Il Nuovo Codice Deontologico degli Infermieri: parte seconda 

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Il nuovo Codice inquadra la crescita professionale e prevede che l’infermiere agisce sulla base del proprio livello di competenza e ricorre, se necessario, all’intervento e/o alla consulenza di infermieri esperti o specialisti, presta consulenza ponendo le sue conoscenze e abilità a disposizione della propria, delle altre comunità professionali e delle istituzioni. Ma riconosce anche che l’interazione e l’integrazione intra e interprofessionale sono fondamentali per rispondere alle richieste della persona. E l’infermiere inoltre ha anche l’obbligo di concorrere alla valutazione del contesto organizzativo, gestionale e logistico in cui si trova la persona assistita e formalizza e comunica il risultato delle sue valutazioni.

Novità rispetto a tutti i codici deontologici precedenti e anche a quelli di molte altre professioni è che la FNOPI, in oltre un anno di consultazioni, ha voluto seguire un iter complesso e trasparente: una commissione ha messo a punto un testo che poi è andato alla consultazione pubblica online degli infermieri e di tutte le associazioni e società infermieristiche per tornare di nuovo alla Commissione e agli Ordini che l’hanno riassemblato. Successivamente sono cominciate le consultazioni con giuristi, eticisti, bioeticisti, associazioni di pazienti e cittadini (praticamente tutte, riunite in gruppi per esaminare i vari articoli e fare proposte visto che il Codice serve sì ai professionisti, ma soprattutto alla tutela dei pazienti), rappresentanti ufficiali delle religioni (cattolica, ebraica, islamica, buddista, shintoista ecc.). Infine, un altro passaggio di messa a punto con la Commissione incaricata della stesura del Codice e la presentazione al ministro della Salute, in quanto vigilante e organo di tutela della professione, ma anche dei pazienti. Ha chiuso il ciclo l’analisi e il voto finale dei presidenti dei 102 Ordini provinciali. Un iter che si segue per la prima volta nella stesura dei codici deontologici.

Diviso in otto Capi, ognuno su un argomento che riguarda professione e/o assistenza, il nuovo Codice chiarisce il dovere dell’infermiere di curare e prendersi cura della persona assistita, nel rispetto della dignità, della libertà, dell’eguaglianza, delle sue scelte di vita e concezione di salute e benessere, senza alcuna distinzione sociale, di genere, di orientamento di sessualità, etnica, religiosa e culturale. E in questo di astenersi da ogni discriminazione e colpevolizzazione nei confronti di chi incontra nel suo operare.

Il Codice mette in chiaro anche che l’Infermiere agisce in base del proprio livello di competenza e ricorre, se necessario, alla consulenza e l’intervento di infermieri esperti o specialisti. Nella sua consulenza mette a disposizione i suoi saperi e abilità di comunità professionali e istituzioni. Partecipa al percorso di cura e si adopera perché la persona assistita disponga delle informazioni condivise con l’equipe, necessarie ai suoi bisogni di vita e alla scelta consapevole dei percorsi di cura proposti e si impegna a sostenere la cooperazione con i professionisti coinvolti nel percorso di cura, adottando comportamenti leali e collaborativi con i colleghi e gli altri operatori. Riconosce e valorizza il loro specifico apporto nel processo assistenziale.

Ben 11 articoli su 53 riguardano il rapporto diretto con gli assistiti, dal dolore alla privacy, dall’assistenza ai minori alle cure nel fine vita, fino al segreto professionale.

Tra i compiti, il Codice prevede l’educazione sanitaria per i cittadini e la promozione per loro di stili di vita sani, la ricerca e la sperimentazione, ma anche, per gli infermieri, gli obblighi di formazione e di educazione continua, argomento questo che per la prima volta entra a pieno titolo in un Codice deontologico.

L’infermiere è garante che la persona assistita non sia mai lasciata in abbandono, se rileva privazioni o maltrattamenti li segnala all’autorità competente e si attiva perché ci sia un rapido intervento. E dal punto di vista professionale denuncia e segnala assieme all’Ordine, l’abusivismo e le attività di cura e assistenza prive di basi e riscontri scientifici e/o di risultati validati.

Non manca il riferimento alla comunicazione: l’Infermiere, anche attraverso mezzi informatici e social media, si comporta con decoro, correttezza, rispetto, trasparenza e veridicità; tutela la riservatezza delle persone e degli assistiti ponendo particolare attenzione nel pubblicare dati e immagini che possano ledere i singoli, le istituzioni, il decoro e l’immagine della professione.

