare.

La rivista “Siamo mamme” ha parlato qualche giorno fa di “orfani digitali” (articolo  segnalatoci dalla collega Lilliana Marchetti), cioè di bambini, figli di genitori che prestano più attenzione ai benefici/piaceri che offre loro la tecnologia che a loro. Si tratta di adulti che passano in famiglia il tempo a navigare su internet, chattando con gli amici, giocando, studiando o leggendo news24. Il bambino della nostra epoca è così definito perchè di solito ha tutto, una casa, una buona alimentazione, bei vestiti, ha il pediatra curante (io da bambino sono stato visitato soltanto una volta dal pediatra, che nel 1948 era solo a pagamento, perciò inavvicinabile; ancora ricordo dopo 70 anni il nome: era il Dott. Dardano) ed è un bravo scolaro; però, attenzione, gli viene donato poco affetto ed amore; i loro genitori, sebbene presenti fisicamente, è come se fossero assenti e per questa carenza affettiva un bimbo può andare incontro a gravi problemi psicologici.

Ma di quale tipo di famiglia parliamo? I genitori degli orfani digitali hanno delle caratteristiche in comune. Ecco l’analisi del “siamo mamme”: “Questi genitori passano troppo tempo sui social; se i loro figli sono abbastanza grandi da saper usare le tecnologia, comunicano con loro attraverso le chat anche quando si trovano tutti a casa; non si sconnettono da internet neanche se affrontano un problema serio con i propri figli;  delegano le attività che devono svolgere con i figli ad altre persone: nonni, baby sitter, ragazzi/e di sostegno per i compiti, etc.”.

Dunque gli orfani digitali sono vittime, trascurate dai propri genitori. Il fatto di sentirsi ignorati e sminuiti  a causa della tecnologia li porta a sviluppare una bassa autostima e una mancanza di fiducia in se stessi, Tali bambini si sentono poco motivati, hanno un basso rendimento scolastico, si isolano, socializzano poco, e si rinchiudono  nella propria stanza quando stanno in casa, preferiscono restare in silenzio. Ma poi si fidano  tanto da cadere in amicizie pericolose con sconosciuti, in genere conosciuti attraverso internet; e per quanto riguarda le conseguenze, gli insegnanti e i pediatri notano in questi ragazzini difficoltà a mantenere la concentrazione, una certa qual tristezza o depressione perchè essi fanno come i loro genitori:scambiano la  vita reale con quella virtuale. Ma che cosa fare per evitare che un figlio diventi un orfano digitale? A questo punto “siamo mamme” fornisce i seguenti consigli che noi riteniamo riproporre: lasciare perdere per un po’ di tempo i freddi dispositivi elettronici, anche solo per un paio d’ore e instaurare un dialogo quando si è in casa. Lasciare entrambi da parte la tastiera e sedersi a parlare e, ove possibile, ad ascoltare i figli. Affrontare pure  tematiche collegate con la tecnologia; decidere inoltre gli orari in cui stare insieme: per esempio, durante  la cena. Sarà un’occasione per parlare della giornata  trascorsa e dei problemi personali o scolastici; insomma occorre che il genitore dimostri interesse per quello che fanno i figli e che dia   affetto per riceverlo. Se non siete mai stati affettuosi con i vostri figli, sarà difficile che  essi, crescendo, vi diano affetto e tra voi scocchi la nota empatia. Ricordare infine di usare il telefono per comunicare con loro solo quando state lontaniL’uso e l’abuso dei dispositivi elettronici può diventare  un’assuefazione. Conoscendo  i pericoli che essi causano alla salute, si ha il dovere di  cambiare abitudini (cliccare) e aiutare i figli a non diventarne dipendenti. Può essere utile dividersi ad esempio le faccende domestiche o cucinare insieme e socializzare simpaticamente con loro mentre lo fate. Infine può essere  utile scegliere un hobby che piaccia a entrambi ma che non preveda l’uso di dispositivi elettronici. Qualunque sport, musica, ballo o canto, escursioni o modellismo…altro in base alle attitudini andrà bene. Tutti questi espedienti serviranno per tenere lontana la tecnologia e recuperare l’amore e  certamente la riconoscenza dei propri figli, che non lo dicono ma memorizzano e giudicano (la).

Parte terza: così cambierà la sanità?

