Nati pretermine: dati 2015-17 Neonatal Network SIN

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NDR. La Redazione di anabonews ritiene importante completare le informazioni sulle competenze, le problematiche  e le attività svolte nei Reparti italiani di Neonatologia e Terapia intensiva citando i rapporti da ascrivere a fonti accreditate come la SIN e l’ISTAT. Panorama sanità, con la relazione  pubblicata, chiarisce bene la situazione relativa all’assistenza dei neonati pretermine  di basso peso, che sono sempre ad alto rischio. E ciò a prescindere dalle elevatissime capacità professionali dei Centri d’eccellenza come quelli di Brescia e di Roma che sono in questo periodo citati dai quotidiani;  nonostante la qualificatissima assistenza purtroppo dobbiamo ribadire che le sepsi sono sempre in agguato visto il sistema immunitario depresso dei soggetti di Età Gestazione (EG) molto bassa (inferiore a 32 settimane), come  sottolineato anche dal nostro presidente SIN, il Prof. Fabio Mosca, non esclude esiti infausti fino a scioglimento della prognosi. E tale condizione incombente viene sempre spiegata e chiarita ai genitori. I risultati a volte miracolosi ai quali si assiste grazie ala cure somministrate  possono creare nelle famiglie false aspettative, non rispondenti ad una reale grave patologia;  da qui la ricerca della verità per ricevere giustizia, secondo noi ingiustificata, anche se umanamente comprensibile, erroneamente attribuita dai genitori ad un qualsivoglia errore umano.
neonato prematuro

Panorama sanità: “Disponibili i risultati dei primi 3 anni del Neonatal Network della Società Italiana di Neonatologia (SIN)”. In Italia i nati pretermine sono il 10%.Le problematiche di tipo respiratorio interessano il 42% dei neonati pretermine, fra queste la sindrome da distress respiratorio (Rds) è quella più frequente (29%). Poi c’è la Pda (Pervietà del Dotto Arterioso) che riguarda il 7,9% e le Sepsi 6,3%. I neonati di Età Gestazionale (Eg) inferiore alle 37 settimane, pur rappresentando una popolazione numericamente piccola, circa il 10% delle nascite (quelle sotto le 32 settimane circa l’1%), contribuiscono a più del 50% delle morti in epoca neonatale e a circa il 40% di quella infantile. Questi neonati presentano inoltre un elevato rischio di gravi esiti a distanza (neurosensoriali, cognitivi, respiratori, etc.) e richiedono un importante impegno di risorse da parte del SSN sia durante la degenza ospedaliera che dopo la dimissione. Questi sono i dati emersi dall’analisi dei dati del Neonatal Network della SIN relativi agli anni 2015-2017, presentata in occasione del XXIV Congresso Nazionale di Roma. I risultati presentati, sia sulla prevalenza di alcune patologie, che di procedure assistenziali, che di esiti, mettono in evidenza aspetti clinici ed assistenziali di notevole interesse per le attività di programmazione delle reti regionali neonatologiche così come delineate nell’accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010 (Percorso nascita), nel DM n. 70/2015 (nuovo regolamento sugli standard dell’assistenza ospedaliera), nonché nel recente accordo Stato-Regioni del 24 gennaio 2018 sulle reti cliniche tempo-dipendenti. In Italia sono operativi – evidenzia la SIN – 241 reparti di Patologia neonatale e/o Terapia Intensiva Neonatale, di cui il 54,2% al Nord, il 22,8% al centro ed il 32,0% al Sud/Isole. Considerata l’ampia eterogeneità clinica della popolazione dei nati pretermine sotto le 37 settimane di EG, tutte le analisi sono state stratificate per gruppi maggiormente omogenei: 22-24, 25-27, 28-31, 32-33 e 34-36 settimane di EG”. I nati da procreazione medicalmente assistita (Pma), esclusa l’induzione farmacologica dell’ovulazione, erano il 14,3% nell’intera popolazione, con valori più elevati nelle classi di EG fra 28 e 33 settimane (circa 18%). Rispetto alla popolazione generale (tutte le EG) si conferma nei pretermine un eccesso di nascite plurime che aumenta in modo costante dalle EG più basse fino a raggiungere un valore del 40% nella classe 32-33 settimane. Si evidenziano, in tutte e cinque le classi di EG, percentuali di plurimi significativamente più alte fra i nati esposti a tecniche di procreazione artificiale rispetto ai non esposti. Il 35.2% di tutti i pretermine con una qualsiasi forma di affezione respiratoria ha necessitato di ossigenoterapia dopo la rianimazione in sala parto. Il ricorso all’ossigenoterapia si mantiene elevato sotto le 32 settimane e  progressivamente si riduce con l’aumentare dell’EG. Il supporto respiratorio utilizzato più spesso è risultato essere la ventilazione non invasiva in nasal-CPAP (29.4%).