Stabilite anche le regole deontologiche della libera professione. Ad esempio, il “contratto di cura” in cui si prevede che l’Infermiere, con trasparenza, correttezza e nel rispetto delle norme vigenti, stipula con la persona assistita apposito contratto di cura che evidenzi l’adeguata e appropriata presa in carico dei bisogni assistenziali, quanto espresso dalla persona in termini di assenso/dissenso informato rispetto a quanto proposto, gli elementi espliciti di tutela dei dati personali e gli elementi economici.

Nelle disposizioni finali, poi, il nuovo Codice raggruppa una serie di regole per il decoro della professione e il rispetto delle norme fino a chiarire nero su bianco che le norme deontologiche contenute nel Codice sono vincolanti per tutti gli iscritti agli Ordini e la loro inosservanza è sanzionata dall’Ordine Professionale tenendo conto della volontarietà della condotta, della gravità e della eventuale reiterazione della stessa, in contrasto con il decoro e la dignità professionale. In questo senso fa anche un altro passaggio per superare l’ostacolo che ha creato e crea problemi per altre professioni e che gli infermieri invece hanno chiarito e risolto: l’infermiere che ricopra incarichi politico-istituzionali persegue interessi pubblici generali, della collettività tutta e non di parte, che siano individuali associativi o corporativi. Quindi su di lui niente interventi dell’Ordine al di fuori di ragioni strettamente e realmente professionali.

NDR. Il Consiglio Direttivo dell’ANABO  porge i complimenti a tutti i firmatari del pregevole e innovativo documento, che con orgoglio abbiamo pubblicato in due parti, ed esulta di fronte alla serietà ed alla capacità di aggregazione di una categoria di professionisti, compagni di viaggio e protagonisti di tante battaglie combattute al letto dei malati insieme ai medici. Cari Amici Infermieri, siete professionisti con la “I” maiuscola e costituite un esempio da cui l’intero  mondo della sanità  deve trarre  rinnovato entusiasmo per superare le difficoltà logistiche ed organizzative a tutti note nell’esclusivo interesse del malato. Ad Maiora….Presidente GENNARO SCIALO’ e grazie per averci fatto partecipare alla Vostra festa!

Le lesioni cutanee… come distinguerle

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Proseguiamo ad esaminare le numerose lesioni cutanee, che possono affliggere (è proprio il caso di dire) anche i bambini. Iniziamo dall’eritema o rossore , che è espressione di iperemia cutanea dovuta a una vasodilatazione passeggera, di solito. Rappresenta una infiammazione che scompare, il che è caratteristico, con la pressione digitale. Ad esempio nell’orticaria di cui abbiamo già parlato si nota l’eritema che circonda i pomfi o le bolle edematose. Invece le teleangectasie sono dilatazioni permanenti dei piccoli vasi sanguigni che appaiono come un reticolato di colorito rosso.  Sono innocue, solo antiestetiche ma devono essere distinte dagli angiomi cutanei (volgarmente voglie di vino o di fragola) molto più marcati in quanto dovuti alla proliferazione dell’endotelio dei vasi sanguigni dilatati e perciò di maggiore dimensione. A volte piccoli angiomi si vedono sulla cute dei neonati ma che spesso scompaiono spontaneamente; le teleangectasie invece di solito non scompaiono spontaneamente e possono comparire anche nei soggetti più grandi d’età, a causa di terapie steroidee o in chi abusa dell’alcol. Le macule comprendono una gamma di lesioni evidenziabili a seguito dello stravaso di globuli rossi come le papule, le porpore, le petecchie e le ecchimosi: infatti  dopo un sanguinamento di varia entità si possono evidenziare aree ipo o iperpigmentate (macule) a causa dei melanociti danneggiati per via del grattamento. La pressione con un vetrino chiarisce lo stravaso dei globluli rossi se la diagnosi differenziale deve essere fatta con l’eritema.

Per quanto riguarda le papule, si tratta  di lesioni solide e rilevate, di diametro inferiore a 0,5 cm. Esse sono immobili alla palpazione, se pruriginose sono caratteristiche dell’eczema acuto;  nell’eczema atopico (cronico e/o recidivante) sono invece frequenti papule  cheratosiche  in corrispondenza dei follicoli piliferi.

