Il fumo di tabacco, un acerrimo nemico degli adolescenti

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Negli USA il fumatore medio inizia a 12 anni, diventando un fumatore regolare intorno a 14 anni; oltre il 90% continua poi a fumare da adulto… e l’Italia emula le mode d’oltre oceano. Un altro elemento allarmante è che il consumo di tabacco è aumentato notevolmente negli ultimi decenni in Asia e Africa e ormai l’Italia ha accolto migliaia di immigrati, quasi tutti, almeno i maschi, dediti al fumo.

Diciamo subito che il fumo di tabacco, sempre negli Stati Uniti, uccide ogni anno più individui rispetto alle sostanze stupefacenti, all’alcol e alle armi da fuoco messe insieme. Perciò il pediatra che visita di solito ragazzi fino all’età di 16-18 anni deve fare di tutto per evitare che l’adolescente diventi un fumatore abituale in quanto, in quel periodo della crescita, egli può diventare dipendente dalla nicotina pur fumando meno sigarette giornaliere rispetto ai fumatori adulti. Questo lo dicono i sacri testi di Medicina e  i centri pneumologici specializzati. 

Inoltre non si deve dimenticare il fumo passivo, ancora frequente e altrettanto pericoloso per i più piccoli, nonostante i genitori fumatori adesso siano stati educati a rispettare determinate regole per evitare che i propri figli ne subiscano le conseguenze. Sfatare, parlando con i ragazzi, che nel fumo vi sono vantaggi come miglior concentrazione nello studio e migliore gestione dello stress o della noia, Inoltre i ragazzi pensano che il fumo non faccia ingrassare e che li renda più attraenti agli occhi delle coetanee. Ma non si tiene conto dei fattori negativi come l’ingiallimento dei denti, l’alito cattivo, performance sportive peggiori, ma soprattutto le difficoltà che si incontrano quando si vuole smettere.

Correva l’anno 2017 quando l’amico Renato CUTRERA dell’OPBG, allora Presidente della Società Italiana per le Malattie respiratorie infantili (SIMRI)  ed ora Presidente FIARPED (Federazione Italiana delle Associazioni e delle Società scientifiche dell’Area Pediatrica) in un famoso congresso disse che “il fumo, sia attivo che passivo, è uno dei principali fattori di rischio per le malattie respiratorie pediatriche come l’asma”. In Italia 1 bimbo su 5 cresce in una casa di fumatori e il 12% degli adolescenti è già sigaretta-dipendente. Il 60% degli adolescenti prova a smettere ma le recidive sono frequentissime (Pediatria Magazine, v. 7, n. 7,2017).

Dunque il fumo va combattuto  dando prima di tutto l’esempio. I GENITORI intendano! Quando vi sono bambini con frequenti disturbi respiratori o malattie respiratorie croniche, i genitori devono smettere di fumare. Questo è un fondamentale intervento di prevenzione, in cui è responsabile anche il PEDIATRA che deve affinare specifiche competenze per educare le famiglie (compresi i nonni, forse fumatori più accaniti dei figli) e convincere gli adolescenti a smettere “per sempre” con le sigarette.  La nicotina provoca una sindrome da dipendenza e da astinenza, entra in azione raggiungendo il cervello in  meno di 20 secondi ed è eliminata entro 2-3 ore ma si diffonde in tutti gli organi, polmoni, apparato gastrointestinale, cute e mucose, orale e nasale. La sua azione è legata dalla cotidina (principale metabolita della nicotina) mediata dai recettori nicotinici dell’acetilcolina  localizzati sui siti presinaptici e postsinaptici  non colinergici del cervello. Negli adolescenti le conseguenze pressocchè immediate  sono una tosse cronica, produzione di catarro e wheezing (cioè respiro sibilante). Il 25% dei bambini, sotto i 6 anni con genitori fumatori soffrono di bronchiti asmatiche o respiro sibilante e ammonta al 10% il numero dei giovanissimi studenti che sviluppano l’asma bronchiale. Nelle donne l’uso della pillola contraccettiva contenente estrogeni  insieme al fumo di sigaretta accresce il rischio di eventi cardiovascolari come l’infarto del miocardio (Pediatria di Nelson, 18° Edizione, pag. 854).

Una strada da seguire è perciò: 1) creare  una Rete costituita dai Centri pneumologici anti-fumo in qualità di centri di II livello a supporto ultra-specialistico dei pediatri “formati” a intervenire con un approccio di I livello ; 2) avvio  sinergico  – a cura delle AASSLL di tutta Italia e senza soluzione di continuità – di campagne informative ed educazionali interdipartimentali sui danni provocati dal fumo di tabacco, coordinate dall’Istituto Superiore di Sanità. In questa direzione potrebbe agire la FIARPED con il coinvolgimento delle associazioni di volontariato. 

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