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Dottnet (che ringraziamo di cuore)  ci informa ancora su… 

Fabbisogno sanitario nazionale standard per gli anni 2019-2021:  il Fondo sanitario nazionale si attesterà a 114,439 mld. Una cifra destinata a crescere nei prossimi anni. Il Fsn verrà infatti incrementato di 2 mld per il 2019 e per l’anno  2021 di ulteriori 1,5 mld. Gli aumenti per il biennio 2020-2021 saranno però subordinati alla stipula entro il 31 marzo 2019 di una specifica Intesa in Stato Regioni per il Patto per la salute 2019-2021 che contempli misure di programmazione e di miglioramento della qualità delle cure e dei servizi erogati e di efficientamento dei costi. Queste misure riguarderanno in particolare:
a)  la  revisione del sistema di compartecipazione alla spesa sanitaria a carico degli assistiti al fine di promuovere maggiore equità nell’accesso alle cure;

b)  il rispetto degli obblighi di programmazione a livello nazionale e regionale in coerenza con il processo di riorganizzazione delle reti strutturali dell’offerta ospedaliera e dell’assistenza territoriale, con particolare riferimento alla  cronicità  e alle  liste d’attesa;

c)  la valutazione dei fabbisogni del personale del Ssn e riflessi sulla programmazione della  formazione di base e specialistica  e sulle  necessità assunzionali, ricomprendendo l’aggiornamento del parametro di riferimento relativo al personale;

d)  l’implementazione di  infrastrutture e modelli organizzativi finalizzati alla realizzazione del sistema di interconnessione dei sistemi informativi del Ssn  che consentiranno di tracciare il percorso seguito dal paziente attraverso le strutture sanitarie e i diversi livelli assistenziali del territorio nazionale tenendo conto delle infrastrutture già disponibili nell’ambito del sistema Tessera Sanitaria e del fascicolo sanitario elettronico;

e)  la promozione della ricerca in ambito sanitario;

f)  il miglioramento dell’efficienza e dell’appropriatezza nell’uso dei fattori produttivi, e l’ordinata programmazione del ricorso agli erogatori privati accreditati che siano preventivamente sottoposti a controlli di esiti e di valutazione con sistema di indicatori oggettivi e misurabili  (quest’ultima parte novità introdotta al Senato, che richiama quanto già previsto sul privato accreditato dal contratto di Governo sottoscritto da M5S e Lega);

g)  la valutazione del fabbisogno di interventi infrastrutturali di ammodernamento tecnologico.

“Invece di invertire, come promesso, il definanziamento o restituire alla sanità le risorse sottratte negli anni – commenta il nostro amico Palermo (ANAAO) – il Fondo sanitario nazionale avrà nel 2019 un solo miliardo in più, eredità del vecchio governo, insufficiente a garantire insieme le prestazioni necessarie ai cittadini e le risorse per il rinnovo contrattuale dei dipendenti, ed il previsto incremento di 2 mld per il 2020 e di 1,5 mld per il 2021 appare tanto aleatorio quanto al di sotto dello stesso tasso di inflazione”.

Borse di studio Medicina generale:  al fine di attivare ulteriori borse di studio per i medici di medicina generale che partecipano ai corsi di formazione si propone di incrementate di 10 milioni di euro a decorrere dall’anno 2019 le risorse vincolate sul Fondo sanitario nazionale che, contestualmente, aumenterà per lo stesso importo (circa 250 borse in più).

Contratti formazione specialistica: al fine di aumentare il numero dei contratti di formazione specialistica dei medici (sono 900 borse in più) viene autorizzata una spesa incrementata di 22,5 milioni di euro per il 2019, di 45 milioni di euro per il 2020, di 68,4 milioni di euro per il 2021, di 91,8 milioni di euro per il 2022 e di 100 milioni di euro a decorrere dall’anno 2023.

Indennità di esclusività a decorrere dal triennio contrattuale 2019-2021 il  trattamento economico stabilito per la categoria di dirigenti medici, veterinari e sanitari con rapporto di lavoro esclusivo  di cui all’articolo 15-quater, co. 5, del D. lgs. n. 502/1992  concorre alla formazione del monte salari  utile ai fini della determinazione degli oneri derivanti dalla contrattazione collettiva a carico delle amministrazioni competenti, con oneri a valere sul finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale.

Concorsi per i Medici di formazione specialistica:  i medici in formazione specialistica iscritti all’ultimo anno del relativo corso sono ammessi alle procedure concorsuali in esame nella specifica disciplina bandita e collocati, nel caso di esito positivo delle procedure, in una graduatoria separata. La loro eventuale assunzione a tempo indeterminato, nel caso in cui siano risultati idonei o utilmente collocati nelle rispettive graduatorie, è comunque subordinata al conseguimento del titolo di specializzazione e all’esaurimento della graduatoria dei medici già specialisti alla data di scadenza del bando.