I pomfi sono lesioni cutanee rilevate, lisce, di colorito roseo, causate da edema della parte superiore del derma (subito sotto l’epidermide). Sono caratteristici perchè, premendoli con un dito, impallidiscono; di grandezza tra 0,2 e 10 cm si sviluppano in pochi minuti ma scompaiono nell’arco di alcune ore, massimo una giornata. Questa reazione iperemica edematosa è la lesione tipica dell’orticaria o delle punture di insetti,  diagnosticabile mediante test cutanei allergometrici.

L’angioedema può essere acuto (pericoloso se localizzato alle prime vie respiratorie preceduto da formicolio della lingua e sensazione di soffocamento  da e con shock anafilattico con necessità di adrenalina e /o intubazione endotracheale) o  cronico. Si tratta  di un’orticaria gigante che si manifesta come una grossa tumefazione delle parti più profonde del derma e dei tessuti sottocutanei o delle mucose a causa dell’aumento della permeabilità vascolare. La reazione acuta è dovuta all’azione dei mediatori derivati dai mastociti, come l’istamina, i leucotrieni e le prostaglandine (qui lo sviluppo è più lento). Se c’entra la bradichinina e mediatori derivati dal complemento lo sviluppo è più rapido. Questi mediatori causano in genere una reazione allergica con prurito e orticaria e quindi possono essere causa del  pericoloso angioedema già descritto, che si sviluppa dopo ingestione di allergeni alimentari o per il contatto con pollini e residui animali, ma anche a seguito dell’assunzione di farmaci o sostanze tossiche e velenose.

Altre lesioni cutanee? … DOMANI

L’OPI di Frosinone e il nuovo Codice Deontologico degli Infermieri

Ringraziamo Gennaro SCIALO’ Presidente OPI di Frosinone  per la notizia. Ne siamo orgogliosi. Il 13 Aprile 2019 il Consiglio Nazionale ha approvato  il nuovo Codice Deontologico degli Infermieri

Dopo dieci anni dalla versione del 2009, il Codice si rinnova integrato con tutto ciò che riguarda leggi, regolamenti, situazioni che si sono succedute negli anni e, soprattutto, nuove responsabilità nel passaggio da Collegi a Ordini, ora enti sussidiari dello Stato con la modifica di ruoli, responsabilità e capacità di intervento.

Il Codice Deontologico degli Infermieri non è una semplice enunciazione di regole: è il vero e proprio vademecum della professione, come questa deve svolgersi, come deve affrontare e risolvere i problemi, come deve rapportarsi con i pazienti, i colleghi, le istituzioni, le altre professioni. Come la professione sia a fianco di chi soffre e ha bisogno di assistenza e sia divisa dalla politica.

Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI): Il nuovo Codice, approvato dai 102 presidenti nel Consiglio Nazionale, rappresenta per l’Infermiere uno strumento per esprimere la propria competenza e la propria umanità, il saper curare e il saper prendersi cura. L’infermiere deve dimostrare di saper utilizzare strumenti innovativi per una gestione efficace dei percorsi assistenziali e l’applicazione dei principi deontologici completano le competenze e permettono all’infermiere di soddisfare non solo il bisogno di ogni singolo paziente, ma anche quello del professionista di trovare senso e soddisfazione nella propria attività. E’ una guida e una regola per garantire la dignità della professione e per questo va rispettato e seguito da tutti. Il Codice è per gli infermieri e degli infermieri. Li rappresenta e li tutela e mette nero su bianco la loro promessa di prendersi cura fatta da sempre ai cittadini.

Tra le maggiori novità dei 53 articoli (prima 51) che compongono il nuovo Codice ci sono quelle che rispecchiano il nuovo ruolo dei professionisti sia a livello di management che clinico, all’interno delle strutture sanitarie, sul territorio e anche nella libera professione.

L’infermiere “partecipa al governo clinico, promuove le migliori condizioni di sicurezza della persona assistita, fa propri i percorsi di prevenzione e gestione del rischio e aderisce alle procedure operative, alle metodologie di analisi degli eventi accaduti e alle modalità di informazione alle persone coinvolte”. Inoltre, se l’organizzazione chiedesse o pianificasse attività assistenziali, gestionali o formative in contrasto con i propri principi e valori e/o con le norme della professione, l’infermiere proporrà soluzioni alternative e se necessario si avvarrà della clausola di coscienza.