Esiti Neonatali: Le patologie respiratorie sono le più frequenti tra quelle registrate nel network (42% sotto le 37 settimane). Seguono, in ordine di frequenza, le crisi di apnea, la tachipnea transitoria, la pervietà del dotto arterioso, le sepsi tardive, la broncodisplasia, la leucomalacia periventricolare e le sepsi precoci. Analizzando i dati per classe di EG si confermano prevalenze più alte nei neonati di EG < 31 settimane nei quali aumenta anche la gravità delle manifestazioni cliniche”.

Mortalità: “Nell’intero campione dei casi raccolti nel triennio, la mortalità “intra-ospedaliera” – rileva la SIN – è stata pari al 2,4% (422 decessi). Come atteso i valori più alti si sono osservati nella classe di EG 22-24 settimane (55,6%) e 25-27 settimane (21,3%) con un decremento significativo in quelle 28-31 (4,6%), 32-33 (0,6%) e 32-36 (0,2%). Per tutte e tre le classi di EG e complessivamente sotto le 32 settimane, se pur con differenze importanti in termini di sopravvivenza, le prime settimane di degenza rappresentano il periodo a maggior rischio di mortalità. Insieme alla mortalità, gli esiti alla dimissione costituiscono un indicatore importante delle condizioni di salute dei neonati pretermine. Tra gli esiti gravi alla dimissione: emorragia intraventricolare di III e IV grado, leucomalacia periventricolare, broncopneumodisplasia, retinopatia di III e IV grado, altri esiti sono: tachipnea transitoria, sindrome da distress respiratorio, crisi di apnea, pneumotorace, pervietà del dotto arterioso, enterocolite necrotizzante, sepsi early e late. Sotto le 25 settimane la mortalità ha rappresentato l’esito prevalente nell’indagine, a fronte di un 42% di neonati con esiti importanti; questa proporzione si inverte nel gruppo 25-27 settimane di EG, ma sia nella prima classe che nella seconda classe di EG più del 75% dei neonati o non sopravvive o sopravvive con un esito grave. Va rilevato che nel gruppo dei “late preterm” il 75% dei neonati non ha presentato durante il ricovero nessuna delle condizioni definite “minori” come altri esiti. La variabilità degli indici di mortalità e morbosità fra le varie regioni italiane e fra i vari centri riflettono non solo diversità nel case-mix dei neonati assistiti, ma anche differenze nell’organizzazione dei servizi di assistenza perinatale…omissis”.

Tali dati, letti con attenzione,  non hanno bisogno di ulteriori commenti. In estrema sintesi nasce un prematuro ogni 10 neonati a termine di gravidanza e abbiamo 1 neonato di peso molto basso ogni 100 neonati. E sopravvive il 75% dei neonati sotto 37 sett. di EG, mentre il 25% purtroppo ancora muore, nonostante i progressi realizzati, rappresentando la causa di morte del 50% di tutti i neonati.

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