Chi vivrà… vedrà…

Così cambia la sanità? parte seconda

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Concludiamo il discorso sulle liste d’attesa (da Dottnet)

L’azione di monitoraggio verrà effettuata secondo il ministro Grillo, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, dal Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza. Da segnalare che, anche nel Decreto Fiscale recentemente approvato dal Parlamento, per il solo anno 2020, veniva autorizzata una spesa pari a 50 mln per le stesse finalità di riduzione dei tempi delle liste d’attesa per prestazioni sanitarie. Pertanto per l’anno 2020 risulterebbero due autorizzazioni di spesa aventi la stessa finalità in base a provvedimenti diversi, per un totale complessivo di 150 milioni di euro. Ma a giudizio di Carlo Palermo (ANAAO) i 350 milioni in un triennio per la riduzione delle liste di attesa sono una miseria, a fronte di quello che i medici da anni, ed ogni anno, mettono a disposizione per lo stesso fine con la loro attività intramoenia. “Per di più  sono da investire in CUP e tecnologia, come se fossero loro ad erogare le prestazioni. Ed i 900 contratti aggiuntivi per la formazione specialistica non potranno certo garantire la sostituzione dei 50.000 specialisti che andranno in pensione nei prossimi anni. Ospedali senza medici, ecco un magnifico obiettivo del cambiamento!” Così conclude il collega Palermo.

Così cambia la sanità secondo l’On. Grillo

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REDAZIONE DOTTNET- l’articolo è di fine dicembre 2018 – parte prima

Anaao: una manovra (legge di bilancio) che penalizza i medici

Arrivano ulteriori risorse finanziarie per la sanità, destinate ad ammodernare le strutture esistenti, a ridurre le liste di attesa e a promuovere la ricerca. Lo dice il Ministro della Salute, Giulia Grillo, in un post sul suo profilo Facebook dove si dichiara “soddisfatta del testo uscito dal Senato” e rileva : “abbiamo aggiunto altre risorse al miliardo programmato per il Fondo sanitario nazionale. Le ulteriori risorse comprendono 4 miliardi in più da investire nel fondo per l’ammodernamento delle strutture sanitarie, contro rischio sismico e antincendio, 350 milioni in tre anni per combattere i tempi di attesa per esami e visite” e inoltre “ci sono più borse di studio per i futuri specialisti e medici di base, ci sono più fondi per la ricerca e per i nostri IRCCS…”.

Ulteriori “risorse da reinvestire nei servizi per i cittadini”potranno arrivare dalla “norma per la rinegoziazione dei prezzi dei farmaci a carico del SSN e il meccanismo del Payback”. Per la Grillo “ogni norma per la sanità che abbiamo nella legge di bilancio è legata attraverso una visione di futuro che abbiamo portato al ministero della Salute: i cittadini e chi lavora nel SSN devono essere sempre al centro delle nostre decisioni.

Carlo Palermo, segretario ANAAO commenta: “Il solito copione…la manovra economica 2019 riserva alla Sanità pubblica il solito mix tra punizione e disinteresse”

Il rinnovo contrattuale 2019-2021 è tra i provvedimenti che interessano i medici 

Per il personale dipendente da amministrazioni, istituzioni ed enti pubblici diversi dall’amministrazione statale, gli oneri per i rinnovi contrattuali per il triennio 2019-2021, nonché quelli derivanti dalla corresponsione dei miglioramenti economici al personale di cui all’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono posti a carico dei rispettivi bilanci ai sensi dell’articolo 48, comma 2, del decreto legislativo. In sede di deliberazione degli atti di indirizzo previsti dall’articolo 47, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, i comitati di settore provvedono alla quantificazione delle relative risorse, attenendosi ai criteri previsti per il personale delle amministrazioni dello Stato. A tale fine i comitati di settore si avvalgono dei dati disponibili presso il Ministero dell’economia e delle finanze comunicati dalle rispettive amministrazioni in sede di rilevazione annuale dei dati concernenti il personale dipendente.

“Mancano finanziamenti per le assunzioni e provvedimenti tesi a sbloccare dopo 10 anni il rinnovo contrattuale in corso – afferma Palermo – con la beffa, addirittura, del rischio di affossarlo del tutto, visto che alla dirigenza amministrativa è stata concessa la grazia di tornare nella area contrattuale della sanità, ovviamente senza le risorse necessarie. Alla faccia dell’obbligo di escludere dalla legge di bilancio provvedimenti ordinamentali. Ma medici e dirigenti sanitari potranno attendere con fiducia i 53 euro di incremento mensile previsti nel 2021, al di sotto anche dei famigerati 85 euro del 2018. Si concede una generosa flat tax alla attività privata di altri pubblici dipendenti, ma non alla libera professione intramoenia dei medici, che continua ad essere criminalizzata. E mentre taglia quel salario differito che è il loro trattamento previdenziale, li costringe ad aspettare, figli di un dio minore, 6 mesi in più, rispetto ai privati, per uscire con quota 100″.