Parte prima

Le cause più comuni del prurito in età pediatrica

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Il prurito è un sintomo comune nell’infanzia e può essere moderato o intenso. Le cause più frequenti dell’orticaria severa sono l‘eczema infantile (dermatite atopica)  o secondaria oppure la propriamente etichettata orticaria acuta ed inoltre: l’irritazione per contatto con indumenti di lana o il rash da sudore, le punture d’insetti, la scabbia, il lichen ruber planus, le micosi.  L’orticaria lieve è dovuto a sudore, strofinamento con indumenti di lana, pitiriasi rosea , rubra, psoriasi, pediculosi, paerassitosi, varicella, ittero, uremia, diabete mellito, leucemia, reticolosi, cause psicologiche e farmaci. Queste sono le patologie più frequenti su cui il pediatra deve operare una attenta diagnosi differenziale, perchè l’orticaria può essere causata da gravi stress psicologici, ma anche da problemi immunologici. Chiaramente le analisi di laboratorio e test specifici come quelli allergologici chiariranno il quadro clinico, così come prelievi bioptici mirati in caso di pemfigo bolloso o volgare consentiranno di dirimere ogni dubbio sulla etiopatogenesi del prurito. L’orticaria, da non dimenticare, può essere dovuta da allergia ad alimenti o additivi alimentari, conservanti e coloranti, così come da esposizione al freddo o alla luce.

 Un cenno  a parte deve essere riservato alla scabbia che la fa da padrona nel determinare prurito  a volte insopportabile. Si individua dalle gallerie scavate tra le dita, sui polsi, alle ascelle e sulle natiche, ma  anche alla radice dei capelli e sulla pianta dei piedi. La diagnosi è suggerita dalla storia comune di prurito e di lesioni cutanee caratteristiche simili in altri membri della famiglia; ma attenzione : si può essere ingannati se vi sono infezioni sovrapposte o per applicazioni topiche di creme o per eruzioni orticarioidi, vescicole da herpes, bolle, eczemi, impetigine (eczema infetto), pustole. Anche numerosi farmaci possono causare orticaria o prurito, tra essi molti antibiotici e sostanze veicolanti, anticonvulsivanti, antistaminici addirittura, aspirina, codeina, cotrimossazolo, cloralio idrato, clorochina, corticosteroidi, griseofuvina, acido nalidissico,, FANS, oppiacei , piperazina, chinino, salicilati, tranquiilanti, disvitaminosi (da eccesso di vit. A e di B2 (nicotinamide).

Decreto Crescita e DEF “Assunzione medici, edilizia sanitaria e nuovi dispositivi”

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Rassegna StampaSANITÀ PUBBLICA – REDAZIONE DOTTNET – 10/04/2019

Il medico specialista diventerà dipendente?

“Per risolvere la questione dei medici in pensione richiamati in servizio di concreto abbiamo messo nel Decreto Crescita la norma concordata con le Regioni che sblocca per la prima volta la gradualità del tetto delle assunzioni e consente l’assunzione dei precari della sanità con contratti stabili”. Lo ha detto il ministro della Salute Giulia Grillo ai cronisti, al termine del question time a Montecitorio, ricordando che per sbloccare la situazione è prevista anche “la trasformazione del medico specialista in medico dipendente vero e proprio” anche se si tratta di una misura che richiederà più tempo per la sua attuazione. Infine, conclude il ministro, “Portiamo al massimo della capienza il numero delle borse di specializzazione che sarà di ottomila ovvero il maggior aumento di borse rispetto a quanto si è avuto in tutta la scorsa legislatura”. Ma nessuna preoccupazione! La sicurezza dei pazienti a fronte del temporaneo aumento dell’età dei medici in corsia: “semmai – fa notare –  le Regioni mi segnalano il problema opposto: la concorrenza esercitata sul pubblico dai medici che passano dopo la pensione al privato”.

Piano assunzione medici, edilizia sanitaria, farmaceutica  e nuove attrezzature 

DEF: “aumentano le borse di studio a favore della formazione dei giovani medici nell’ambito della medicina generale e delle specializzazioni”. Personale, governance farmaceutica, monitoraggio e aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), Edilizia sanitaria e ammodernamento dei Dispositivi medici: si muove su questi fronti l’ azione del governo in tema di sanità così come definita nell’ultima bozza del Documento di economia e finanza (DEF). “Le politiche per il personale – secondo  il Documento – saranno orientate alla corretta individuazione dei relativi fabbisogni, con l’ obiettivo “imprescindibile” di aggiornare il tetto di spesa”. Il Governo assicura che in questo contesto saranno completati i processi di assunzione e stabilizzazione del personale oltre che l’ aumento delle borse di studio a favore della formazione dei giovani medici nell’ambito della medicina generale e delle specializzazioni“.

Rispetto alla governance della spesa sanitaria, il DEF segnala che e’ stato istituito il Tavolo tecnico di lavoro sui farmaci e i dispositivi medici “con il compito prioritario di individuare adeguate soluzioni dei contenziosi in essere in relazione ai provvedimenti legislativi ed amministrativi relativi alle procedure di payback farmaceutico, ossia il concorso al ripiano del disavanzo farmaceutico da parte delle aziende produttrici. “Il Tavolo – è scritto nella bozza – lavorerà anche per l’individuazione di una nuova modalità di calcolo degli scostamenti dai vincoli della spesa farmaceutica per acquisti diretti relativi all’ anno 2018″. E’ previsto inoltre nel 2019 l’adeguamento dei criteri per la contrattazione del prezzo dei farmaci “al fine di renderli aderenti agli attuali livelli di innovazione del mercato”.

Infine il Ministero della Salute ha rilevato un grande fabbisogno di interventi infrastrutturali in materia di edilizia sanitaria. Il DEF sottolinea che gli interventi riguardano “sia l’ adeguamento antisismico (solo per le zone I e II) sia l’ osservanza delle norme antincendio”. “Inoltre – continua il Documento – risulta necessario un adeguato ammodernamento tecnologico delle attrezzature a disposizione dei servizi sanitari regionali”. La legge di Bilancio 2019 ha incrementato di 4 miliardi il programma pluriennale di investimenti nel settore sanitario. E ora il Def prevede che presso il Ministero della Salute “sia insediata una ‘cabina di regia’ con il compito di selezionare le priorita’ del Paese, a partire dalle zone a maggiore rischio sismico, per implementare un piano pluriennale degli investimenti da realizzarsi nei prossimi anni”.

Sistema immunitario e allergie 

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Merita attenzione la teoria o ipotesi igienica?

Oggi vogliamo partire dall’articolo precedente in quanto abbiamo scritto che per evitare noiose o pericolose infezioni genito-urinarie in bambini con fimosi è importante attenersi, preliminarmente, alle comuni norme igieniche ormai assimilate dalle famiglie dei paesi industrializzati. Crediamo ovviamente, come medici, in quel consiglio che vale anche per le femminucce. Prima di andare avanti desideriamo però fare una premessa: intendiamoci bene, l’uso di detergenti ambientali con antibatterici e disinfettanti locali per bambini e adulti ha contribuito a migliorare la nostra aspettativa di vita (maschi fino a  79 e femmine  fino a 83 anni) e infatti non c’è dubbio che oggi si vive molto più a lungo  e meglio rispetto a non molti anni fa,quando le infezioni erano spesso mortali sopratutto in età avanzate. Grandi i progressi in campo medico e chirurgico, Giusto ma  poi ci è venuta in mente la famosa “ipotesi igienica” basata, negli anni ’80, sull’ipotesi che il sistema immunitario andasse  in tilt, provocando allergie e asma, proprio perché non più  in contatto promiscuo con i tanto temuti batteri o i virus. La teoria nacque dal concetto, forse troppo semplicistico, che nell’evoluzione dell’uomo il sistema immunitario si era sviluppato in seguito allo stretto e continuo  contatto con miliardi di microrganismi non solo patogeni ma anche pacifici compagni,  quelli per intenderci che formano il microbioma più volte menzionato. 

Tale suggestiva teoria  ha trovato  molti sostenitori tra gli immuno-allergologi. Lo stimolo prodotto dai germi più o meno virulenti potenzierebbe il sistema immunitario  e in sua assenza i nostri sistemi di difesa, sempre meno allertati, non distinguerebbero più i germi patogeni aggressori rispetto ai saprofiti tanto da scatenare anticorpi contro elementi innocui come alimenti e pollini. Ripetiamo è una teoria affascinante sostenuta dal Prof. David Strachan epidemiologo inglese che è stata abbracciata dai colleghi G. Sabato, Selmi e P.M. Matricardi e altri.  