…e Risorse per la riduzione delle liste d’attesa delle prestazioni sanitarie

Per l’attivazione di interventi volti a ridurre, anche in osservanza delle indicazioni previste nel vigente Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (Pngla), i tempi d’attesa nell’erogazione delle prestazioni sanitarie viene autorizzata la spesa di 150 milioni di euro per il 2019, e 100 milioni per il 2020 e 2021. Le risorse saranno ripartite in favore delle Regioni secondo modalità individuate con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’Economia e Finanze, previa intesa in sede di Conferenza Stato Regioni, da adottarsi entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del decreto.

Campa cavallo mio…che l’erba cresce….ricordiamo che Veneto, Lombardia e Emilia Romagna sono sul piede di guerra chiedendo maggiore autonomia…

Brescia: MOSCA (Presidente SIN) “La Prematurità è una malattia grave”

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COMUNICATO STAMPA DELLA SOCIETA’ ITALIANA DI NEONATOLOGIA

Secondo il Presidente della Società Italiana di Neonatologia la nascita pretermine comporta successi ma anche difficoltà, la sopravvivenza non è sempre la norma.

“I nati pretermine, in particolare se estremamente prematuri, rischiano la vita ogni minuto, ma in Italia il tasso di mortalità per quelli di peso inferiore a 1500 grammi è tra i più bassi al mondo. Nel nostro paese gli ultimi dati disponibili evidenziano, infatti, una mortalità dell’11,3% rispetto al 14,3% delle più importanti Terapie Intensive Neonatali (TIN) del mondo (dati forniti dal Vermont Oxford Network) e continua a diminuire, grazie all’elevatissimo livello di assistenza raggiunto dalle nostre TIN. Tuttavia, la fragilità di questi neonati e le tante variabili che, sin dalla gravidanza, ne possono condizionare la prognosi, identificano la prematurità come una malattia grave.”

Il Presidente della Società Italiana di Neonatologia, Fabio Mosca, interviene sul caso dei neonati deceduti nei giorni scorsi agli Spedali Civili di Brescia, a causa di sepsi ed enterocolite necrotizzante, due tra le patologie più temibili per i neonati prematuri. Si attendono con fiducia gli esiti delle indagini del Ministero della Salute, attualmente in corso, per decretare in modo definitivo ed ufficiale i motivi dei decessi.

I neonati prematuri sono biologicamente suscettibili alle infezioni perché l’immaturità del loro sistema immunitario, dovuta alla precoce interruzione della gravidanza, li rende vulnerabili all’attacco di batteri e virus, anche di quelli considerati innocui per gli adulti. Più il neonato è prematuro e più risulta esposto alle infezioni, anche per il mancato trasferimento di fattori protettivi dalla mamma al feto, in particolare immunoglobine, che si verifica soprattutto nelle ultime settimane di gestazione.

Inoltre il neonato pretermine ha la necessità di procedure invasive, indispensabili per poter sopperire all’immaturità delle sue funzioni vitali, prime fra tutte quella gastro-intestinale e quella respiratoria (cateteri intravascolari, ventilazione meccanica, drenaggi), che ne garantiscono la sopravvivenza, ma che costituiscono ulteriori inevitabili fattori di rischio per le infezioni.

La Società Italiana di Neonatologia esprime la sua vicinanza soprattutto ai genitori, ma anche ai medici e agli infermieri che si sono presi cura dei piccoli pazienti deceduti, perché conosce bene il dolore profondo che si prova quando, nonostante tutte le cure messe in atto, l’evoluzione della “malattia prematurità” non è favorevole.

“Quando i genitori ci affidano i loro bambini li curiamo come fossero nostri figli, garantendo loro la massima attenzione e professionalità, perché consideriamo il benessere di ogni neonato e la sopravvivenza dei prematuri la prima ragione del nostro essere medici.  La sopravvivenza di ogni bambino nato prematuro è un successo che non si deve dare per scontato e le tragiche complicazioni sono possibili anche quando le cose sembrano migliorare, come è accaduto nel caso  del piccolo Marco a Brescia.”

Nel mondo le complicazioni legate alla prematurità sono la principale causa di morte dei bambini di età inferiore ai 5 anni (dati OMS) e il 40% dei circa tre milioni di decessi/anno in epoca neonatale è dovuto ad infezioni.

Obiettivi prioritari della SIN sono la riduzione delle cause della prematurità e il miglioramento  ulteriore dell’assistenza con l’obiettivo di rendere questa popolazione sempre meno vulnerabile.” ______________________________________________________________________________________ UFFICIO STAMPA SIN Società Italiana di Neonatologia: Marinella Proto Pisani cell.3397566685 – Valentina Casertano cell.3391534498 – Giancarlo Panico cell.3387097814 tel. 0815515442 – sin@brandmaker.ithttp://www.neonatologia.it