Però, prima di andare avanti, ricordiamo di rispettare il vecchio detto latino: “in medio stat virus”. In tutte le cose bisogna usare il cervello, sopratutto noi medici e con noi i genitori. Vediamo alcuni esempi: alcuni studi hanno riscontrato che i figli unici sono più soggetti ad allergie rispetto a bambini conviventi con fratellini che trasmettendo infezioni di varia natura nel corso della prima  infanzia irrobustirebbero il sistema immunitario di chi sta loro vicino; ed ancora  i bambini che vivono nelle zone rurali tendono meno a sviluppare malattie allergiche e asma, rispetto ai piccoli che abitano negli appartamenti di città, molto più asettici”. Un’équipe belga, secondo Sabato,  ha scoperto perché scatta questa “protezione”  e ha così spiegato la cosiddetta ipotesi igienica secondo la quale una moderata esposizione dei bambini a batteri e ad altri microrganismi, evitando l’eccesso di igiene e l’abuso di disinfettanti, è importante per abituare il sistema immunitario a reagire correttamente alle sostanze che incontra, e per prevenire le reazioni improprie contro agenti ambientali come i pollini, che portano ad asma e allergie, o gli attacchi contro se stessi, che causano le malattie autoimmuni.  

Uno studio del 2015  sulla rivista Science ha fatto comprendere i meccanismi (prima in gran parte sconosciuti) che portano  ad avere una migliore regolazione del sistema immunitario, se si vive in un ambiente come quello rurale, meno “asettico” rispetto agli appartamenti di città. Secondo l’immunologa H. Hammad e lo pneumologo B. Lambrecht, dell’Università di Gand, Belgio, dopo studi prima su animali, e poi su 2.000 bambini  hanno dimostrato che alcuni tipi di molecole (lipopolisaccaridi) prodotte dai batteri molto presenti nelle polveri di campagna, stimolano la produzione di una proteina chiamata A20, quando arrivano al naso e nei polmoni. La A20  – che è presente nelle cellule dendritiche (principali sentinelle che individuano le sostanze (antigeni) estranee all’organismo e avvisano gli altri componenti del sistema immunitario, attivandone la reazione, con una riduzione anche delle reazioni allergiche, come quelle asmatiche) – inibisce la stimolazione provocata dal contatto con gli allergeni. In altre parole, riduce il rischio che si manifestino allergie. Questa ricerca è importante 1) perché conferma il ruolo protettivo dell’esposizione ai batteri; 2) perché spiega con quale meccanismo biologico i germi ci proteggono (anche se secondo molti esperti la protezione non deriva solo da questo meccanismo); 3) perché identifica un elemento di suscettibilità genetica individuale (le varie forme del gene per l’enzima A20), che spiega perché in uno stesso ambiente alcuni si ammalano e altri no. 

Il ruolo positivo della proteina A20 è emerso anche dall’esame del DNA di 500 bambini vissuti in fattoria con il quale  si è scoperto che i bambini  con mutazioni genetiche in grado di ridurre i livelli della A20, correvano un rischio cinque volte maggiore di ammalarsi d’asma. Secondo Selmi, alcune indicazioni a favore della teoria sono venute dai Paesi in via di sviluppo, dove si registrano meno malattie allergiche e autoimmuni che in Occidente. Naturalmente sono dati da verificare perché possono essere falsati dalle differenze fra i sistemi sanitari e da diagnosi complesse che non tutti i paesi sono in grado di effettuare.

Selmi (citato da Sabato)  richiama uno studio pubblicato pochi anni fa sul New England Journal of Medicine, che  confermava come l’asma allergica fosse meno frequente tra i bambini cresciuti in aree rurali rispetto a quelli cresciuti in aree urbane. Le cause sono state chiarite dal’articolo du Science. Continua Selmi. “Tra città e campagne, o tra Paesi ricchi e poveri, ci sono tante altre differenze oltre che nell’igiene, per esempio nell’inquinamento; queste ricerche non ci dicono quali, fra tutti questi fattori, hanno un impatto su asma e allergie». Aver individuato questo meccanismo apre però la strada della ricerca verso   futuri farmaci che mirino, ad esempio, a potenziare l’azione della proteina A20 nei bambini a rischio (secondo Sabato).  Quindi la soluzione, non proprio facile,  sarebbe di mettere a punto dei farmaci contenenti un giusto miscuglio di microrganismi (sulla scia degli attuali vaccini orali  + prebiotici + probiotici) che aiutino la corretta maturazione del sistema immunitario e ne mantengano l’efficacia nel lungo periodo; ciò  ridurrebbe di gran lunga le patologie allergiche del mondo moderno (spunti del giornalista Simone Valesini su R.it) con (aggiungiamo noi)  minori costi e rischi di sovradosaggio di antistaminici e cortisonici. Ricordiamo però in conclusione il detto latino “In medio stat virtus” e usiamo sempre il cervello!

Riflessioni sulla circoncisione

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E’ davvero sconvolgente leggere le notizie apparse sui giornali in queste ultime settimane circa la morte di tre neonati circoncisi a Reggio Emilia,  a Monterotondo in provincia di Roma e a Genova, circoncisioni peraltro effettuate per meri motivi rituali o religiosi da famiglie bene integrate nella nostra società. La circoncisione è un piccolo intervento chirurgico che deve comunque essere effettuato in ambiente ospedaliero per i rischi  sempre in agguato da un medico chirurgo e non da un falso chirurgo improvvisato, da non medico o da un fantomatico santone che non conosce l’abc della medicina. 

La circoncisione è una pratica chirurgica antichissima che si perde nella notte dei tempi e che prevede la rimozione totale o parziale del prepuzio, lembo di pelle, scorrevole, che riveste il glande ed è adottata in caso di fimosi serrata o restringimento dell’anello prepuziale. Molto diffusa tra gli ebrei e in diverse popolazioni africane perchè la stragrande maggioranza dei musulmani maschi è circoncisa per rispetto verso la propria religione o per cerimonie iniziatiche di appartenenza a culture tribali. Nel mondo ogni anno  13 milioni circa di persone si sottopongono a circoncisione il che dimostra che non viene  fatta solo per motivi religiosi o rituali ma anche per motivi medici (difetti anatomici o protezione  nell’età adulta dalle malattie sessualmente trasmesse o da complicanze tumorali). Nel neonato e nel lattante si vogliono evitare sopratutto le infezioni urinarie. Nel mondo occidentale essa è richiesta per risolvere patologie  come la balanopostite ricorrente (infiammazione del prepuzio e del glande) con ristagno nello spazio prepuziale di smegma e possibili infezioni delle vie urinarie che alla lunga possono anche determinare mutazioni cariocinetiche di natura tumorale, per fortuna molto rare. La letteratura  specializzata ha dimostrato ad esempio che il cancro del pene è  riscontrato soltanto nei pazienti non circoncisi. Le infezioni sarebbero legate al moltiplicarsi di germi saprofiti del prepuzio e/o del meato uretrale con epifenomeni infiammatori locali. Ne consegue che occorre a scopo profilattico adottare una costante igiene intima con detersione corretta dello spazio prepuziale. Contestualmente  viene consigliato, in via preliminare, di praticare una ginnastica corretta per elidere le sinechie balano-prepuziali responsabili del ristagno di secrezioni e urine, ma senza  provocare ragadi cicatriziali o parafimosi da incarceramento del prepuzio, che diventa edematoso e cianotico, alla base del glande. Il corretto trattamento delle infezioni locali (balanopostiti) hanno ridotto drasticamente l’incidenza della fimosi post-infiammatoria  e quindi il ricorso alla circoncisione, ma persistono le pratiche illegali clandestine in quanto l’intervento chirurgico anche in Italia è abbastanza costoso  per famiglie povere (di solito si tratta di immigrati anche se bene integrati e con un lavoro) e soltanto la Regione Toscana, con qualche altra regione, offre l’intervento con il SSN, ma solo se l’intervento è terapeutico.

In età pediatrica l’intervento chirurgico deve essere effettuato  in anestesia generale da urologi pediatri o chirurghi plastici.  Le complicanze possono dipendere da una tecnica chirurgica non corretta e  richiedere un secondo intervento.  Esse sono molto frequenti nei Paesi in via di sviluppo dove la circoncisione viene spesso effettuata da persone inesperte e in luoghi non perfettamente sterili per cui il rischio di infezioni post-peratorie è molto elevato. Tra le complicanze immediate più frequenti ricordiamo l’ematoma e le emorragie (con il rischio di morire dissanguati, come è successo a Reggio Emilia, a Monterotondo,RM e a Genova) o le ulcere al frenulo; tra le complicanze a distanza  spiccano le infezioni e perfino la sepsi, oppure la formazione di una nuova fimosi, chiaramente cicatriziale. Per tutti questi rischi è quindi sempre raccomandato sottoporsi a circoncisione solo in cliniche ed ospedali con personale qualificato.